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 2007  febbraio 20 Martedì calendario


BIOGRAFIA DI CLAUDIA CARDINALE


Treni. Sogno ricorrente di Claudia Cardinale: "Un treno bianco che prendo al volo, a casa mia, in Tunisia, con la paura di non sapere a quale fermata scendere".

Destino. "Io non ho alcun merito. Il destino ha spesso deciso per me. Sono stata messa davanti a una scelta insolita: tentare di conquistare Cinecittà, o morire. Non vedevo altre vie di fuga. Era il classico ultimatum che alla fine alimenta le passioni".

Tunisia. Nasce, come i genitori, in Tunisia, dove i nonni erano emigrati nell’800. La sua lingua madre è il francese, in casa sente al massimo i nonni parlare un siciliano purissimo del secolo prima. "Vivevamo come in un film doppiato: la cucina era italiana, così come il nostro modo di vivere, la severità con la quale mia sorella e io eravamo educate, il modo che mia madre aveva di servire mio padre a tavola, tutto… tranne la conversazione. Anche i nostri nomi erano francesi […] Nessuno in casa ha mai pensato di chiamarmi ”Claudia”. Io ero Claude, un nome androgino che ben si addiceva alla mia natura di maschiaccio". Il padre è ingegnere delle ferrovie.

Esordio. Nel 1956, a quindici anni, partecipa per la prima volta alle riprese di un cortometraggio, Anneaux d’Or, di René Vautier, documentario sui marinai tunisini (Orso d’argento della sua categoria al festival di Berlino). Non trovando giovani arabe disposte a farsi riprendere, il cineasta ingaggia, insieme ad altre allieve tunisine di origine europea di un liceo, la Cardinale. La sceneggiatura prevede che le attrici appaiano sempre velate, ma nell’ultima ripresa una folata di vento scopre il volto della Cardinale, che ottiene così visibilità a Tunisi, guadagnandosi subito dopo un servizio fotografico su una rivista di moda, e l’anno dopo la parte di una domestica nel film Goha le simple, di Jacques Baratier.

Concorsi. A diciassette anni, subito dopo aver conseguito il diploma di maestra, vince suo malgrado il concorso dell’italiana più bella di Tunisi, indetto dall’Unione nazionale per la diffusione del film italiano all’estero. Cardinale non si è iscritta, ma il pubblico in sala l’acclama e la commissione l’elegge assegnandole in premio un viaggio a Venezia per il Festival del cinema.

Star. "Sofia e Gina, le due grandi star che dividevano l’Italia, erano partite per Hollywood. Occorreva trovare una nuova diva. E affinché l’affare fosse il più vantaggioso possibile, occorreva trovarla subito, e offrirle un ingaggio di parecchi anni, che la sprovveduta avrebbe firmato senza batter ciglio, felice di guadagnare cento volte di più di una commessa, ma senza sospettare che in tal modo avrebbe rinunciato al vero frutto del proprio lavoro e della propria bellezza". A Venezia la Cardinale è assediata dai fotografi, ma lei si limita a sorridere perché non sa l’italiano. Inoltre la chiamano tutti Claudia, anziché Claude.

Depressione. Di rientro a Tunisi Cardinale pensa solo a trovarsi un lavoro come maestra, ma è tempestata di telegrammi dall’Italia. Si decide ad accettare l’offerta dell’Unitalia per liberarsi dell’uomo che l’ha violentata due anni prima, e che ha continuato a frequentare per autoconvincersi di non essere stata stuprata: "Poiché non mi dava pace, tanto voleva dargli quello che chiedeva, applicando sempre la stessa politica: che si finisse in fretta. […] Ho voluto punirmi e pagare per ciò che consideravo una colpa […] Io non volevo fare cinema. Volevo semplicemente essere me stessa. E forse non avrei firmato se avessi potuto continuare a essere la ragazza ribelle, spensierata che i miei genitori credevano ancora che fossi". Nel 1957, a diciotto anni, quando parte per Roma, accompagnata dalla madre, la Cardinale è depressa.

