Marco Castelnuovo, La Stampa20 febbraio 2007, 20 febbraio 2007
MARCO CASTELNUOVO
TORINO
Superare il problema della lentezza dei processi civili in Italia sembra impossibile, soprattutto se la giustizia continua a non avere risorse da immettere per migliorare il sistema. Ogni anno i tempi sembrano aumentare, e con essi le litanie del settore che lamenta la mancanza di riforme e l’aumento spropositato di magistrati e funzionari.
Ma qualcosa sembra cambiare, perlomeno per i primi gradi di giudizio nei processi civili. A leggere gli ultimi dati, infatti, armonizzati in uno studio del sito www.lavoce.info, i tempi per un primo grado nei processi civili sono diminuiti negli ultimi cinque anni. E di molto. Se per alcune realtà questo è dovuto principalmente al fatto che nel 2001 i tempi erano davvero oltre ogni limite (1.077 giorni per un primo responso a Napoli, 1.368 a Bari, 1.110 a Palermo, 886 a Roma), per altri, come per Torino, il dato stupisce perché partiva da una una buona base, essendo già il capoluogo nel quale i processi duravano meno, 468 giorni in media.
Colpisce quindi che il Tribunale di Torino abbia abbassato del 23,6 per cento i tempi di un processo civile, senza ottenere un euro in più di risorse e né un aumento di organico. Il merito del risultato, si è dotato di un decalogo di intenti destinato a magistrati e cancellieri, come spiegano i due giovani professori universitari, il giurista Diego Corrado della Bocconi e l’economista Marco Leonardi della Statale di Milano che hanno condotto l’indagine scaricabile integralmente sul sito www.lavoce.info. Una minima introduzione di incentivi a giudici e personale che pare funzionare.
Il decalogo (in realtà i punti sono venti) è una serie di norme di comportamento rivolte a giudici e cancellieri volte a ridurre i tempi dei processi. O meglio, degli obblighi («prescrizioni») per i funzionari, che devono seguire le nuove disposizioni, e dei semplici «consigli» per i giudici, al fine di non minarne l’autonomia.
«Il dato di Torino notevole, perché significa essere arrivati alla soglia fisiologica per celebrare un processo. La durata media è inferiore a un anno e non ha eguali in Italia, dice il professor Corrado -. «Quello che è importante sottolineare è che, la migliore produttività del Tribunale di Torino non solo non è costata un euro allo Stato, ma è stata ottenuto grazie al ruolo che la legge già attribuisce al Presidente del tribunale. Niente di più, niente di meno», dice Corrado.
Certo, non può essere solo un decalogo fatto a costo zero a risolvere i problemi della giustizia, specie civile, in Italia, ma da qualche parte bisogna pure cominciare. E quello del «decalogo» sembra essere un ottimo modo visto che il risultato non era scontato: se è vero che a Roma i tempi sono calati dal 27,8 per cento e a Napoli del 25,5 per cento (ma, come detto, in quei tribunali c’erano tempi biblici), in città come Bologna, l’attesa è addirittura aumentata del 16,1 per cento: la durata media per un primo grado di processo era 901 giorni nel 2001, oggi nel capoluogo emiliano, è di 1.046 giorni.
Ma quali sarebbero i risultati concreti dell’estensione del decalogo torinese a tutti i tribunali di Italia? «Difficile dirlo - rispondono Leonardi e Corrado -. Ma ipotizzando che si possano ottenere miglioramenti di efficienza analoghi pur partendo da condizioni di produttività diverse, se tutti i tribunali italiani avessero ottenuto la stessa performance di Torino, il numero di giorni medio per ottenere un giudizio di primo grado per le cause di contenzioso civile sarebbe sceso da 1007 giorni nel 2001 a 769 giorni nel 2005. A tutt’oggi la durata media ufficiale calcolata sulla base delle tabelle del ministero risulta essere di 838 giorni». Insomma, due mesi e mezzo in meno. Non è molto ma di questi tempi è già qualcosa.