Guido Santevecchi, Corriere della Sera 18/2/2007 Maria Chiara Bonazzi, La Stampa 18/2/2007 Enrcio Franceschini, 23/2/2007, 18 febbraio 2007
TRE ARTICOLI SUL PRINCIPE HARRY CHE VA A COMBATTERE
IN IRAQ
LONDRA – Nelle ultime settimane è stato il principe dei night club, inseguito dai fotografi all’alba mentre usciva dai locali del West End londinese dopo bevute epiche con i compagni: due sabati fa il conto di sei ore di champagne e intrugli alcolici vari è stato di 11 mila sterline (16 mila euro). Ma entro la fine del mese Harry, terzo nella linea di successione al trono, potrebbe trascorrere le notti nel deserto iracheno, di pattuglia come sottotenente Wales dei Blues and Royals. «Stiamo risolvendo gli ultimi dettagli, poi partirà per la zona di operazioni, come aveva chiesto con insistenza», ha detto un alto ufficiale al Daily Mirror. Secondo le fonti del giornale l’annuncio che un membro della famiglia reale va alla guerra sarà dato ai Comuni dal ministro della Difesa Des Browne il 26 febbraio.
L’informazione sembra attendibile. Clarence House, residenza del principe di Galles Carlo, ha rifiutato ogni commento. E anche la Difesa sostiene che «si tratta solo di speculazioni, perché non sono ancora stati decisi gli avvicendamenti dei reparti».
Ma i Blues and Royals, uno dei reggimenti più carichi di tradizione dell’Esercito britannico che ha in bacheca anche una bandiera strappata ai francesi con una carica a Waterloo, è in attesa di ordini. I cavalleggeri erano rientrati dall’Afghanistan a ottobre, quando il sottotenente Harry Wales era ancora in addestramento, e dopo un periodo in caserma a Windsor per riorganizzarsi è di nuovo il loro turno. Questa volta dovrebbe essere l’Iraq.
Un altro indizio: Harry ha appena terminato un corso Optag (Operational Training and Advisory Group) dedicato solo ai militari destinati all’Iraq. Lezioni rudimentali di lingua araba e poi gestione di folle di dimostranti, tecniche di pattugliamento, informazioni sulle mine. Nessuno segue un Optag se non è diretto al fronte: «Non si sprecano soldi, tempo e personale di questi tempi» spiega un ufficiale.
Harry, che ha compiuto 22 anni, si era arruolato nell’esercito nel 2005. Dopo 44 settimane di corso allievi ufficiali ha ricevuto i gradi ad aprile dell’anno scorso. E subito si era posto il problema. Si può mandare il figlio del futuro re a rischiare la vita? La presenza di un bersaglio così importante non metterebbe in pericolo anche gli undici uomini del plotone di carri leggeri Scimitar ai suoi ordini? La risposta l’aveva data il principe: «Non sono andato a Sandhurst per poi piazzare il sedere su una sedia mentre i miei ragazzi vanno a battersi per il loro Paese».
Aveva anche minacciato di lasciare la divisa se lo avessero tenuto indietro.
Ma ora il tempo delle parole e dell’attesa sembra esaurito. I carri Scimitar dei Blues and Royals dovrebbero raggiungere il contingente di 7 mila militari britannici nel Sud dell’Iraq entro aprile. Zona di impiego il confine con l’Iran. Il comando, a Bassora, sta cercando di bloccare infiltrazioni: gli Scimitar, molto mobili, servono per azioni di ricognizione nella caccia ai guerriglieri.
Una zona maledettamente esposta che non riserva incarichi «sicuri» a nessuno: l’intelligence Usa ha appena accusato Teheran di essere il maggior fornitore di ordigni trappola usati dalla guerriglia irachena per gli agguati. Dal marzo del 2003 il contingente inviato dal governo Blair ha già perso 130 uomini.
Anche per questo non sembra pensabile a questo punto che Harry non parta: sarebbe difficile da spiegare a un Paese che pur essendo in maggioranza contrario all’invasione dell’Iraq ha combattuto e versato sangue. Il principe, che ha un carattere turbolento teoricamente adatto alle gesta sul campo, ha in mente anche la tradizione di famiglia. Giorgio II fu l’ultimo sovrano a guidare l’esercito inglese in battaglia nel 1743, ma il bisnonno Giorgio VI prima di salire al trono fu ufficiale di Marina durante la Prima guerra mondiale e partecipò alla battaglia delle Jutland. Anche il nonno Filippo si è distinto in azione in mare durante la Seconda guerra mondiale e lo zio Andrea è l’ultimo della Royal Family ad «aver visto l’azione» come si dice nel gergo militare britannico: era pilota di elicottero della Marina e partecipò alla riconquista delle Falklands nel 1982. Anche il padre Carlo ha servito nella Raf e poi nella Royal Navy, ma la sua esperienza è stata psicologicamente tormentata: l’erede al trono ha confidato che quando comandava un dragamine il suo incubo ricorrente era di portarlo ad incagliarsi.