Temperamento. Il contratto di Unitalia prevede la frequentazione del ”Centro Sperimentale” di Cinecittà, ma al momento di firmare Cardinale non sa di dover superare una prova di ammissione. Non essendosi preparata e non sapendo l’italiano si limita a guardare gli esaminatori con aria di sfida. Risultato: ammessa con il primo premio categoria "temperamento". "Credo che il cinema sia un po’ come gli uomini, meno li si vuole e più vi rincorrono".

Carmela. Alla fine del primo trimestre, afflitta dalla nostalgia, convince la mamma a tornare a Tunisi, ma all’aeroporto incontra un giornalista, Domenico Meccoli, che è conquistato dalla sua storia e la pubblica su ”Epoca”, con tanto di copertina dedicata a lei. Al ritorno scopre di essere incinta e si rifiuta di abortire quando il responsabile della gravidanza, già colpevole dello stupro, la porta dalla mammana. Negli stessi giorni è in ascolto quando la radio trasmette la notizia che in Italia il regista Mario Monicelli cerca una ragazza, incontrata su un set, e poi sparita in Tunisia, per farne la sua ”Carmela” nel film I soliti ignoti, e che i suoi produttori la stanno cercando. Di lì a poco arriva la lettera dall’Unitalia con l’offerta di un contratto da parte della casa di produzione Vides, di Franco Cristaldi, e la Cardinale riparte per Roma (col sollievo di non dover frequentare più la scuola). "E il cinema mi ha salvata. Ci ha salvati. Me, mio figlio, la mia famiglia".

Fidanzata. Per nascondere la pancia alla mamma e alla troupe durante le riprese, ricorre a guaine e corsetti: "Mi ubriacavo di lavoro, ringraziando il cielo che Christian Dior, quell’anno, avesse lanciato la moda a trapezio che, dopo la follia dei girovita strettissimi, nascondeva ventri e fianchi sotto una linea ampia che partiva obliqua dalle spalle". Nel giro di sette mesi, oltre a I soliti ignoti (premiato al festival di san Sebastiano e di Locarno), la Cardinale gira Tre straniere a Roma, di Claudio Gora, e Les noces vénitiennes, di Cavalcanti, e diventa ”la fidanzata d’Italia”.

Totte. Cardinale non riesce più a nascondere la pancia e si fa ricevere da Cristaldi per rompere il contratto, ma lui capisce che è incinta e si impegna a dirlo lui alla mamma e a sistemare la situazione ("Ma la generosità non fu la sua sola guida"). Il piano prevede partenza immediata per Londra, dove la Cardinale deve imparare l’inglese e nascondere di aver partorito il figlio. Il 19 ottobre 1958 la Cardinale va in ospedale in autobus per partorire. Patrick, ufficialmente, sarà suo fratello, chiamerà ”mamma” la nonna e ”Totte” la mamma.

Merce. Tornata a Roma Cardinale è inchiodata alle condizioni del contratto con la Vides dall’irremovibilità di Cristaldi, avvocato prima che produttore: non può rivelare la maternità ("sarebbe stata la fine della mia carriera, ripeteva"), e in cambio riceve un stipendio, indipendentemente dai cachet incassati dalla casa di produzione, e la copertura di tutte le spese, compresa la casa, al quartiere Parioli. "Non avevo più diritto alla mia immagine. La Vides mi aveva comprata come una merce: colore e lunghezza dei capelli, misure, tutto era scritto senza che io potessi apporre anche la più piccola modifica. Ogni decisione che riguardava la mia vita personale doveva essere presa in accordo con i miei produttori. Cristaldi era buono e generoso, ma non mancava di ricordarmi che mi aveva creata e che di conseguenza gli appartenevo. Ancora oggi, tanti anni dopo la nostra separazione, tanti anni dopo la sua morte, non ho dimenticato". Con Cristaldi, sposato ma separato, Cardinale forma una coppia fissa, pur senza conviverci e pur continuando a chiamarlo per cognome.

