Mario Rigoni Stern, La Stampa 18 febbraio 2007, 18 febbraio 2007
MARIO RIGONI STERN
Giunge notizia dagli Usa di una grande morìa nei loro apiari e, per ora, non riescono a capire la causa del fenomeno. Già negli anni passati, si presume con miele infetto, giunse da noi la peste americana che spopolò le arnie al punto che drasticamente diminuirono anche gli apicoltori. Scrissi su questo nostro giornale: «Cosa sta accadendo nel mondo degli insetti, dopo che in questi ultimi trent’anni gli interventi fatti dall’uomo per combatterli hanno provocato profondi cambiamenti?». Seppure essi vivono da un polo all’altro della terra, è dato per certo che il Ddt e altri insetticidi dalle complicate formule chimiche hanno alterato profondamente la vita e forse la struttura di questa classe di artropodi.
Ne avevo anche parlato con Primo Levi, ma nemmeno lui seppe darmi una risposta precisa. Disse: «Forse si adatteranno pure gli insetti. Sarà difficile la loro vita, ma sopravviveranno agli umani».
Certo, ci sopravviveranno, ma è che in trent’anni sono cambiate molte cose. Nel mondo degli apicoltori a provocare danni davvero molesti esplose da noi la Varroa jacobsoni e per liberarsi dalla fetente pestilenza qualche apicoltore, dopo aver provato quanto sapeva e non vedendo alcun rimedio, altro non pensò che distruggere con il fuoco le arnie ammalate. E fece bene.
Il nomadismo degli apiari per seguire le fioriture fece dilagare in fretta il brutto morbo dove, forse, sarebbe difficilmente arrivato. Anche il dilettantismo ha favorito, nelle passate stagioni, la diffusione di malattie che colpiscono le api; anche le monocolture, gli insetticidi e gli erbicidi usati in abbondanza e senza cognizione scientifica.
Ecco, i dilettanti. Qualche anno fa volli leggere un trattato popolare di apicoltura di un autore americano dilettante che, per restare ai risvolti di copertina, sembrava essere un genio dell’entomologia, un anticipatore del futuro. Semplicemente rimasi indignato: senza dire delle sciocchezze che aveva scritto, portava come scoperte cose che da noi erano note da qualche secolo.
Il nostro don Giacomo Angeleri, quello sì, era un maestro e dottore per quanto riguardava le api! Avevo letto il suo Cinquant’anni con le api ed era, si può dire, il precursore di quell’Istituto di Entomologia agraria e Apicoltura dell’Università di Torino. Forse lui, con la sua umiltà e la sapienza avrebbe saputo dirci della morìa delle api americane. una deformazione seguita da morte dovuta ai mutamenti genetici usati in agricoltura? O un nuovo virus resistente per selezione? O una malattia portata dall’invasione in Usa delle api selvagge provenienti dal Sud America in anni recenti? Il popolo degli insetti è il più numeroso e vasto della terra. Non prendiamoli alla leggera.