L’Espresso 22/02/2007, pag.52 Riccardo Bocca (Bluff + intervista Ciarrapico) Libero 16/02/2007 (falsi i diari), 22 febbraio 2007
Un bluff che gira da anni. L’espresso 22 febbraio 2007. La prima telefonata è del 13 ottobre 2004
Un bluff che gira da anni. L’espresso 22 febbraio 2007. La prima telefonata è del 13 ottobre 2004. Dall’altra parte del filo c’è un signore con il tipico accento da confine italo-svizzero: "Sono la persona che ha i cinque diari di Mussolini", dice. "Mi chiamo Maurizio Bianchi. Se vuole saperne di più, venga a trovarmi subito a Bellinzona". Detto fatto. Due giorni dopo lo raggiungo nella capitale del Canton Ticino. Di fronte ho un quarantenne cordiale, diffidente ma cortese. Si presenta come il figlio del partigiano Lorenzo, nome di battaglia ’Renzo’, l’uomo il 27 aprile 1945 avrebbe preso in custodia le agende del Duce dopo il suo arresto a Dongo. "Per tanti anni", racconta, "quelle pagine sono rimaste nel solaio di casa nostra, senza che nessuno ne sapesse niente. Un giorno le ho trovate ed è iniziata l’avventura". Eccolo, dunque, il presunto oggetto del desiderio di storici e giornalisti. Impossibile resistere alla tentazione di leggere. A caso, 4 marzo 1939: "Hitler vuole la guerra, non teme niente ed è sicuro di vincere. Non vuole perdere la grande occasione che gli offre la storia... Posso io convincere Hitler a cambiare corpo ai suoi progetti? No...". Ancora, 18 luglio 1939: "(L’ambasciatore) Attolico non esagera quando informa sul concentramento delle forze militari tedesche sui confini della Polonia... Sento che il pericolo della guerra è costante e va peggiorando di giorno in giorno...". Passa il tempo, Bianchi ha fretta, ma lascia che legga. 29 giugno 1937: " vero che sono il Duce, è vero che il popolo farnetica quando mi vede... vero che mi attribuiscono la vocazione del superuomo. Però è anche vero che non mi posso muovere... come facevo una volta indisturbato, sconosciuto e libero. Potevo entrare in un negozio e comprarmi un fazzoletto, una bagatella (lo stesso termine usato da Berlusconi, settant’anni dopo, nella lettera alla moglie!, ndr) o qualche cosa che mi serviva. Oggi? Impossibile...". Il dubbio è: da dove viene questo materiale? Per capirlo bisogna tornare ai primi anni Ottanta. In quel periodo, un amico della famiglia Bianchi conosce Sara, moglie del produttore inglese Anthony Havelock-Allan, e le confida l’esistenza delle cinque agende. Lei ne parla con il marito, e insieme si rivolgono al quotidiano ’The Times’. Subito il giornale contatta per un consulto lo storico Denis Mack Smith. Il quale fa ciò che può. I padroni dei diari gli concedono un solo giorno per leggerli, e lui si adegua. Divora le pagine a ritmo folle e garantisce sulla loro bontà. Al ’Times’ però non basta, la parola dello storico. Per quanto titolato, c’è il rischio della figuraccia mondiale. Così viene creata una commissione tecnica, a cui tocca verificare carta più inchiostro. Una prova che finisce con il pollice verso: i diari, dicono gli esperti, sono falsi. La carta non ha il corretto invecchiamento, e tantomeno le stropicciature del caso. Dunque sono inutili, quelle agende. Materiale di nessun valore, messo in giro chissà perché. Il ’Times’ molla allora il colpo, non ne vuol più sapere. Ma la storia non finisce qui. Anzi. Secondo un’indiscrezione del ’Sunday Telegraph’, lo storico Mack Smith parla dei diari a un altro professore, l’americano Brian Sullivan, docente all’Università di Yale. Il quale riesce ad acquisire alcune fotocopie dei diari, e le porta con sé in America. Dopodiché si lancia. All’inizio sostiene che le agende sono vere: sia per la precisione di alcuni dettagli, sia per gli errori che un falsario non avrebbe fatto (ad esempio sbagliare il compleanno del Duce). Poi chiede un’altra perizia tecnica, e scopre che l’inchiostro dei diari non è compatibile