Marie Delcas, La Stampa 21 febbraio 2007, 21 febbraio 2007
MARIE DELCAS
BOGOT
L’ultima volta che Manuel Marulanda ha visto la città era il 1963. Da allora non ha mai più abbandonato gli stivali di caucciù e il fucile. A 76 anni dirige ancora le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), l’ultima grande formazione di guerriglia d’estrema sinistra in Sud America, impermeabile ai mutamenti epocali e alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale. I suoi uomini tengono in ostaggio decine di persone, fra cui la franco-colombiana Ingrid Betancourt, rapita giusto 5 anni fa, il 23 febbraio 2002.
Benché affondino le loro radici nella miseria del mondo rurale, le Farc sono infinitamente ricche grazie al commercio della droga. Il presidente Alvaro Uribe, di destra, a cui hanno ucciso il padre, ha giurato di eliminarle. In effetti, la lotta contro i «narcoterroristi» ha registrato successi incontestabili ma i grandi capi e gli ostaggi restano introvabili.
I guerriglieri fanno vita nomade e conoscono il Paese come il proprio fucile. Un Paese grande due volte e mezza la Francia diviso dalle infinite diramazioni delle tre catene della Cordigliera delle Ande. La guerriglia si organizza in gruppetti di 10, 15 persone che si nascondono fra i boschi. La mobilità è il segreto della loro sopravvivenza: dormono nelle amache, senza nemmeno togliersi gli stivali.
Gli effettivi delle Farc sono circa 10 mila secondo l’esercito colombiano che però nel 2002 ne stimava il numero in 18 mila. Cifre da valutare con prudenza: «Cinque anni fa l’esercito gonfiava i dati per svalutare i negoziati di pace intrapresi dal governo precedente; oggi va al ribasso per avallare l’idea del successo di Alvaro Uribe», osserva il ricercatore Camilo Echandia.
Il governo sottolinea che l’offensiva ha costretto le Farc a ripiegare e ad allontanarsi dalle città. I satelliti, i visori notturni, gli elicotteri e i caccia forniti dagli Stati Uniti hanno dato un indiscutibile vantaggio all’esercito che ora riesce a controllare anche le grandi vie di comunicazione.
Ormai le Farc non possono più mobilitare 800 combattenti per attaccare una base militare o un’unità d’élite, come dieci anni fa. «Ma non bisogna farsi illusioni, non sono seriamente indebolite. I guerriglieri si adattano, oggi sono più sparsi, più mobili», conclude Echandia.
Il ricatto dei rapimenti, ancor più della cocaina, assicura alle Farc risorse considerevoli. Attualmente hanno nelle loro mani 58 ostaggi cosiddetti «politici» fra i quali la Betancourt, e almeno 3.000 persone, secondo alcune stime, sequestrate per motivi più venali. «Non per questo le Farc sono diventate una mafia - precisa Alfredo Rangel, esperto del conflitto colombiano - . La droga e il denaro non rappresentano un fine ma un mezzo, al servizio della loro causa politica e militare».
I telefoni satellitari e i computer portatili non hanno cambiato la quotidiana precarietà della guerriglia. L’obiettivo mitico della presa del potere continua a improntare i discorsi delle Farc e a guidare le loro azioni. « prima di tutto uno stile di vita», sottolinea Alfredo Manrique, un ingegnere petrolifero che è stato ostaggio della guerriglia per 18 mesi. «Per un figlio di contadini, condannato alla miseria, un fucile è un simbolo di scesa sociale». Le Farc arruolano 15enni analfabeti e un terzo dei loro effettivi sono donne «spesso più giovani e più dure degli uomini». un’organizzazione verticistica e gerarchica dove tutti mastica qualche nozione di «materialismo storico».
«Non ho scelto la guerra, è la guerra che mi è venuta a cercare», diceva, nel 2001, Marulanda. Quando, nel 1966, insieme al partito comunista, fondò le Farc, ben pochi, nella sinistra latinoamericana, contestavano la lotta armata.
Nulla ha fatto loro cambiare idea: nè la fine della Guerra fredda nè l’adozione nel 1991 di una costituzione progressista, nè la smobilitazione delle altre formazioni di guerriglia d’estrema sinistra. Rimaste sole, le Farc hanno cominciato anche ad arricchirsi: più numerosi e meglio armati, i guerriglieri si fanno odiare. Nelle regioni sotto il loro controllo i contadini subiscono il loro potere più che condividerlo. La loro esosità fornisce pretesti alla proliferazione delle milizie d’estrema destra. Finanziati in un posto dai narcos, in un altro dagli allevatori, i paramilitari usano il terrore per separare la guerriglia dalla sua base sociale, sotto l’occhio complice dell’esercito.
Nel 1998, le Farc hanno ottenuto una zona demilitarizzata di 42 mila km2 (3,7 % del territorio colombiano) per acconsentire ai colloqui di pace. Per tre anni la guerriglia ha occupato la scena mediatica mostrandosi incapace di trarne un qualche beneficio politico. I colloqui sono falliti e il 20 febbraio 2002 le Farc sono rientrate in clandestinità. Due giorni dopo Ingrid Betancourt, candidata dei Verdi alle presidenziali, è stata rapita. Tre mesi più tardi è stato eletto Alvaro Uribe, un dissidente del partito liberale. L’uomo che ha promesso di eliminare le Farc e che nel 2006 è stato rieletto dai colombiani, convinti che la guerriglia sia diventato un ostacolo allo sviluppo del Paese.
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