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 2007  febbraio 17 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 19 FEBBRAIO 2007

Davide Bortolato, operaio della Fin.Al. di Vigonza (lavorazioni di alluminio), direttivo Fiom; Amarilli Caprio, impiegata Tnt (spedizioni) di Milano, Filt (Federazione del lavoratori dei trasporti) Cgil; Massimiliano Gaeta, operaio dell’Alstom di Sesto San Giovanni, delegato Fiom; Andrea Scantamburlo, operaio della Zf di Selvazzano (motori marini), Fiom; Vincenzo Sisi, operaio della Ergom di Borgaro (materie plastiche), delegato Cgil; i fratelli Alessandro e Massimiliano Toschi operai alla Fin.Al e alla Parpas di Cadoneghe, Fiom (il secondo nel direttivo di Padova); Valentino Rossin, postino di Abano Terme, Slc (Sindacato lavoratori della comunicazione) Cgil: su 15 presunti terroristi rossi arrestati la settimana scorsa, 8 sono sindacalisti. [1] Rosa Castellano: «Con l’eccezione di Federico Salotto, la cellula padovana delle nuove Brigate rosse era sindacalizzata al 100%». [2] Francesco Grignetti: «Ci sono anche intrecci sentimental-rivoluzionari. A Milano, una dirigente del sindacato, Angela Ferretti, viene pizzicata nella notte mentre attacca manifestini a favore degli arrestati. Angela è la convivente di Massimiliano Gaeta. A Padova, un altro terrorista lo hanno preso nel letto della responsabile della segreteria provinciale della Cgil». [3]

«Agatha Christie diceva che un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi. Tre indizi fanno una prova. Libri gialli a parte, è evidente: nel sindacato c’è qualcosa che non funziona» (Mattias Mainiero). [4] Il giuslavorista Pietro Ichino (tessera Cgil dal ”69), tra i possibili bersagli dei terroristi: «Che tra gli arrestati ci siano iscritti alla Cgil non vuol dire niente. Chiunque voglia pescare in un ambiente sindacalizzato di sinistra è chiaro che si iscrive alla Cgil dove non ha difficoltà a mimetizzarsi tra 5 milioni di tesserati». [2] Andrea Montagni, dirigente di punta della Cgil di Firenze già nel mirino delle Brigate Rosse: «La Cgil è il luogo più adatto per nascondersi. la più grande organizzazione democratica che ci sia, ha cinque milioni di iscritti, è come una foresta per chi non si vuole far prendere: molto più indicata dei cespugli». [5]

Nessuno degli otto arrestati ricopriva nel sindacato incarichi di primo piano. Stefano Filippi: «Due, però, figurano tra i 100 membri del consiglio direttivo della Fiom (la federazione dei metalmeccanici) di Padova come delegati delle rispettive aziende». [6] Il ministro dell’Interno Giuliano Amato: «Non so se si può parlare di ”adesione” alla Cgil, o di ”infiltrazione” in Cgil». Massimo Martinelli: «A leggere L’Aurora, l’opuscolo utilizzato dai brigatisti per diffondere il loro credo, si capisce chiaramente che la Cgil era semplicemente ”infiltrata”. Perché questa è la strategia delle nuove Br: infiltrare diversi strati della società, contaminarli, esasperare le conflittualità e indirizzare la massa contro lo Stato, che è ”imperialista” a prescindere dal colore politico del governo in carica. La leva per toccare il cuore della gente è il concetto di precarietà diffusa. Precarietà di tipo professionale, innanzitutto. Che diventa precarietà esistenziale per l’impossibilità di fare progetti per il futuro». [7]

La Cgil non è un gruppuscolo. Vittorio Feltri: « la sigla più pesante e con maggiore capacità di mobilitazione che ci sia in Europa. Detta legge nelle piazze italiane. Lo fa non soltanto a proposito di contratti (quello non si usa più) o di pensioni, ma a proposito di Iraq, Afghanistan, aborto, procreazione assistita e coppie di fatto. Si distinse nel bloccare qualsiasi iniziativa legislativa di Berlusconi con scioperi generali. Ora non ha bisogno di agire: basta la minaccia; e il governo non muove un muscolo se dispiace a Epifani e ai suoi». [8] Giuliano Cazzola, in Cgil (da leader) per quasi trent’anni: «Nella Cgil sono molte le cose che non vanno. Che poi le stesse implichino sospetti di collusione, mi sentirei di escluderlo. Per iscriversi a un sindacato non c’è da presentare un curriculum: basta sottoscrivere una delega». [9] Giorgio Cremaschi, segretario dei metalmeccanici della Fiom e leader della corrente di sinistra della Cgil: «La Fiom ha 18mila delegati: siamo facilmente infiltrabili, non ci sono mezzi per impedirlo». [10] Un sindacalista di Padova: «Nel direttivo della Fiom ci sono 125 persone, una enormità. Forse una rete molto grande serve a prendere molti pesci. Ma così si raccolgono anche quelli avvelenati». [11]

