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 2007  febbraio 14 Mercoledì calendario

MARCO BELPOLITI



L’Italia ha scoperto il tornello. Meglio: la tornella, visto che i dizionari registrano così, al femminile, l’oggetto in questione, ovvero la porta girevole che, in luoghi o veicoli pubblici, consente l’accesso di una sola persona per volta (Zingarelli). Il nome è apparso solo nel 1961 in un dizionario enciclopedico, sebbene le famose porte girevoli degli alberghi fossero già in uso da molto tempo, a partire dagli hotel americani e francesi. Tornello da "tornare": tornare e ritornare. Ma anche nel senso di "girare". Tornello come ritornello, ovvero frase che si ripete in una canzone o in una poesia. Tutti ogni giorno usano tornelli: in ufficio, in fabbrica, negli ospedali, negli aeroporti, nelle stazioni pubbliche, nel metrò. Ora sono stati impiantati tornelli anche nei gabinetti pubblici, per sanzionare il pagamento di quel servizio un tempo libero. L’installazione del tornello negli stadi per disciplinare e controllare gli ingressi dei tifosi è l’ultimo episodio e l’ultimo luogo dove lo strumento viene introdotto. Esistono vari tipi di tornello: dal classico a tripode, che si usa anche nei supermercati, al girello, fatto a quadrifoglio, più friendly, sino ai tornelli a pettine, installati negli stadi, più duri, usati nelle metropolitane francesi, di Parigi in particolare, ma anche a New York, che impediscono lo scavalcamento con un balzo come accade ancora oggi nelle metropolitane italiane.
Ma al genere tornello appartengono tutti i passaggi interdetti dai sistemi elettronici, passaggi invisibili che si aprono mediante badges. Tornelli scorrevoli, a battente, girevoli, ma sono, almeno tecnicamente, tornelli anche le bussole antirapina installate agli ingressi delle banche. Qui il tornello inizia a funzionare mediante la lettura del pollice della mano (a fine giornata, si dice, le impronte verranno cancellate). Si è diffuso anche l’uso dei tornelli con smart card, a controllo elettronico ed elettromagnetico. Il tornello non è altro che un cancello che invece di aprirsi ruota su se stesso: un cancello che resta fermo, fisso, immobile, mentre siamo noi a varcarne la soglia. Farci entrare uno alla volta, questo il suo compito. Somiglia, come nel caso del tornello a tutta altezza, installato negli stadi, a una piccola gabbia. I bracci che includono, o escludono (il tornello non necessariamente si apre, può anche restare chiuso), sono disposti a 120° e in alcuni casi sono muniti di sincronismi servoassistiti. Lo scopo è di canalizzare il flusso delle persone: barriere anti-intrusione in acciaio zincato a caldo. Dopo l’11 settembre i gruppi sono diventati sospetti, anche se tutti abbiamo visto, a posteriori, nelle immagini Mohammed Atta transitare attraverso il tornello elettronico dell’aeroporto di Boston (turnstile in inglese).
In una società sempre più sorvegliata e controllata da telecamere, badge, tessere, impronte digitali, il tornello diventerà la nostra interfaccia più consueta, una sorta di automa non-antropomorfo a cui mostreremo i documenti di titolarità - abbonamento piuttosto che appartenenza alla ditta, carta d’identità piuttosto che la riservazione; lui verificherà lo stato positivo della nostra banda magnetica o del codice a barre, ed emetterà il giudizio accendendo una luce verde oppure rossa, sovente solo virtuale. Il tornello - o la sua memoria elettronica - saprà tutto di noi, ci dirà in futuro dove andare e dove sostare, una sorta di portiere vecchio stile, ma più affilato e implacabile: divinità imperscrutabile delle soglie e dei punti di passaggio. Se l’Ottocento ha inventato la rete metallica e il filo spinato - per mandrie e greggi -, diventato indispensabile per costruire Lager e Gulag, luoghi dell’esclusione, il XXI secolo userà il tornello, frutto del Novecento, per includere, rendere sicuri i luoghi in cui ci raduniamo: stadi, palestre, sale congressi, uffici. Ci chiudiamo dentro con più sicurezza: il pericolo, sperano tutti, resterà fuori.