Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 14 Mercoledì calendario

Pileri Paolo

• Terni 31 luglio 1944, Terni 13 febbraio 2007. Motociclista. Nel ”69 aveva iniziato a correre nella classe cadetti 60, di nascosto alla famiglia, poi nel ”73 era arrivato nel Mondiale. Nel 1975 aveva centrato il titolo 125 con la Morbidelli vincendo ben 7 gare. Con la moto pesarese aveva vinto anche un GP della 250, a Spa (Belgio), rompendo però per una disattenzione la coppa di cristallo. Appeso il casco al chiodo, aveva dato vita col fratello Francesco a un team, facendo da d.t. a piloti come Nieto, Gianola, Capirossi (2 titoli in 125), Gresini, Ueda. Poi i contrasti col fratello, le vicissitudini giudiziarie e l’uscita dalle corse • «Il ricordo di Paolo, ”Calimero” per tutti noi, per via della carnagione scura, parte da lontano, da quando, nel ”67, correvamo tra i cadetti 60, e lui usava lo pseudonimo di ”Piraña”, per non farsi scoprire. Amico fraterno, devo a lui la vittoria del Mondiale 250 del ”77. Infatti, dopo un infortunio al braccio subìto a Salisburgo, suggerì il mio nome a Giancarlo Morbidelli, che doveva scegliere un sostituto. Introverso, schivo, elegante, quasi sempre in gessato grigio, talvolta era difficile dialogare: era necessario interpretare i suoi silenzi, cosa che a me riusciva abbastanza bene. Dedito totalmente alla squadra, lavorava solo per battere, noi Davide, i Golia Giapponesi. Si prestò al gioco di squadra senza che nessuno glielo chiedesse, fino a cedermi pezzi della sua moto per completare la mia. Con la sua vocina, mi sussurrava: ”Dobbiamo inchiappettare quelli della Hondaflex!”. Indimenticabile è la sua resistenza al dolore. Ricordo una gara a Brno: era primo, malgrado una clavicola rotta, ma finì la benzina a poche centinaia di metri dal traguardo. Non pago, scese e spinse la moto giungendo 3°. Al Mugello alla visita medica il dottore gli pigiò su una clavicola fratturata, ma Paolo non fece una piega. Poi, usciti dalla stanza, sbiancò e si appoggiò a me madido di sudore, senza emettere un gemito. [...]» (Mario Lega, ”La Gazzetta dello Sport” 14/2/2007).