Maurizio Caverzan, Il Giornale 10/2/2007, 10 febbraio 2007
La vocazione teatrale di Antonio Albanese. A 15 anni, con un padre muratore emigrato dalla Sicilia («Eravamo gli extracomunitari di oggi»), entra in fabbrica e fa il tornitore
La vocazione teatrale di Antonio Albanese. A 15 anni, con un padre muratore emigrato dalla Sicilia («Eravamo gli extracomunitari di oggi»), entra in fabbrica e fa il tornitore. «Mi mettevo la tuta: trapani, torni, bulloni. Stavo bene, la gente mi voleva bene perché l’Umberto, mio padre, aveva fama di gran lavoratore. Però, c’era un però. Non riuscivo a stare fermo, ero irrequieto, fisicamente irrequieto. Una sera un amico mi porta a vedere uno spettacolo teatrale: un’illuminazione. Come quando vedi la donna della tua vita. Son tornato e l’ho detto a mio padre: basta, cambio». E lui: «In che fabbrica vai?». «No, papà, m’iscrivo a una scuola di teatro». «Cazzi tuoi».