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 2007  febbraio 17 Sabato calendario

MILANO

Sul mercato decide il prezzo. Alessandro Profumo lo sa. Perciò, un po’ per provocazione e un po’ per confermare il suo ritratto di banchiere all’anglosassone, l’amministratore delegato di Unicredito dice al settimanale russo Expert: «Se per la banca offrissero 9 euro ad azione, comincerei a trattare». Ipotesi, fantasie: non ci sono candidati compratori. Ma il concetto è chiaro: se parliamo di mercato, e non di recinti e protezioni, tutto è in vendita, la contendibilità è un valore che si misura sul prezzo. In questo caso il premio rispetto al valore di mercato sarebbe di quasi il 30%.
Soprattutto dopo l’acquisizione in Germania di Hvb, Profumo ha azionisti di peso ma non di riferimento, l’istituto di Piazza Cordusio non è governato da patti di sindacato. Il top manager dice dunque: «Non avrei nulla contro la vendita di Unicredito se il compratore pagasse un buon prezzo ai nostri soci. Se invece offrissero il prezzo di mercato o anche un premio del 10% direi di no. «Un’eventuale offerta sarebbe in realtà uno stimolo a diventare più efficienti». Più anglosassone di così.
Il topmanager, che oggi compie 50 anni, sa bene anche che Unicredito è considerato relativamente al sicuro da blitz e incursioni estere: dopo l’operazione tedesca capitalizza oltre 70 miliardi ed è così ai primi posti della hit parade europea del settore. Ha anticipato gli altri big italiani che proprio per mettersi al riparo hanno dovuto fondersi fra loro: il merger fra Intesa e Sanpaolo è «stata favorita dai timori delle due banche di essere acquisite rispettivamente da Crédit Agricole e Banco Santander».
Più che una preda, Unicredito è considerato un predatore. All’estero, certo, ma sul mercato si continua a guardare a Piazza Cordusio ancora come un attore di aggregazione anche nel nostro paese: perché le basi domestiche rendono più forti oltrefrontiera; perché il peso della componente tedesca e austriaca del gruppo è notevole e potrebbe crescere in termini relativi; infine perché la rete Unicredito ha alcuni punti di debolezza spesso sottolineati dagli analisti. Profumo indica infatti la volontà di aprire nuovi sportelli in Lombardia, area che l’istituto non sembra presidiare al meglio.
E acquisizioni? Al banchiere non dispiacerebbero in Italia o nel Centro est Europa. Ma sottolinea: «Se ci sarà un’opportunità» di fare shopping «potremmo naturalmente considerarla, tuttavia non vedo obiettivi possibili all’orizzonte». Risposta indiretta alle voci ricorrenti su possibili operazioni con Capitalia o su un’offerta per la Popolare Milano? Forse. Profumo preferisce parlare di crescita all’estero: l’obiettivo in Russia è di portare entro il 2008 le succursali da 45 a 100; nei prossimi dieci anni l’interesse sarà forte per Cina e India.
Il settimanale Expert vuole comunque fare un ritratto completo del banchiere. Chiede perciò qualcosa anche sulle letture del banchiere che si lascia andare a una piccola confidenza: solo di recente ha «divorato» «l’Isola del tesoro». Infine, la classica domanda alla quale non ci si può sottrarre: il più grande successo e l’insuccesso che brucia di più. Il primo è scontato: l’acquisto di Hvb. Per il secondo bisogna tornare al famoso weekend del marzo ’99, quando Antonio Fazio ha bloccato la doppia Opa «ostile». E Unicredito non è riuscito a conquistare la Comit.