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 2007  febbraio 21 Mercoledì calendario

Sui giornali di mezzo mondo le grandi banche inglesi sono spesso citate come esempio di trasparenza e di servizi orientati alla tutela del cliente, che può scegliere la convenienza grazie a un sistema di mercato basato molto efficiente

Sui giornali di mezzo mondo le grandi banche inglesi sono spesso citate come esempio di trasparenza e di servizi orientati alla tutela del cliente, che può scegliere la convenienza grazie a un sistema di mercato basato molto efficiente. Sarà quindi destinata a creare sorpresa la notizia che circa un milione di inglesi sono in rivolta contro le loro banche, perché sostengono di essere stati derubati con commissioni imposte illegalmente sui loro depositi e sulle loro operazioni.  una rivolta legale, a base di lettere di protesta agli istituti bancari che, se rimangono senza ascolto, vengono riproposte alle authority o ai servizi di difesa dei consumatori. Il capo della rivolta, che confessa la sua meraviglia per il numero crescente dei suoi seguaci, è un giornalista televisivo di nome Martin Lewis, che aveva fondato qualche anno fa un sito internet di consigli per gli ascoltatori, «Moneysavingsexpert.com», più o meno «consigli per difendere i vostri soldi». Meno di un anno fa Lewis rimase colpito dal post di una frequentatrice del sito che raccontava come, pur essendo una che guadagnava bene, quando per due mesi, a causa di un errore della contabilità della sua azienda, il suo lauto stipendio non era stato accreditato, la sua banca, senza neppure avvertirla, le aveva praticato una sorta di multa per deposito troppo basso da ben 250 sterline. La donna non si era rassegnata, aveva protestato e, grazie anche ai consigli di Lewis, era riuscita a riavere i suoi soldi. «Non posso dire di aver organizzato la campagna contro le banche, ma di esserne diventato il promotore grazie al caso emblematico che mi è passato per le mani», spiega Lewis. Da una storia particolare, forse perfino un caso estremo, è nato così il modulo che, messo in rete, ha provocato finora oltre 850 mila azioni contro le quattro maggiori banche inglesi, Barclays, Hsbc, Lloyds Tsb e Natwest, che proprio in questi giorni stanno presentando bilanci floridi e carichi di utili. Secondo una stima approssimativa, basata sui dati di Barclays, i soli finora a essere stati comunicati, con un profitto di oltre sette miliardi di sterline (circa dieci miliardi di euro), l’andamento dei più importanti gruppi bancari del Regno Unito farà registrare attivi per almeno quaranta miliardi di pound (in euro, sessanta miliardi). Helen Ainsworth, altra leader della rivolta dei clienti bancari e animatrice del gruppo di difesa dei consumatori «Which», ritiene che il maltolto a base di commissioni arbitrarie «possa arrivare fino a 4,7 miliardi di pound», qualcosa come sette miliardi di euro. Per questo sono già tanti i clienti che, sentendosi derubati, si sono messi in movimento. Le strade più seguite sono due. Una è rivolgersi alla Oft, un’authority che sorveglia la trasparenza del commercio e ha già dichiarato illegale la commissione di 12 sterline all’anno imposta sulle carte di credito. Decisione di portata enorme, dal momento che in Inghilterra le transazioni che si regolano in contanti sono ormai una minoranza, e il pagamento via «card» è praticato dalla stragrande maggioranza della popolazione. L’Oft ha annunciato che si pronuncerà entro le due prossime settimane anche sulle commissioni bancarie. L’altra strada è investire il Fos, il difensore civico dedicato ai servizi finanziari: ed è indicativo che in molti dei casi proposti davanti all’ombudsman, le banche abbiano preferito pagare prima della pronuncia ufficiale di una sorta di sentenza, per evitare una decisione pubblica che avrebbe rischiato di fissare un principio. Preoccupate per la piega che sta prendendo la rivolta dei clienti, le banche si sono affidate per ora a una fredda replica di Angela Knight, capo dell’Assobancaria inglese: «Le commissioni sono chiare e trasparenti. Le banche spiegano molto bene ai clienti, quando aprono il conto, che in certi casi gli sarà chiesto il pagamento di un sovrappiù a fronte di servizi che si traducono in un aggravio di lavoro». Il Fos intanto ha ammonito le banche che avevano chiuso i conti di alcuni clienti dopo le loro vertenze.