con l’epoca (tesi smontata da altri esperti). Così si placa per qualche anno. Nel frattempo, i coniugi Havelock-Allan non mollano. Cercano a tutti i costi conferme, e il fatto che non arrivino non li scoraggia. Al contrario, a inizio anni Novanta affidano le agende a due esperti diversi: l’ex numero due del British Museum, Nicholas Barker, il quale propende per l’autenticità. E alla prestigiosa casa d’aste Sotheby’s, dalla quale arriva una terribile stroncatura: "Altri colleghi e io abbiamo trascorso molto tempo esaminando (...) i due manoscritti che ci avete lasciato per una perizia. (...)", scrive l’incaricato Roy L. Davis. "La nostra è opinione fondata sulle seguenti osservazioni: la mano di Mussolini ha una tendenza a destra, la mano del diario ha invece una tendenza a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che ha scritto il diario. (...) La comparazione fra le lettere maiuscole mostra alcune somiglianze che riflettono un comune stile, ma le differenze sono superiori alle somiglianze. La stessa conclusione abbiamo raggiunto nella comparazione fra le lettere minuscole (...). Crediamo dunque molto improbabile che la scrittura dei diari sia di Mussolini". Allo stesso risultato, nel marzo 2002, approda il professor Armando Petrucci, docente di Paleologia alla Normale di Pisa, scelto dall’editore Carlo Feltrinelli per verificare le agende proposte da Maurizio Bianchi. "Ritengo di poter affermare", scrive Petrucci, "che è molto probabile che ci si trovi di fronte a una falsificazione. Si tenga presente che soltanto la cautela impostami dal fatto di aver potuto esaminare solo due testimoni (i diari del ’38 e del ’39, ndr) su cinque, e di averlo potuto fare per un tempo assai ridotto (sei ore), mi induce a parlare di forte probabilità e non esplicitamente di certezza. A mio parere", aggiunge, "il processo di falsificazione potrebbe essersi svolto in più fasi: 1) un estensore, che ha tratto le notizie servite da trama soprattutto da quotidiani e dalle opere a stampa di Mussolini, ha composto il testo; 2) due calligrafi (...) hanno materialmente scritto il testo delle agende; (...) poi è seguita una rapida fase di correzione. Si aggiunga infine", conclude Petrucci, "che le agende utilizzate (...) sarebbero non del ’38 e ’39, ma di un periodo parecchio più tardo, e precisamente degli anni 1939 e 1950, corrispondenti per calendario". Con questi precedenti, e con le perizie storiche, fisico-chimiche e grafologiche commissionate da ’L’espresso’, si è chiusa la trattativa del nostro giornale con Maurizio Bianchi. Continua, viceversa, l’impegno del ’Corriere della Sera’, che domenica 11 febbraio ha lanciato lo ’scoop’ dei cinque diari, tornandoci poi con un approfondimento. Strano: già nel 1994, e sempre sul ’Corriere’, Lucia Annunziata ha scritto un lungo articolo proprio sullo stesso tema. All’interno, parlava il solito professor Sullivan: "Se l’autore è un falsario, è un falsario con uno straordinario potere d’immaginazione, una enorme conoscenza, una grande fiducia in se stesso", diceva. Il "falsario in questione", aggiungeva Annunziata, per Sullivan era un Mussolini in fase calante. L’ennesima variazione di un’interminabile telenovela. n Riccardo Bocca **************** Imprudenza storica Mussolini non ha mai scritto diari. Parola di Giuseppe Ciarrapico. "Non esistono, i diari di Mussolini. Dunque non è possibile che siano quelli adesso al centro dell’attenzione". Parola di Giuseppe Ciarrapico, l’imprenditore ed editore che non ha mai fatto mistero della sua fede fascista. "Mi sono occupato a lungo del Duce", spiega, "e posso assicurare che questa storia non sta né in cielo né in terra". Gira voce che Romano Mussolini, prima di morire nel febbraio 2006, abbia visto le agende oggi lanciate dal senatore Dell’Utri. Ne sa qualcosa? "Credo che Romano le abbia viste. Di certo non le ha volute