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 2007  febbraio 22 Giovedì calendario

Nichi il libanese. L’Espresso 22 febbraio 2007. Se vi azzardate a chiedergli un commento sulle polemiche politiche per i finanziamenti pubblici al suo gruppo editoriale, Nicola (Nichi) Grauso risponde a muso duro: "Nessun problema

Nichi il libanese. L’Espresso 22 febbraio 2007. Se vi azzardate a chiedergli un commento sulle polemiche politiche per i finanziamenti pubblici al suo gruppo editoriale, Nicola (Nichi) Grauso risponde a muso duro: "Nessun problema. Tutto a posto". Stop. Fine della trasmissione. In effetti, nel tentativo di mettere a tacere polemiche e sospetti, all’inizio di febbraio Grauso ha completato l’ultimo trasloco. La E Polis, società capofila della sua rete di giornali locali, da pochi giorni è felicemente approdata in quel di Cagliari dopo un giro lungo e tortuoso. Nata a Milano nel 2004, la E Polis ha spostato la sede a Roma nel settembre del 2006. Questione di pochi mesi, e adesso, a far data dal 2 febbraio, la potete trovare a un indirizzo nuovo, viale Trieste a Cagliari. Questa vita randagia si spiega con una cifra: 3 milioni. Di euro. Ovvero la somma che la banca regionale Sfirs ha promesso al vulcanico editore, da trent’anni sulla cresta dell’onda con radio, tv, Internet e giornali, tra successi e infortuni professionali. Quei soldi gli servono per dare fiato a un’iniziativa coraggiosa, ma ancora fragile finanziariamente. Un’impresa mai tentata dalle nostre parti: quotidiani locali distribuiti su due canali. Copie gratuite, per la gran parte, ma anche a pagamento, vendute nelle edicole al modico prezzo di 50 centesimi in 14 città: Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bergamo e altre ancora concentrate nel nord-est d’Italia. Fin qui nessun problema. Se non fosse che la Sfirs per statuto può finanziare soltanto aziende con sede sull’isola. E a fine dicembre, quando il prestito è stato accordato, con tanto di delibera del consiglio d’amministrazione dell’istituto, la sede di E Polis si trovava ancora a Roma. Apriti cielo. Anche perché la banca finanziatrice, presieduta dal sociologo Gianfranco Bottazzi, di fatto fa capo alla giunta guidata da Renato Soru, da molti anni ottimo amico di Grauso. In consiglio regionale l’opposizione guidata dall’ex governatore Mauro Pili ha fatto fuoco e fiamme per l’indebito (secondo loro) favore elargito a un editore da sempre considerato vicino alla sinistra. E allora via con gli attacchi, le critiche, le prese di posizione di tutti i partiti del centrodestra, seguite dalla difesa d’ufficio affidata agli uomini della maggioranza. Grauso, invece, ha pensato bene di superare di slancio l’ostacolo. Pronti? Via. A gennaio la E Polis ha fatto vela su Cagliari. Fine delle polemiche? Non ancora. Perché se è vero che adesso l’azienda ha sede in Sardegna, il fatturato viene prodotto quasi per intero sul continente. Come dire: quei 3 milioni finiranno per creare posti di lavoro ben lontano da Cagliari. Facile prevedere, allora, nuove puntate del tormentone politico-editoriale. Costretto sulla difensiva, Grauso risponde nel suo stile, attaccando. "Ce l’hanno con me perché do fastidio", racconta. Insomma, una congiura. Tutti contro di lui, l’imprenditore che è tornato alla carta stampata dopo aver ceduto l’’Unione Sarda’ a Mario Zuncheddu, che nel 1999 gli fece firmare un patto di non concorrenza quinquennale. "Con i miei nuovi giornali", sostiene l’inventore di E Polis, "sottraggo copie e pubblicità ai miei concorrenti, che alimentano polemiche pretestuose contro di me". E via con un fiume di parole che però tende a inaridirsi quando si arriva a parlare di numeri, quelli del conto economico. Nel 2005, ultimo bilancio disponibile, il neonato gruppo editoriale ha chiuso in rosso: perdite per 500 mila euro su 10 milioni di ricavi. E il 2006? "Non dispongo ancora di cifre precise", dice Grauso. "Ma di certo", si affretta ad aggiungere, "peseranno i costi di avviamento dell’iniziativa, partita di fatto solo nei primi mesi dell’anno scorso". Traduzione: per il momento niente profitti. Sul bilancio aziendale, oltre alle spese per il lancio dei nuovi giornali, peseranno anche gli interessi sui prestiti bancari. Dietro E Polis non c’è solo la