Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 21 Mercoledì calendario

UN ARTICOLO E QUATTRO SCHEDE

MARIE DELCAS
BOGOTA - L’ultima volta che Manuel Marulanda ha visto la città era il 1963. Da allora non ha mai più abbandonato gli stivali di caucciù e il fucile. A 76 anni dirige ancora le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), l’ultima grande formazione di guerriglia d’estrema sinistra in Sud America, impermeabile ai mutamenti epocali e alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale. I suoi uomini tengono in ostaggio decine di persone, fra cui la franco-colombiana Ingrid Betancourt, rapita giusto 5 anni fa, il 23 febbraio 2002.
Benché affondino le loro radici nella miseria del mondo rurale, le Farc sono infinitamente ricche grazie al commercio della droga. Il presidente Alvaro Uribe, di destra, a cui hanno ucciso il padre, ha giurato di eliminarle. In effetti, la lotta contro i «narcoterroristi» ha registrato successi incontestabili ma i grandi capi e gli ostaggi restano introvabili.
I guerriglieri fanno vita nomade e conoscono il Paese come il proprio fucile. Un Paese grande due volte e mezza la Francia diviso dalle infinite diramazioni delle tre catene della Cordigliera delle Ande. La guerriglia si organizza in gruppetti di 10, 15 persone che si nascondono fra i boschi. La mobilità è il segreto della loro sopravvivenza: dormono nelle amache, senza nemmeno togliersi gli stivali.
Gli effettivi delle Farc sono circa 10 mila secondo l’esercito colombiano che però nel 2002 ne stimava il numero in 18 mila. Cifre da valutare con prudenza: «Cinque anni fa l’esercito gonfiava i dati per svalutare i negoziati di pace intrapresi dal governo precedente; oggi va al ribasso per avallare l’idea del successo di Alvaro Uribe», osserva il ricercatore Camilo Echandia.
Il governo sottolinea che l’offensiva ha costretto le Farc a ripiegare e ad allontanarsi dalle città. I satelliti, i visori notturni, gli elicotteri e i caccia forniti dagli Stati Uniti hanno dato un indiscutibile vantaggio all’esercito che ora riesce a controllare anche le grandi vie di comunicazione.
Ormai le Farc non possono più mobilitare 800 combattenti per attaccare una base militare o un’unità d’élite, come dieci anni fa. «Ma non bisogna farsi illusioni, non sono seriamente indebolite. I guerriglieri si adattano, oggi sono più sparsi, più mobili», conclude Echandia.
Il ricatto dei rapimenti, ancor più della cocaina, assicura alle Farc risorse considerevoli. Attualmente hanno nelle loro mani 58 ostaggi cosiddetti «politici» fra i quali la Betancourt, e almeno 3.000 persone, secondo alcune stime, sequestrate per motivi più venali. «Non per questo le Farc sono diventate una mafia - precisa Alfredo Rangel, esperto del conflitto colombiano - . La droga e il denaro non rappresentano un fine ma un mezzo, al servizio della loro causa politica e militare».
I telefoni satellitari e i computer portatili non hanno cambiato la quotidiana precarietà della guerriglia. L’obiettivo mitico della presa del potere continua a improntare i discorsi delle Farc e a guidare le loro azioni. « prima di tutto uno stile di vita», sottolinea Alfredo Manrique, un ingegnere petrolifero che è stato ostaggio della guerriglia per 18 mesi. «Per un figlio di contadini, condannato alla miseria, un fucile è un simbolo di ascesa sociale». Le Farc arruolano 15enni analfabeti e un terzo dei loro effettivi sono donne «spesso più giovani e più dure degli uomini». un’organizzazione verticistica e gerarchica dove tutti masticano qualche nozione di «materialismo storico».
«Non ho scelto la guerra, è la guerra che mi è venuta a cercare», diceva, nel 2001, Marulanda. Quando, nel 1966, insieme al partito comunista, fondò le Farc, ben pochi, nella sinistra latinoamericana, contestavano la lotta armata.
Nulla ha fatto loro cambiare idea: nè la fine della Guerra fredda nè l’adozione nel 1991 di una costituzione progressista, nè la smobilitazione delle altre formazioni di guerriglia d’estrema sinistra. Rimaste sole, le Farc hanno cominciato anche ad arricchirsi: più numerosi e meglio armati, i guerriglieri si fanno odiare. Nelle regioni sotto il loro controllo i contadini subiscono il loro potere più che condividerlo. La loro esosità fornisce pretesti alla proliferazione delle milizie d’estrema destra. Finanziati in un posto dai narcos, in un altro dagli allevatori, i paramilitari usano il terrore per separare la guerriglia dalla sua base sociale, sotto l’occhio complice dell’esercito.
Nel 1998, le Farc hanno ottenuto una zona demilitarizzata di 42 mila km2 (3,7 % del territorio colombiano) per acconsentire ai colloqui di pace. Per tre anni la guerriglia ha occupato la scena mediatica mostrandosi incapace di trarne un qualche beneficio politico. I colloqui sono falliti e il 20 febbraio 2002 le Farc sono rientrate in clandestinità. Due giorni dopo Ingrid Betancourt, candidata dei Verdi alle presidenziali, è stata rapita. Tre mesi più tardi è stato eletto Alvaro Uribe, un dissidente del partito liberale. L’uomo che ha promesso di eliminare le Farc e che nel 2006 è stato rieletto dai colombiani, convinti che la guerriglia sia diventato un ostacolo allo sviluppo del Paese.
Copyright Le Monde


Manuel Marulanda
 il capo storico delle Farc. Il suo vero nome è Pedro Antonio Marin. entrato in clandestinità più di mezzo secolo fa. Soprannominato ”Tirofijo” - uno che colpisce sempre il bersaglio - a 76 anni resta il leader incontrastato della guerriglia. stato visto in vita l’ultima volta nel 2005.

Raul Reyes
Luis Edgar Devia - questo è il suo vero nome - è il genero di Manuel Marulanda e, secondo i servizi segreti, il suo vero uomo di fiducia. Porta-voce delle Farc, è l’uomo delle relazioni pubbliche, che riceve i giornalisti e gli emissari degli interlocutori pubblici in «qualche parte nel sud del paese».

Mono Jojoy
Il suo vero nome è Jorge Briceno ed è considerato il capo militare delle Farc. Dirige le truppe del «blocco orientale» nel centro e nell’est del paese. Avrebbe ai suoi ordini più di 5 mila uomini. Sostenitore della linea dura è considerato come uno di quelli che potrebbero raccogliere l’eredità di Marulanda.

Alfonso Cano
Nato nel 1948 è entrato nelle Farc dopo gli studi di diritto e un periodo di militanza all’interno del partito comunista colombiano. considerato come l’ideologo e l’intellettuale delle Farc ed ha partecipato a molti degli incontri in cui si è svolto il negoziato tra la formazione e il governo colombiano.