Segreti. Cardinale rimane legata alla Vides dal 1958 al 1973, per un totale di cinquanta film, tre all’anno. Il primo, dopo il parto, Un maledetto imbroglio, di Pietro Germi, tratto dal romanzo di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Il secondo, Il bell’Antonio (1960), tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, con Marcello Mastroianni, che sul set le fa una corte spietata, respinta senza appello: "Io non volevo mentire, dunque tacevo. Farmi un amante? Per cosa? Una breve relazione. Per me era inimmaginabile. Amare? Avrebbe significato sincerità, verità. Confidare a qualcuno, che poteva tradirmi, il mio segreto che mi segnava per sempre?" (nello stesso anno gira con Bolognini La Viaccia).

Prove. "Perché rimpiangere ciò che non è stato? Oggi, so che non ho nulla da rimproverare al destino. Le prove non sono mancate, ma i regali nemmeno".

Ombre. Dopo la direzione di Bolognini, nel 1960 Cardinale gira Rocco e i suoi fratelli, il primo film Luchino Visconti. "Senza bisogno di alcuna confidenza Visconti aveva capito tutto della violenza che nascondevo. Amava sentire che un’ombra pesava sul passato dei suoi attori, perché aggiungeva quella parte di mistero che dava spessore ai suoi personaggi".

Aida. Interpreta il suo primo grande ruolo con Valerio Zurlini, ne La ragazza con la valigia (1961). "Nel film c’era una scena che mi dava la sensazione di essere sull’orlo del precipizio, una scena che ho girato a fatica e che ancora oggi non potrei rivedere. Quella in cui, davanti a un piatto di fettuccine, Aida, seduta sugli scalini di una stazione, racconta a Gian Maria Volonté la storia della sua vita. E come sia stata costretta ad abbandonare il suo bambino. Mangiavo, parlavo e piangevo. Soprattutto piangevo".

C.C. Con La ragazza con la valigia e La Viaccia la Cardinale approda a Cannes e ottiene su ”Paris Match” una prima di copertina con un aggancio pubblicitario: "Viene già definita C.C., è Claudia Cardinale, la giovane rivale di B.B.".

Angelica. Nel 1963, a venticinque anni, interpreta la parte di Angelica ne Il Gattopardo, di Luchino Visconti. "Scegliendomi per essere quella sorta di fiore di concimaia […] Visconti mi ha fatto il più bel regalo della mia vita d’attrice. Vicino alla bella plebea, tutte le principesse di sangue blu appaiono ”scimmiette”, nota il principe Salina nel film. Angelica incarna il mondo nuovo che manda in frantumi l’Italia tradizionale, nella buona e nella cattiva sorte". l’esperienza professionale che apre la sua carriera al cinema internazionale. "Ma più ancora, dopo quelle riprese, non fui più la stessa".

Bellezza. "Come per le altre cose, la bellezza si impara. E Visconti mi ha insegnato ad essere bella".

Rughe. "Alla fine delle riprese, il mio modo di guardare era mutato, non era più timido, sfuggente. Luchino mi ha costretta a fissare i miei partner a lungo, senza temere di sembrare insolente, e a ritrarre il mento per dare più importanza alla parte alta del viso. Mi ha scolpito lo sguardo e insegnato a coltivare il mistero senza il quale, secondo lui, non può esserci vera bellezza. Mi ha imposto di non ridere con gli occhi. Dovevamo apparire gravi, seri, cupi, anche e soprattutto quando la bocca sorrideva […] Del modo di aggrottare le sopracciglia che mi ha chiesto di adottare, ho mantenuto una ruga, tra gli occhi, alla quale non rinuncerei per niente al mondo. la mia firma Visconti".