legittimare. Diciamo così: è stato assolutamente non certo della loro autenticità". Eppure la nipote di Mussolini, Alessandra, dice che ci vede il ritratto del nonno. "Mi sembra un po’ coraggioso, da parte sua, sostenere che lì dentro c’è quello che diceva il Duce...". Fatto sta che Dell’Utri è abbastanza fiero, della sua scoperta.... "Stimo moltissimo Dell’Utri. un amico di grande qualità. Magari stavolta rischia di essere un po’ imprudente". A proposito: chi detiene i diritti dell’opera omnia mussoliniana? vero che è lei? "Confermo. Li ho comprati nel 1971 dai fratelli Stianti di San Casciano". E quanto li ha pagati, se posso chiedere? "Dieci milioni di lire di allora". Un affare... "Beh, poi ci sono i soldi che ho dato ai parenti di Mussolini". E quanti sono, questi soldi? "Milioni, milioni... Erano in tanti, i parenti: c’era ancora Edda, c’era ancora Vittorio...". Ma scusi: se i diritti sono suoi, e i diari di Dell’Utri fossero per assurdo veri, non sarebbero di sua proprietà? "Di questo si potrebbe parlare. Ma non rivendicherei mai i diritti con la famiglia Mussolini, che ho frequentato e apprezzato". **************** «Falsi i diari del Duce». Intanto ne spuntano altri. Libero 16 febbraio 2007. Le agende del Duce presentate da Marcello Dell’Utri sarebbero false. Lo sostiene la perizia storica effettuata per il settimanale l’Espresso (in edicola oggi) dal professor Emilio Gentile, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. «Permangono fondati motivi per dubitare che l’autore delle cinque agende sia stato Benito Mussolini», scrive Gentile nella relazione consegnata al settimanale il 30 gennaio 2005, dopo due mesi di lavoro. Nel novembre 2004, i diari furono offerti all’Espresso da Maurizio Bianchi, figlio del partigiano Lorenzo della LII brigata Garibaldi, il quale li avrebbe ricevuti il 27 aprile 1945 a Dongo, dopo l’arresto di Mussolini. Gentile, dopo aver esaminato le fotocopie di tutte e cinque le agende, ha catalogato gli errori in categorie: «Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze». Ma la prova principe sarebbe la presenza, nei Diari, di interi brani molto simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell’epoca. Gentile dichiara di avere svolto uno studio «giorno per giorno». Dapprima ha messo a confronto «le note dei diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo cui si riferiscono i diari». Poi egli ha confrontato «quotidianamente, per tutto il periodo compreso fra il 1935 e il 1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche». Nelle agende si troverebbero informazioni già acquisite «da altri diari e memorie di protagonisti del regime fascista, come ad esempio i diari di Galeazzo Ciano, Giuseppe Bottai e altri collaboratori del Duce». Inoltre, prosegue la relazione, «si è riscontrata in queste agende una singolare mancanza di note su momenti, aspetti e figure che ebbero un significato e un ruolo molto importante nella vita politica di Mussolini». Altrettanto singolare «è il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia». Strane infine «sono le note che descrivono le visite del Duce a stabilimenti, cantieri, fabbriche, opere in costruzioni, delle quali sono citate sempre, con ostentata pignoleria, le dimensioni, le caratteristiche tecniche e le funzioni». Comunque sia, la vicenda ha assunto contorni grotteschi. Le fotocopie delle agende spuntano come funghi. Un intermediario avrebbe offerto un "set" completo ai cronisti del portale internet TicinOnline, fornendo anche riproduzioni e perizie. Gli originali sarebbero in un caveau di una banca svizzera. Il quotidiano ticinese "La Regione" riferisce invece di una certa agitazione del Ministero degli Interni italiano. L’Archivio di Stato si starebbe preparando a presentare richiesta alla Svizzera per la consegna dei presunti diari al fine di verificarne l’autenticità.