Raffaella Silipo, La Stampa, 17/2/2007, 17 febbraio 2007
RAFFAELLA SILIPO
Cent’anni di resistenza a perfide battute («Un gruppo di bambini vestiti da cretini guidati da un cretino vestito da bambino» diceva G. B. Shaw) e a vignette su vecchine recalcitranti obbligate ad attraversare la strada. Ma soprattutto di resistenza a un mondo che celebra i consumi, il successo e l’Auditel, per incaponirsi a proporre uno stile di essenzialità e servizio, cammino a piedi e un tocco di retorica, giusto il necessario per lasciare «il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato».
Gli scout compiono cent’anni: era il primo agosto 1907 quando il fondatore Lord Robert Baden-Powell, detto B.-P., organizzava il primo campo a Brownsea, nel canale della Manica. La ricorrenza è doppia, perché B.-P. nasceva il 22 febbraio di 150 anni fa, in quella che oggi 40 milioni di lupetti e coccinelle, guide e scout, rover e scolte chiamano Giornata del Pensiero. Cento anni lasciano spazio a battute, celebrazioni e analisi storiche rigorose, come nel saggio del Mulino scritto da Mario Sica, scout oltre che ambasciatore italiano in Egitto. Dove si traccia il percorso evolutivo di un movimento nato nel cuore dell’Impero britannico su ispirazione militaresca e diventato universale, egualitario, bene accetto nel terzo mondo. Che in origine coltivava il culto delle gerarchie e dell’obbedienza, mentre oggi spinge verso la pace e l’impegno sociale. E non a caso «ho percorso cent’anni per la stessa direzione, mai uguale nel tracciato, tante vie tante persone, un passo dopo l’altro, una bussola che non inganni» è il testo che gli scout italiani canteranno all’«Alba del Centenario», il 1° agosto. La Cerimonia avverrà contemporaneamente in tutto il mondo, in Italia sarà a Roma, probabilmente al Colosseo. Mentre il 22 febbraio una delegazione salirà in Campidoglio, a presentare le numerose iniziative, dai cd al libro a fumetti, dalla mostra fotografica itinerante a un francobollo speciale per augurare «buona caccia» a tutti i «fratellini» in cammino in quei giorni, come vuole l’iconografia presa a prestito dal «Libro della Giungla» di Rudyard Kipling.
In questi cent’anni più di quattrocento milioni di fratellini hanno indossato il «gilwell», il fazzolettone legato al collo, simbolo della promessa «sul mio onore» di fare del loro meglio. «Once scout forever scout», recita una frase cardine del movimento, e questo vale per il leader no global Vittorio Agnoletto e quello di An Ignazio La Russa, per l’ex ministro della scuola Giancarlo Lombardi e per l’autonomo milanese dal volto coperto nella foto-simbolo degli anni di piombo, almeno stando all’affermazione dello storico Gregory Alegi. Vale per il pacato ex governatore del Lazio Piero Badaloni e l’irrequieto deputato verde Paolo Cento, per Jovanotti, Fiorello e Carlo Verdone, Paola Barale e Daniele Luttazzi, per l’intellettuale Ferdinando Adornato e la festaiola Giovanna Melandri, che forse in questi giorni avrà ricordato l’ammonimento di B.-P. su come lo scout sia «passabile in un party - sia pure di Briatore - ma indispensabile in un naufragio».
Fratellini che a volte litigano - basti vedere ieri le violente discussioni dei capi veneti sull’opportunità o meno di partecipare alla manifestazione di Vicenza - ma alla sera si radunano in cerchio intorno a un fuoco per cantare e improvvisare spettacoli, cattolici dell’Agesci o laici del Cngei, conservatori o alternativi; in Libano le 12 associazioni scout, di musulmani, sciiti, sunniti, maroniti, cattolici, protestanti, conservano la loro unità in un’unica Federazione; in Israele la Federazione nazionale comprende ebrei, arabi, drusi, cattolici e ortodossi; e per tutti il patrono resta San Giorgio, l’uccisore di draghi. In Sudafrica dagli Anni ”60 tutti i gruppi etnici erano accolti nell’associazione che Nelson Mandela più volte presentò come un modello. B.-P. stesso nel 1939 sfiorò il Nobel per la Pace, che poi quell’anno non venne assegnato. Morì nel 1941, lasciando sicuramente il mondo un po’ migliore di come l’aveva trovato, se non altro per aver trasformato l’eredità colonialista britannica del Grande Gioco mediorientale in un «grande gioco allegro all’aperto» per ragazzini di tutto il mondo.
Lupetti e coccinelle
Bambini tra gli 8 e gli 11 anni riuniti in «branchi». L’iconografia usata è tratta dal Libro della Giungla, i capi hanno i nomi dei protagonisti:, Akela, Bagheer, Baloo. La dimensione prevalente è il gioco. Il saluto è «buona caccia».
Scout e guide
Ragazzini tra gli 11 e i 15 anni, riuniti in «reparti» divisi in «squadriglie» con nomi di animali (Pantere, Volpi, Falchi) guidate da uno di loro, solitamente il più grande ed esperto. La dimensione è l’avventura, il saluto è «Buon sentiero».
Rover e scolte
Giovani tra i 16 e i 18 anni riuniti in un Clan. La dimensione è l’impegno sociale, il saluto è «Buona strada».