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 2007  febbraio 20 Martedì calendario

SARA RICOTTA VOZA

MILANO
Soltanto lui poteva convocare una conferenza stampa alle 8 e 45 del mattino nella settimana della moda milanese sicuro che gli invitati arrivassero, e quasi puntuali. Per Giorgio Armani questo e altro. Persino che dopo i discorsi di rito, il presidente della Triennale Davide Rampello si improvvisasse presentatore e invitasse lo stilista a palesarsi, scendendo le scale illuminato dai flash. E in effetti questa presentazione un po’ teatrale di una grande mostra dedicata allo stilista – inaugurata nel 2000 al Guggenheim di New York, poi in altre sei città del mondo e ora, come tappa finale, nella sua Milano – si è trasformata in un Giorgio Armani-show, con «esternazioni» a tutto campo. Sui vestiti in mostra: «Li donerò a Milano, ma solo quando sarò sicuro che saranno ”bien soignés”; intanto ho fatto allestire un spazio dall’architetto Tadao Ando». Sulla tentazione di farsi un museo personale: «Un posto per far felice qualche studente, per abbagliare gli occhi di una massaia, o per confermare che sono stato un grande genio della moda».
Completo in lana grigio, camicia in seta grigio-verde, Armani ha gli occhi lucidi, un po’ per l’influenza, un po’ per la commozione: «Questa mostra chiude un cerchio molto importante della mia vita». Qualcuno ci legge una conferma alle voci di cessione al colosso l’Oréal: «No, venderò solo al miglior offerente» risponde. I fotografi italiani lo chiamano «dottore», quelli francesi gli chiedono un «petit sourir», e lui sorride eccome, e si lascia andare alle confessioni: «In questi 30 anni mi hanno fatto dire tante cose. Sul minimalismo, per esempio, la verità è che non avevo una lira e il minimalismo mi tornava molto comodo». Così spiega la virata opulenta dei vestiti-gioiello super-ricamati. E riesce persino a riconoscere, il rigoroso Armani, di aver ceduto a qualche «eccesso»: «Be’, quei 250 mila toni di beige, effettivamente…». Una presentazione-show per una mostra che ha molto di teatrale: infatti l’ideatore dell’allestimento è il regista e visual artist, Bob Wilson.
La mostra, curata da Germano Celant, da New York a Milano ne ha fatta di strada, e si è arricchita di nuovi spazi e novi pezzi. Qui viene presentato un inedito abito in cristalli creati da Swarovski e Armani insieme; un onore toccato, finora, solo nel 1950 a Christian Dior. Nelle tante sale spicca il red carpet su cui «sfilano» gli abiti di Armani per il cinema. Da quelli di scena per «American Gigolò» a quelli per Gli Intoccabili; agli abiti per le serate da Oscar, Grammy e premi vari. Dal frac di Russell Crowe al completo scuro di Muccino (appena usato), dai vestiti sontuosi di Sophia Loren ai tailleur di Jodie Foster. Corto ce ne è uno solo, l’ha messo Tina Turner.
Ieri sera il vernissage con gli invitati illustri di Re Giorgio. Scendevano dalle Alfa Brera messe a disposizione dal brand del gruppo Fiat, partner della mostra e sempre più legato al mondo della creatività e dell’arte. Colore? Grigio Armani.

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Francoforte - Giorgio Armani è pronto alla cessione del suo impero della moda "al migliore offerente". Lo ha affermato in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt. "Sono pronto a vendere al più alto offerente", ha detto e ha aggiunto che "L’Oreal potrebbe essere un partner. Ma se qualcuno - ha precisato - offre di più, potrebbe essere lui". Gli esperti valutano il valore del gruppo Armani in circa 5 miliardi di euro. Nei giorni scorsi, il gruppo italiano aveva smentito che vi fosse un piano per la vendita a L’Oreal, con cui esiste già una partnership sui profumi ed i prodotti di bellezza. Indiscrezioni circa l’interesse del colosso francese per Armani circolano da tempo.

Smentita Non c’è incontro con Giorgio Armani in cui i giornalisti non gli chiedano se intenda quotarsi in borsa o vendere l’azienda: è capitato anche ieri, alla presentazione della sua mostra della Triennale di Milano, solo che, stavolta, una battuta fatta dallo stilista a tutta la stampa riunita, è stata equivocata dal giornale tedesco Handelsblatt. Oggi arriva la smentita: "Il gruppo Armani non è in vendita. Quella di ieri era una battuta, evidentemente equivocata". Alla domanda se potrebbe mai accettare l’offerta a suo tempo fatta dal gruppo L’Oreal (che è già suo partner per la linea di cosmetici e profumi), Armani ridendo aveva risposto: "L’Oreal? Al miglior offerente!". Ma subito dopo, a chi seriamente gli chiedeva se avesse dunque intenzione di vendere, Armani aveva risposto di no. Oggi, dal gruppo Armani, viene sottolineato che quel no "era categorico" e viene espressa "sorpresa per l’equivoco nato con il giornale tedesco, che peraltro non ha fatto alcuna intervista ad Armani - precisa l’ufficio stampa - ma ha partecipato alla conferenza stampa collettiva" (dal Giornale on line del 20/2)