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 2007  febbraio 17 Sabato calendario

«Diecimila guerrieri per un´offensiva sanguinosa»: è l´annuncio della campagna di primavera dei Taliban

«Diecimila guerrieri per un´offensiva sanguinosa»: è l´annuncio della campagna di primavera dei Taliban. Gli "studenti coranici" sono tutt´altro che sconfitti e preparano un´altra stagione di sangue dopo un anno passato a contrastare la Nato. La vitalità dei Taliban era nota, anche se curiosamente c´era chi cercava di spacciare lo stillicidio di attentati nel Sud per "colpo di coda", cioè prova definitiva che il fronte integralista si era ormai disgregato. Ma se la logica non era sufficiente, a confermare che l´Afghanistan è tutt´altro che pacificato è arrivato sulle linee telefoniche satellitari il proclama del mullah Abdul Rahim. Il portavoce dei Taliban ha chiamato l´agenzia Reuters per annunciare la nuova offensiva. «Quando il tempo sarà più caldo e le foglie saranno verdi», ha detto il religioso, «scateneremo attacchi sanguinosi contro le truppe a guida statunitense». Opinione diffusa fra gli analisti è che si tratterà soprattutto di guerriglia e molto probabilmente aumenteranno gli attentati kamikaze. Gli attacchi suicidi, costati la vita ad oltre 200 persone, finora erano meno utilizzati rispetto all´Iraq. Ma in futuro non potranno che aumentare, se è vero ciò che il fronte integralista proclama, cioè che i kamikaze pronti al sacrificio sono già duemila, e altri tremila sono in addestramento. Che il fronte Al Qaeda-Taliban sia sempre più baldanzoso in Afghanistan lo dimostra anche il video diffuso su internet con cui gli integralisti mostrano «un Olocausto americano», cioè l´attacco alla base Usa di Arghandab, nella provincia meridionale di Zabul, conquistata e devastata dai Taliban dotati di mitra e lanciarazzi. E un´altra conferma arriva dall´esecuzione di tre "collaborazionisti", un poliziotto e due civili, che «spiavano i Taliban per conto degli americani e delle forze Nato». L´impiccagione è avvenuta in un villaggio 25 chilometri a nord di Lashkar Gah, capitale della region di Helmand.  proprio il sud la zona più rovente: qui le attività degli integralisti sono più evidenti e qui la Nato è richiesta di maggior impegno. Nei giorni scorsi il Canada, uno dei Paesi più coinvolti (schiera 2500 soldati) si era interrogato sulla decisione di restare in Afghanistan, e dubbi avevano colpito anche l´Australia. A far nascere i problemi era soprattutto il sospetto di un progressivo disimpegno americano nell´area, legato alla scarsa disponibilità di truppe da parte di Washington. Ieri Rick Hillier, capo di Stato maggiore canadese, ha fatto sapere che «va bene così», perché sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna hanno messo a disposizione altre truppe.