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LA STAMPA, 18/2/2007
l principino Harry va alla guerra, scortato dalle teste di cuoio, dopo mesi di mugugni in sordina da parte di generali e governo mica poi così convinti della necessità di mettere ulteriormente a repentaglio truppe ordinarie e speciali al seguito del terzo in linea di successione al trono d’Inghilterra. Ma tant’è: dopo aver minacciato di dimettersi dall’esercito se non gli fosse stata data la possibilità di servire al fronte, il secondo figlio di Carlo e Diana l’ha spuntata ed entro un paio di settimane sarà spedito in Iraq, prima a Bassora e poi in ricognizione nel deserto al confine con l’Iran.
I più cinici obiettano che si tratta di un capriccio pericoloso, e fanno notare che finora le missioni di ricognizione di Harry (fuori servizio, sia ben detto) hanno riguardato solo i night-club più ”in” di Londra, quali l’Embassy, il Mahiki e il Cuckoo, dove il principe è noto per cavarsela molto bene fra un arsenale di cocktail in grado di mandare lunghi distesi uomini dalla fibra meno tenace.
Eppure, stando a quello che scrive il «Daily Mirror», il secondogenito ventiduenne di Carlo e Diana comanderà una dozzina di soldati in carri armati leggeri con il grado di secondo tenente del Blues and Royals Regiment. Un’alta fonte militare avrebbe confermato: «In qualità di giovane ufficiale Harry vuole andare in guerra per una questione di orgoglio. Dal suo punto di vista, l’addestramento che ha ricevuto non serve se non può essere messo in pratica». Sempre secondo il tabloid, il ministro della Difesa britannico Des Browne potrebbe dare già il 26 febbraio l’annuncio ufficiale della partenza di Harry.
Poiché le strade e le città dell’Iraq sono troppo pericolose, l’imminente comandante Wales sarà spedito nel deserto, a raccogliere informazioni sui movimenti dei ribelli sciiti. Ma anche così non si sa quanto a lungo il nipote della regina possa restare fuori dal tiro deliberato di mortai e granate. Il rischio più ovvio è che in Iraq il nipote della regina trasformi in preda ambita anche i suoi uomini, che guideranno carri armati Scimitar. Come minimo, si presume che le autorità militari dotino il convoglio anche di veicoli corazzati, e ancor più probabilmente di copertura aerea.
Forse Harry ha ambizioni egualitarie, vuole dimostrare di non essere uno scapestrato titolato, o magari è stufo marcio di essere scortato dalle guardie del corpo persino lungo quei pochi e ripetitivi (per non dire sfocati) metri che separano la porta d’ingresso del night-club dalla macchina blindata antistante. Il punto è che lasciarlo senza protezione non si può, neppure in guerra. Per quanto il principe vada proclamando di non voler «restarsene accomodato sul sedere mentre i suoi soldati vanno al fronte», le temibili SAS, ovvero le teste di cuoio britanniche, avranno l’incarico di accompagnarlo.
Nei mesi scorsi le autorità militari, a sentire il «Sunday Times», avevano discusso per bene la questione della sicurezza di Harry in zona di conflitto. Alcuni alti ufficiali «si erano opposti», con l’argomento che le teste di cuoio possono essere usate meglio, anziché star dietro al principe. Ma evidentemente nessuno se l’è sentita di lasciar sguarnito Harry. Una fonte, citata dal settimanale, ha detto: «L’esercito non vorrebbe certo assumersi la responsabilità se il terzo in linea di successione al trono venisse fatto fuori».
Era già qualche settimana che le cronache alternavano gli exploit alcolico-discotecari di Harry alle allusioni a una sua partenza imminente per il fronte. Una volta i tabloid riportavano la notizia di un cocktail da 100 sterline, una specie di sturalavandini composto da champagne, rum, brandy e liquore alla pesca sufficiente ad abbeverare otto persone e consumato con somma disinvoltura dal principe insieme alla sua fidanzata in perma-minigonna Chelsy Davy.
Un’altra volta Harry veniva fotografato mentre veniva scortato in fretta e furia fuori da un night-club dove chissà quale ospite del Grande Fratello televisivo si stava accapigliando con qualcun altro. Un’altra volta ancora, nel bel mezzo di tutta questa eccitazione intellettuale, era arrivata alla spicciolata la notizia che Harry si era sottoposto a un corso militare intensivo di due giorni riservato ai soldati in partenza per l’Iraq, per istruirli in qualcosa che un seppur serio giornale aveva definito come «consapevolezza culturale, tecniche di ricognizione, comportamento in mezzo a una folla e rudimenti linguistici». Due giorni per un addestramento monumentale e delicato di questo genere?, si era chiesto qualcuno.
