Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 20 Martedì calendario

La Repubblica, 20/2/2007 La pianista inglese Joyce Hatto fece l’ultimo concerto nel 1976 poi si ritirò: era malata di cancro e da allora dedicò tutte le forze alla registrazione di tutti i più famosi pezzi di musica classica per pianoforte

La Repubblica, 20/2/2007 La pianista inglese Joyce Hatto fece l’ultimo concerto nel 1976 poi si ritirò: era malata di cancro e da allora dedicò tutte le forze alla registrazione di tutti i più famosi pezzi di musica classica per pianoforte. Dieci anni dopo il suo ritiro un gruppo di musicisti e critici riscoprì la Hatto proprio grazie alle registrazioni, giudicate le più belle di tutti i tempi. Quando, nel giugno scorso, la Hatto morì all’età di 77 anni i critici scrissero che la pianista a torto era stata poco apprezzata, in particolare Jeremy Nicholas la definì «una delle migliori pianiste che la Gran Bretagna abbia mai prodotto». Adesso però il mensile musicale londinese Gramophone ha scoperto che gran parte dei brani registrati dalla Hatto erano stati eseguiti da altri pianisti. I primi dubbi sull’autenticità erano stati espressi in svariati forum su Internet dove gli appassionati si chiedevano come potesse una donna anziana e malata incidere tanti dischi (più di cento, di cui la maggior parte negli ultimi 10 anni). Leggendo questi messaggi, il critico Nicholas si decise a scrivere a Gramophone chiedendo le prove dell’eventuale frode. Così il mensile si è rivolto a uno specialista del suono, Andrew Rose, che ha messo a confronto le onde sonore dei suoi dodici "Studi trascendentali" scritti da Lizst con quelli registrati precedentemente da Lazlo Simon: in dieci di essi le onde sonore sono risultate identiche. Adesso dunque gli esami riguarderanno anche altre registrazioni. Il critico Jeremy Nicholas difende la sua impressione: «Quelle accreditate ad Hatto sono le registrazioni più straordinarie che io abbia mai ascoltato», però aggiunge: «Io sono stato uno dei pochi dell’ambiente musicale ad averla conosciuta, ma non l’ho mai sentita suonare». *** La Repubblica, 28/2/2007 LONDRA - La grande truffa della musica classica alla fine è stata svelata. Il vedovo e editore discografico della "pianista fantasma", l´inglese Joyce Hatto, ha ammesso di avere attribuito alla moglie incisioni di altri pianisti. Lo rivela l´"Herald Tribune" che chiude così la vicenda nata dopo che diverse verifiche avevano rivelato che molti dischi della Hatto, scomparsa a 77 anni nel 2006 dopo una lunga malattia, riportavano in realtà esecuzioni di pianisti come Ashkenazy, Bronfman e l´italiano Carlo Grante. La chiave è venuta dalla rivista inglese "Gramophone", che già aveva sollevato il caso. Il direttore della rivista ha raccontato di aver intervistato telefonicamente William Barrington-Coupe, vedovo della Hatto, il quale ha confessato la truffa, motivandola con ragioni personali e non per motivi di lucro, anche perché l´etichetta Concert Artist, di sua proprietà, non è certo un gigante né la Hatto, pur incensata da molti critici, è mai stata una star. Barrington-Coupe ha spiegato di aver voluto dare alla moglie «l´illusione di una grande fine a una carriera sfortunata». Il vedovo ha raccontato di essersi trovato, all´arrivo del cd, nell´impossibilità tecnologica di trasferire in digitale le vecchie incisioni della moglie su nastro e di averle quindi chiesto di reincidere l´intero repertorio. La pianista, già malata, non era però in grado di ripetere le performance giovanili e il marito pensò, senza dirglielo, di colmare le lacune esecutive con brani presi da incisioni di altri artisti. Ma questi inserti divennero sempre più ampi fino a diventare dischi interi negli ultimi anni di vita della Hatto e dopo la sua morte. «Sono stanco e malato» ha concluso Barrington «La mia attività è distrutta».