Visconti. "Per lui il tramonto sarà sempre più affascinante dell’alba, e la bellezza è illuminata dalla tragedia che porta in sé. Per la sua tavola, sceglieva sempre rose in piena fioritura, sul punto di disfarsi. La bellezza che muore. Pretendeva che sulla sua tovaglia ci fossero sempre due petali. Due, non uno di più".

Anarchia. Alla fine delle riprese del Il Gattopardo (Palma d’oro a Cannes), Cardinale parte per Roma per girare Otto e 1/2 con Fellini ("Attraversare un secolo in un’ora"). Dopo la disciplina imposta da Visconti, l’anarchia del set di Fellini ("La calma lo angosciava. Aveva bisogno di un ambiente di trattoria all’ora di punta"). Fellini fa installare perfino un telefono sul set, per accontentare Mastroianni, che tra un’interruzione e l’altra ne approfitta per chiamare un’amica.

Compagni. "Visconti era il maestro che gli scolari amano e ammirano. Fellini il compagno di classe" (Marcello Mastroianni).

Voce. In Otto e 1/2 per la prima volta Cardinale non è doppiata. "Visconti mi ha permesso di esprimere la forza. Fellini mi ha reso la mia voce. […] Per Fellini, ogni differenza era poesia. La mia voce non sfuggiva alla regola […] Visconti mi aveva dato le ali, Fellini mi ha riconciliata con me stessa". Per porre rimedio alla sua voce rauca, la Cardinale aveva consultato, invano, anche uno specialista (pare che la causa sia riconducibile all’insufficiente esercizio delle corde vocali nell’infanzia).

Muta. "Essere attore, spesso significa fare la muta, come un serpente. Si sa che gli animali sono fragili nel momento in cui cambiano pelle. Per noi è la stessa cosa. Al momento della metamorfosi, anche noi come loro, dobbiamo appartarci, metterci al sicuro, proteggerci. il lato buio della nostra professione. Ma esistono anche lati luminosi. La libertà che ci dà, cambiando pelle, di vivere mille vite".

Patente. La Cardinale ha la patente, ma non sa guidare: "L’esaminatore che mi ha dato la patente era talmente sorpreso di ritrovarsi seduto accanto a una star del cinema che era incapace di discernere se ero andata a tenere un volante. E io non lo ero".

Signorina. Nel 1963 raccoglie tutta la famiglia a Roma, nella sua casa, in una proprietà a una decina di chilometri da Casale Sant’Anna, sulla via Flaminia. Intanto continua la relazione con Cristaldi: "Sui set, per tutti ero la signorina del produttore. […] A forza di essere come un marito, alla fine lo era quasi diventato. Quasi. Perché era già sposato. Ma al momento del nostro incontro, era separato. Io non ho mai rubato il marito a nessuno". Ma per lei lui rimane ”Cristaldi”.

Sandra. Dopo Otto e 1/2, nel 1963, gira La ragazza di Bube di Comencini (di nuovo, con la sua voce), e l’anno dopo Sandra, di Luchino Visconti, che affida la sceneggiatura a Suso Cecchi d’Amico, con la richiesta di creare un personaggio su misura per la Cardinale ("Il film di Visconti verterà sull’idea di una colpevolezza diffusa, collettiva. E su quella dell’incesto che la suggella").

La pantera rosa. Il primo film di produzione americana girato da Cardinale, nel 1963, regia di Blake Edwards. Per far rilassare Cardinale durante una ripresa, il regista, patito di yoga, le insegna alcuni esercizi di respirazione da fare in uno stanzino chiuso, alla sola presenza di uno sconosciuto che fuma. Nel 1992 Cardinale scopre che si trattava di hashish.

Invenzioni. "Claudia è la più bella invenzione italiana… dopo gli spaghetti" (David Niven, coprotagonista ne La pantera rosa).

