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 2007  febbraio 21 Mercoledì calendario

MAURIZIO MOLINARI

CORRISPONDENTE DA NEW YORK
La Gran Bretagna inizia il ritiro di 1700 soldati dall’Iraq con l’obiettivo di dimezzare entro la fine dell’anno un contingente che conta oggi 7100 uomini.
E’ stato il premier britannico, Tony Blair, a preannunciare la decisione al presidente americano, George W. Bush, con una telefonata avvenuta ieri mattina nella quale ha confermato che al termine dell’«Operazione Sinbad» le truppe incominceranno a tornare in patria. Sono stati la tv Bbc e il tabloid «The Sun» a dare la notizia del colloquio Blair-Bush, al quale seguirà oggi l’annuncio formale da parte dell’inquilino di Downing Street durante il previsto intervento di fronte al Parlamento.
«Blair ci ha informati e siamo grati alla Gran Bretagna per il contributo che ha dato il Iraq - è stato il commento del portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe -, condividiamo la loro volontà di consegnare progressivamente alle forze irachene il controllo del territorio».
Londra aveva fatto conoscere la volontà di dimezzare il contingente all’inizio dell’anno, allorché la Casa Bianca era impegnata nella definizione del cambio di strategia, ed ora il passo di Blair segue di tre giorni la visita a Baghdad del Segretario di Stato Condoleezza Rice, durante la quale ha esercitato forti pressioni sul premier Nuri al Maliki affinché schieri più contingenti militari nei centri urbani.
Il passo di Blair avviene proprio al termine dell’«Operazione Sinbad» che ha visto le truppe britanniche impegnate con quelle irachene in attacchi alle milizie e il ritiro è dunque destinato ad aumentare le responsabilità sui reparti di Baghdad schierati nelle regioni del Sud. E’ stato lo stesso premier, dopo la conversazione con Bush, a far sapere ai collaboratori che «non abbiamo subito pressioni Usa per rinunciare a ritirare le truppe» a conferma del coordinamento fra le mosse degli alleati che diedero assieme inizio all’invasione nel 2003. Anche la decisione di Bush di inviare 21.500 uomini di rinforzi a Baghdad è infatti legata ad un piano che punta ad assegnare più compiti agli iracheni. A conferma della solidità dell’intesa Bush-Blair nella regione del Golfo vi è stata la recente decisione di Downing Street di inviare una squadra di cacciamine negli stretti di Hormuz in coincidenza con l’arrivo della seconda portaerei americana, condividendo il timore che Teheran possa minare le rotte delle grandi petroliere.
Ma c’è dell’altro: se Blair aveva parlato in precedenza di un ritiro in primavera l’anticipo potrebbe essere legato ai sondaggi d’opinione che, secondo il quotidiano «Guardian», vedrebbero i conservatori in vantaggio di 13 punti sul Labour Party, prefigurando così per David Cameron la possibilità di puntare a diventare premier proprio in coincidenza con la staffetta alla guida dei laburisti che dovrebbe vedere Blair lasciare il posto a Gordon Brown.