Varie, 16 febbraio 2007
LORANDI
LORANDI Bruno 10 febbraio 1949. Marmista. Condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Clara Bugna, trovata uccisa il 10 febbraio 2007 • «Un enigma. Troppi elementi, secondo gli investigatori, non quadrano nella morte di Clara Bugna, 54 anni, strangolata [...] dalla cintura di un accappatoio, nella casa dove viveva col marito Bruno Lorandi a Nuvolera, venti chilometri da Brescia sulla strada per il lago di Garda. A scoprirla riversa sul pavimento del soggiorno, al secondo piano della palazzina in via Vespucci, è stato lui, Lorandi, ora iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario. Avvertito del mancato arrivo della moglie sul posto di lavoro – il ristorante La Scaiola, poco distante, dove da anni Clara serviva ai tavoli – alle dieci Lorandi è rientrato precipitosamente a casa. Ha aperto la porta, la scena che gli si è parata innanzi è stata tale da farlo finire in ospedale per un malore. La tv era accesa, il ferro da stiro pure. Lei per terra. Morte violenta? La prima ipotesi dei carabinieri è quella di un suicidio. Ma bastano poche ore perché alcune singolari coincidenze allunghino una luce fosca sull’intera vicenda, e spingano il pm titolare dell’indagine, Roberta Licci, a predisporre accertamenti minuziosi. E a chiamare i Ris di Parma. Anzitutto lei, Clara. Silenziosa, coraggiosa, composta in un mai sopito dolore. Così la descrive chi la conosceva. Alle sue spalle una tragedia: il delitto del figlio Cristian, dieci anni. Il 28 aprile 1986 uscì di casa per andare a giocare, il giorno dopo fu scoperto con un filo di ferro attorno al collo, sul monte Maddalena. Strangolato anche lui, come sarebbe toccato in sorte alla mamma. Avvinto da una crudele quanto beffarda simmetria del destino, eliminato da una mano rimasta ignota. Poi c’è Bruno Lorandi, marito di Clara, padre di Cristian. Ancora coincidenze inquietanti sullo sfondo. Operaio in una ditta di marmo [...] era stato alla ribalta per mesi. Fiumi di inchiostro erano stati spesi sul suo conto. Fu lui a trovare il corpo del bimbo dopo che aveva ricevuto una strana telefonata, aveva raccontato. E il 10 febbraio ha scoperto lui la moglie morta, chiamato al telefono dai colleghi della donna. Fu lui che nella primavera del 1986, esasperato dai pesanti sospetti, disse, fece scrivere a un nipote una lettera anonima in cui cercava di deviare i dubbi di colpevolezza su un fantomatico maniaco. E fu sempre lui che confessò di aver messo il filo attorno alla gola di Cristian e di essersene sbarazzato dopo che era rimasto, fu la sua versione, ”accidentalmente” strangolato con il finestrino della vecchia Fiat 500. Salvo ritrattare, subito dopo. Qualche mese in carcere, poi inizia il processo. Lorandi viene assolto in tutti i tre gradi di giudizio. Chi sia ad aver ammazzato Cristian non si sa. Certo per la madre, che in questi anni ha sempre creduto all’innocenza del marito, una ferita aperta. Più volte aveva chiesto la riapertura delle indagini. Nulla. Fino all’epilogo. Uccisa dalla cintura di un accappatoio, conferma l’autopsia. Ma stretta da chi? Sul cadavere nessuna violenza. Porte e finestre chiuse, senza effrazioni. Lorandi quando torna a casa entra con le sue chiavi. Quelle di Clara, invece, che si dice tenesse sempre nella serratura, non si trovano. Sparite. Perché? La morte si colloca tra le 6,30, poco prima che l’uomo uscisse per recarsi al lavoro, e le 9,30-10, quando una parente chiama al telefono e lei non risponde. Ascoltato dai carabinieri, Lorandi tramite l’amico e difensore Alberto Scapaticci, si dichiara distrutto due volte. Vuole che i suoi cari trovino sepoltura vicini, nel cimitero di Nuvolera. Ma qualcosa non convince gli investigatori, troppe domande non trovano risposta. Così, dopo i sopralluoghi della scientifica dei carabinieri, a Nuvolera sono arrivati i Ris per passare al setaccio casa, cantina e garage. L’esame di macchie biologiche, disseminate ovunque, della cintura dell’accappatoio e di altro materiale continuerà oggi» (Beatrice Raspa, ”La Stampa” 16/2/2007).