I professionisti. Il più bel film americano che la Cardinale dice di aver girato, anno 1966, regia di Richard Brooks, che per tutto il corso del film cerca di invano riprenderla a seno nudo: "La sceneggiatura prevedeva una scena nella quale mi veniva strappata la camicetta. Non ho mai mostrato il seno al cinema. Ho girato quasi duecento film riuscendo nell’impresa. Sono convinta che al cinema la nudità uccida l’erotismo".

Brando. Nel 1965 mentre è a Hollywood impegnata delle riprese di Né onore né gloria, di Mark Robson, corona il sogno di conoscere il suo idolo Marlon Brando, nella propria stanza d’albergo, su appuntamento dell’attore. L’atmosfera è di complicità, ma la Cardinale è infastidita dall’ostentata sicurezza di Brando e l’incontro si conclude con un nulla di fatto. Quando Brando esce dalla stanza la Cardinale però si dà dell’idiota: "Brando e io… ci saremmo sicuramente divertiti!".

Pudicizia. Memorabile la scena d’amore girata da Cardinale, ventisettenne, con Hanry Fonda, sessantaduenne, in C’era una volta il West, di Sergio Leone, anno 1967. Lui è più pudico di lei, ("era risaputo che lui non girava scene d’amore"), e a complicare le riprese, un esercito di giornalisti e perfino la moglie di Hanry Fonda, sul set. "Oggi, quando rivedo la scena, sono stupita dell’effetto prodotto. Si percepisce appena la mia schiena nuda, la mano di Fonda sul mio ventre, nascosto sotto una camicia bianca, i baci di scorcio. E tuttavia che spettacolo conturbante! I cineasti farebbero bene a meditare su questo erotismo pudico, eppure così efficace!".

Nozze. Nel 1966 sposa Cristaldi, in Georgia, davanti a un giudice di pace, ma il matrimonio non è ufficializzato in Italia. Segue viaggio di nozze in Giamaica ma al ritorno i due continuano a vivere separati, in due case attigue. Qualche mese dopo svela a Patrick di essere sua madre (lui ha otto anni e mezzo). "In una sola volta ha saputo che non ero sua sorella e che avrebbe cambiato nome, prendendo quello di Cristaldi".

B.B. vs C.C. A trentadue anni, nel 1971 affronta a duello Brigitte Bardot, trentasette anni, nel film Le pistolere, coproduzione francese, spagnola, italiana, inglese. La scena clou, infatti è una lite tra di loro, ma B.B. esige la controfigura, finché la Cardinale non la convince insegnandole come girarsi per evitare il suo pugno: "Le ho spiegato che ero allenata, che potevo tenere tutto sotto controllo e che non avevo nessuna intenzione di farle male". La scena richiede una settimana di riprese (lo stesso tempo passato senza lavarsi i capelli per effetti di scena). L’incontro finisce con un livido in faccia per C.C., e un graffio sul labbro per B.B.

Bob. Cardinale non ha accettato neanche la corte di Robert De Niro (conosciuto nel 1982 a una cena organizzata da Leone). "Sì. De Niro era il tipo d’uomo che mi piace. Ma gli ho resistito ed è diventato un amico. Le donne non sanno cosa si perdono cedendo a coloro che le corteggiano. Quando non si cade nella trappola della facilità, si instaura un altro tipo di rapporto, basato sulla complicità. E’ una relazione più duratura e molto più forte".

Squitieri. Cardinale conosce Pasquale Squitieri nel 1972, quando entrambi hanno trentatré anni. Attore e avvocato, Squitieri ha già girato due film western con lo pseudonimo di William Redford, e un film di gangster, Camorra. Si appresta a girare I guappi e per la parte della protagonista vuole una napoletana, ma la produzione gli impone Cardinale. Contrario allo star system Squitieri si presenta a casa di Cardinale furioso per dissuaderla dall’accettare la parte, ma lei, che ha sempre disprezzato gli uomini che cercano di sedurla, è conquistata da lui e accetta. "La nostra storia d’amore è cominciata verso la fine delle riprese. […] Io avevo dimenticato la mia diffidenza e tutti i miei principi, mi ero data a lui senza reticenze, senza temere i pettegolezzi di un ambiente in cui non mi si perdeva di vista e dove un numero considerevole di fidati della Vides aveva la funzione essenziale di sorvegliarmi. D’altra parte, non avevo scelta. Il mio corpo parlava per me".