Sfirs. Secondo indiscrezioni, avrebbero aperto linee di credito anche altri due istituti con base sull’isola come Banca Cis del gruppo Intesa e il Banco di Sardegna. Tutti pronti, sembrerebbe, a puntare sull’ultima scommessa di Grauso, che si dichiara pronto a nuove aperture in Toscana (Livorno e Pisa) e in Friuli Venezia Giulia (Udine e Trieste). "Valgo più di un milione di copie al giorno", sbandierava l’editore sardo già lo scorso dicembre in un’intervista. Senza rinunciare a darsi un tono da globetrotter degli affari. "Ho avviato iniziative in Libano e a Hong Kong". Ma se gli chiedete informazioni precise sui suoi affari internazionali, da lui stesso evocati, Grauso se ne esce con una risposta che lascia poco spazio a repliche: "Cazzi miei!". Certo è che in base ai documenti ufficiali il socio più importante dell’editore sardo viene proprio da Beirut. Si chiama Lebanese Real estate company e controlla indirettamente il 47 per cento della E Polis. Per la precisione, quella partecipazione risulta intestata a una società romana, la Pubblicazioni regionali italiane spa, a sua volta posseduta per intero dall’azionista libanese. La quota di controllo del gruppo editoriale è invece di proprietà di Elena Pisano. Ovvero la moglie di Grauso, che, invece, non compare a libro soci e, a dire il vero, neppure come amministratore. Fin qui tutto chiaro, ma resta aperto un interrogativo. Chi c’è dietro la Lebanese Real estate company? Chi è partito dal Medio Oriente per investire i suoi soldi nei giornali locali italiani? In mancanza di riposte ufficiali, conviene seguire la pista del denaro, che porta dritto dritto a Ginevra, una delle città santuario della finanza mondiale. Lavora lì Andrea Bendiner, una giovane signora (in tedesco Andrea è un nome femminile) che di mestiere fa l’avvocato d’affari. proprio lei a rappresentare la società libanese quando nel giugno del 2004 viene concluso il contratto d’acquisto dell’intero capitale della Pubblicazioni regionali italiane spa. Chi ha venduto? La risposta, ancora una volta, si trova molto lontano dall’Italia. Addirittura dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Già, perché fino al giugno del 2004 quelle azioni erano intestate alla Heldon ltd, una finanziaria off shore con sede nelle Isole Vergini britanniche. E quest’ultima, a sua volta, le aveva comprate nel 2001 da altri due soci: l’imprenditore sardo Gianni Onorato e Luisella Garau. Grauso conosce benissimo entrambi. Onorato lo ha affiancato in molteplici iniziative negli ultimi anni. Luisella Garau, invece, ricopre il ruolo di amministratore di innumerevoli società del gruppo editoriale, compresa l’ultima della serie, la E Polis. Dalle stesse carte, a sorpresa, spunta anche il nome di Danilo Pasquale Quinto, giornalista professionista, meglio noto nel mondo politico come ex tesoriere del Partito radicale. Quinto, già candidato alla presidenza della regione Puglia nel 2000 per la Lista Bonino, nel 2005 ha lasciato l’incarico non senza polemiche. "Gli avevo offerto la direzione di un nuovo giornale in via di pubblicazione", dice Grauso, "ma non se n’è fatto niente". Tirando le somme, la società libanese ha preso il posto di quella caraibica che aveva sostituito due amici-collaboratori dell’editore. Una girandola di passaggi azionari tutti conclusi per somme poco più che simboliche, alcune migliaia di euro. "Comunque adesso la questione è risolta- annuncia Grauso - quel socio ha venduto fin dall’estate scorsa, dopo l’attacco israeliano al Libano". In attesa di capire quale sia il collegamento logico tra le bombe su Beirut e una catena di giornali locali italiani, resta da segnalare che i documenti pubblici non danno conto, almeno per il momento, dell’uscita di scena della società libanese, che viene ancora indicata come l’unico azionista della Pubblicazioni regionali italiane, a sua volta proprietaria, come detto, del 47 per cento di E Polis. La reale identità di quel socio mediorientale resta quindi avvolta dalla nebbia, anche se più di un indizio farebbe pensare che dietro la Lebanese Real estate company ci sia lo stesso Grauso. Il quale, a dire il vero, appare piuttosto laconico sull’argomento. "L’azionista libanese? Era una banca", afferma, "ma non mi ricordo quale". Possibile? Vittorio Malagutti