Subito dopo, la conferma: Harry al fronte ci va davvero. Quante settimane o mesi resterà, non si sa. La sua fidanzata, che finora ha viaggiato avanti e indietro con l’aereo per venirlo a trovare, resterà nel natìo Zimbabwe. Festaiola e scosciata, Chelsy non potrebbe essere più diversa da Kate Middleton, la sobria ragazza di William, ma Harry l’ha comunque già presentata alla nonna. Anche il fratello maggiore, che fa parte dello stesso reggimento dei Blues and Royals, aveva espresso il desiderio di andare alla guerra, ma a quanto pare da questo orecchio le autorità militari non ci sentono. I rischi, per il secondo in linea al trono d’Inghilterra, sarebbero davvero troppi.
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la Repubblica, 23/2/2007
ENRICO FRANCESCHINI
dal nostro corrispondente
LONDRA - La Gran Bretagna ritira un esercito ma in compenso arruola un principe. Il giorno dopo l´annuncio di Tony Blair in parlamento sull´inizio del ritiro delle truppe britanniche dall´Iraq, il ministero della Difesa conferma ufficialmente ciò che le indiscrezioni dicevano da tempo: Harry di Windsor, 22 anni, terzo in linea di successione per il trono dopo il padre Carlo e il fratello maggiore William, presterà servizio sul fronte iracheno con il suo reggimento di cavalleria leggera, ossia di carristi, i "Blues and Royals", una delle unità più decorate al valore nella storia di questo paese.
Nonostante la fama di scavezzacollo, le risse con i paparazzi fuori dalle discoteche, le controversie per gli spinelli, l´alcol e il ballo in maschera a cui si presentò indossando una divisa con la svastica nazista, il secondogenito di Carlo e della scomparsa principessa Diana ha sempre avuto una passione per la vita militare: da bambino collezionava stemmi dell´esercito, non appena ha avuto l´età giusta è entrato all´accademia di Sandhurst, il centro di addestramento più severo del Regno Unito, da cui sono usciti grandi comandanti, eroi e non pochi sovrani (come re Hussein di Giordania). «Non esiste che io vada a Sandhurst e poi tenga il sedere a casa, mentre i miei compagni combattono», aveva detto nel giorno del suo ultimo compleanno, «è un´affermazione che può suonare esageratamente patriottica, ma è vera». Lo stato maggiore, nonostante i timori per la sua incolumità, gli ha dato retta.
Ma non è solo lui a correre rischi. Diventando il primo membro della famiglia reale che parte per la guerra dopo suo zio Andrea, duca di York, che servì nel 1982 come pilota di elicotteri durante il conflitto per la riconquista delle isole Falklands, Harry attirerà inevitabilmente su di sé l´attenzione dei terroristi e della guerriglia irachena. «E´ come se il presidente Bush inviasse un figlio a combattere in Iraq», scrive l´ Evening Standard, «l´invio al fronte fa ovviamente onore ad Harry, ma lo trasformerà nel bersaglio numero uno per la resistenza, così aumentando il pericolo per i suoi commilitoni, dovunque lui si trovi». I servizi di sicurezza si aspettano un aumento degli attentati suicidi contro le forze britanniche dislocate nel sud dell´Iraq: «Uccidere il principe» potrebbe diventare la parola d´ordine per tutti i gruppi di fanatici estremisti nell´area di Bassora. Per questo, secondo indiscrezioni che circolano a Londra, Harry verrà protetto 24 ore su 24 da un gruppo di paracadutisti delle Sas, il commando di elite antiterrorismo dell´esercito britannico.
Il principe dovrebbe partire con il suo reggimento tra maggio e giugno, con la prospettiva di rimanere in Iraq sei mesi. Nei "Blue and Royals", dove viene chiamato Wales, ha il grado di sottotenente e i compiti di un comandante di plotone: è addestrato a guidare dodici uomini su quattro veicoli da ricognizione Scimitar, generalmente per missioni dietro le linee nemiche. Il ministero della Difesa ha reso noto che, appunto per ragioni di sicurezza, non diffonderà alcuna informazione sulla esatta dislocazione del principe né dettagli sul suo ruolo in Iraq.
Anche suo fratello William è arruolato nei "Blue and Royals", dove sta per ultimare la formazione da ufficiale: ma come diretto erede al trono è escluso che venga spedito al fronte, la sua vita non può essere messa a rischio. Si prevede che, concluso l´addestramento, verrà mandato in Irlanda del Nord, dove il conflitto tra indipendentisti e monarchici è ormai pacificato. Per Harry, tuttavia, non mancano i precedenti: suo zio Andrea, comportatosi con onore alle Falklands; e suo nonno Filippo di Edimburgo, il marito della regina Elisabetta, che ha servito nella Marina militare britannica durante la seconda guerra mondiale. Il tempo in cui i re incrociavano le armi in battaglia, come Riccard Cuor di Leone, è passato da un pezzo; ma ai principi, come nelle favole, è ancora concesso dare prova di coraggio e ardimento (Enrico Franceschini)