Porte. "Le nostre notti mi aprivano le porte dell’eternità. Non volevo pensare al futuro, ero trasportata dall’intensità del presente"

Amore. Subito dopo I guappi, Cardinale parte in incognita per raggiungere Squitieri che è partito per l’America. I due viaggiano anonimamente in pullman per gli States, pernottando in alberghi di fortuna e quando Cardinale telefona per dare notizia ai suoi preannuncia che lascerà Cristaldi perché ha incontrato l’amore della sua vita.

Maria Maddalena. Al suo ritorno in Italia Cristaldi non la prende bene: "Scoprii un uomo che non si faceva scrupolo di ricorrere alle minacce pur di trattenermi. Considerando la nostra relazione, niente poteva giustificare quell’accanimento". Dopo la rottura la carriera di Cardinale subisce un arresto (l’ultimo contratto con la Vides è scaduto e neanche prova a rinnovarlo). Perfino Visconti le chiude la porta in faccia: "Sai quanto ti amo, Claudine, ma amo anche Franco". Inoltre Cardinale scopre che in tutti questi anni la Vides non ha nemmeno pagato le sue tasse: "Non mi restava che vendere quello che possedevo. La libertà non ha un prezzo, ma non è mai troppo alto. Non avevo mai recitato per diventare ricca. Avevo recitato per vivere e ormai, per vivere, avevo bisogno d’amare". Non gira film per due anni, fino al 1976, quando Zeffirelli la chiama per interpretare Maria Maddalena in Gesù di Nazareth. Le riprese si svolgono a Monastir, in Tunisia.

Claudie. Gira altri due film con Squitieri (Il prefetto di ferro, 1977, Corleone, 1978). Nel 1979 fa una bambina con Squitieri, che si precipita in municipio per dichiarare la nascita senza aver nemmeno deciso il nome con Cardinale. Lì per lì, la chiama Claudia e poi spiega: "Quando ne chiamerò una, ne vedrò arrivare due" ("E’ napoletano, Pasquale"). Pochi mesi prima anche il figli Patrick, a ventun anni ha avuto una bambina, Lucille.

Claretta. Il più bel film girato con Squitieri, nel 1984, nella parte di Clara Petacci. " stimolante lavorare insieme. Nella vita, ci concediamo sempre delle giustificazioni. Davanti alle cineprese, non ci perdoniamo niente, siamo, l’uno per l’altra, due esaminatori terribili".

Abitudine. Nel 1989 si trasferisce a Parigi, mantenendo la relazione a distanza con Squitieri, che rimane a Roma: "Non amiamo l’abitudine, preferiamo fare della strada per ritrovarci. Prendere una valigia, prenotare un biglietto aereo, telefonarci quattro volte al giorno, non è la prova che non siamo una vecchia coppia, anche se sono trent’anni ormai che ci amiamo?". Il sogno non esaudito: trasferirsi definitivamente insieme in futuro in Normandia.

Teatro. Debutta a teatro su pressione di Squitieri nel 2000, con La Venexiana, di un Anonimo del ”500, al teatro del Rond-Point, a Parigi. Adattamento di René de Ceccaty, messa inscena di Maurizio Scaparro. Ripete l’esperienza con Come tu mi vuoi, di Luigi Pirandello, messa in scena di Pasquale Squitieri, con una tournée teatrale in Italia nel 2002-2003. "Il cinema è una gara di velocità. Il teatro, una gara di fondo".

Riconoscimenti. Leone d’oro a Venezia, per la carriera (1993), Orso d’oro a Berlino (2002), grande premio per il festival di Stuttgart, Legione d’onore in Francia (1999), Portogallo (2001), Italia (2002).