«I funghi non nascono se non c’è l’umidità giusta e la temperatura giusta».
Giovanni Contento, segretario nazionale della Uilm: «La Cgil ha aperto i recinti, come li chiamo io, e ha fatto entrare di tutto. Nel 2001 Cofferati ha fatto entrare nel sindacato i no global, i violenti, i finti pacifisti, chi brucia le bandiere americane e scrive contro i poliziotti. Un sottobosco pieno di tutto, anche di marcio. Adesso, a distanza di qualche anno, si vedono i risultati». [12] Gianni Rinaldini, segretario della Fiom: «Hanno attaccato la Fiom dicendo che non è stata vigilante contro i terroristi. Ma la polizia, per scoprire questa rete, ha fatto indagini per 3 anni. La Fiom non fa pedinamenti e indagini. Chi sceglie la clandestinità, del resto, se non è un coglione sta in camuffa». [13] Ottaviano Del Turco, segretario aggiunto della Fiom dal ”77 e della Cgil dall’83 al ”93: «I dirigenti del sindacato devono stare più spesso a contatto con i lavoratori e non, come ha detto Pierre Carniti, andare in fabbrica una volta ogni 26 anni». [14]

Il vero comune denominatore dei presunti terroristi è la frequentazione del centro sociale ”Gramigna”. [15] Leonardo Mazzotta, segretario della Fiom padovana: «Sì, sapevamo che Bortolato e gli altri frequentavano il centro sociale Gramigna. Sapevamo che lì parlano sempre di rivoluzione e lotta di classe. Ma dire che un giorno ci sarà la rivoluzione, non è reato. Come potevi mandarli via con un’accusa come questa?». Sarebbe bastato dare un’occhiata al sito del Centro popolare occupato Gramigna per capire che con la Cgil ha ben poco da spartire. Jenner Meletti: «Il fascismo - annunciano nelle pagine dove c’è anche l’appello per la manifestazione di sabato a Vicenza - può e deve essere sconfitto con ogni mezzo. Fascisti al muro. L’unica giustizia è quella proletaria». [11] Cremaschi: «Sarebbe grave escludere i centri sociali, negarne la costituzionalizzazione; perché i centri sociali accolgono emarginati, giovani, migranti. Parlano un linguaggio a volta inaccettabile, peraltro non peggiore di quello dei talk-show politici, ma non hanno nulla a che vedere con il terrorismo». [16]

Che significa che si devono ”costituzionalizzare” i centri sociali? Fausto Durante, l’unico riformista della segreteria Fiom: «Chi va in in posti dove all’ingresso ci sono scritte come ”Digos boia” e ”Sbirri assassini”, chi pensa che le manifestazioni siano l’occasione per la caccia ai poliziotti, si pone fuori dalla legalità. La differenza tra me e chi la pensa come Cremaschi è che io in questi posti non ci vado». [17] Mario Pirani: «Nel momento che si organizzano, come da tempo pratica la Fiom, manifestazioni e azioni di lotta comuni con i sostenitori di simili farneticazioni ideologiche, nel momento in cui, come sabato a Vicenza, la Cgil veneta si presenta con gli Scalzone e i ”disubbidienti” di Casarini (mentre i dirigenti Cisl e Uil del Veneto sono sotto scorta) non ci si meravigli se giovani delegati sindacali finiscano per confondere le sigle e magari qualcuno si presti a subire il fascino di un’azione armata che si presenta come logica conseguenza di certi slogan». [18]

I terroristi sono dentro il Movimento e hanno infiltrato il sindacalismo di base. Sergio Segio (22 anni passati in carcere, fondatore di quella Prima linea che fece 23 morti): «Sono dentro il sindacato e il movimento pur essendo contro il sindacato e il movimento. In un certo senso sono concorrenti. Provano a reclutare nuove leve in quei mondi perché lì il mito della rivolta, della palingenesi armata, può avere ancora il suo fascino.
E perché la sinistra non ha mai riconosciuto tutto questo». [19] Cremaschi: «Oggi nei luoghi di lavoro non ci sono più grandi movimenti di lotta. C’è invece la solitudine dei lavoratori. Ai quali i terroristi dicono: guarda che la Fiom, i delegati, non servono a niente, non combineranno niente. Si infiltrano, immagino, per reclutare. Il terrorista sceglie la strada del tradimento della fiducia, della dissimulazione, della doppiezza». [10]

Il progetto di questo terrorismo non sarebbe agire dentro grandi movimenti, ma a lato della solitudine operaia, di fronte alle ingiustizie e al malessere sociale. Cremaschi: «Non ci sono solo i precari: tanti lavoratori a mille, mille e 200 euro al mese fanno una vita senza speranza, senza prospettive. Noi siamo avversari dei terroristi proprio perchè proponiamo, con grandissima difficoltà, l’idea che un altro mondo è possibile, e che lo si può conquistare con la lotta sociale». [10] Loris Campetti: « difficile immaginare che gli operai arrestati oggi ritengano, come negli anni Settanta, la Fiom un nemico da travolgere insieme alle istituzioni dello stato borghese. più realistico pensare che chi - stando all’inchiesta milanese - operava nel sindacato e insieme progettava azioni terroristiche, ritenesse necessaria ma insufficiente la prima battaglia e dunque che si dovesse procedere anche lungo un altro sentiero». [20] Massimiliano Murgo, delegato Fiom e operaio alla Marcegaglia indagato per concorso in associazione sovversiva con finalità di terrorismo ecc.: «Con la storia delle Brigate rosse, il mio sindacato ci marcia. E ne approfitta per levarsi di torno i rompiscatole. Mi sembra chiaro. Scaricano i rivoltosi della base. Quelli che hanno il coraggio di non seguire le disposizioni dall’alto. Io mi batto per gli interessi dei lavoratori. La Finanziaria danneggia le classi meno abbienti. La Cgil vuol farci credere il contrario. Ma io non ci sto». [21]