Varie, 14 febbraio 2007
GHIRINGHELLI Marcello
GHIRINGHELLI Marcello Torino 23 giugno 1942 («Sono nato da qualche parte sulle montagne del Piemonte nell’estate del 1941, ma sono stato notificato all’anagrafe di Torino il 23.6.1942, per cui ho guadagnato un anno di vita, almeno sulla carta»). Terrorista. Delle Brigate Rosse. «Un nome che compare in una delle pagine più orrende della storia del partito armato. Flash back. Torino, 21 ottobre 1982. In quell’orribile autunno di un anno di piombo un commando di brigatisti (due donne e tre uomini) assalta l’agenzia del Banco di Napoli, in via Domodossola; due guardie della Mondialpol, Antonio Pedio, 26 anni e Sebastiano D’Alleo, 27 anni, vengono catturate nell’atrio, disarmate e fatte stendere a terra. Prima di fuggire con il bottino uno dei br si avvicina alle guardie. Urla: ”Bastardi è una lezione per gli schiavi del padrone”; preme il grilletto e con due colpi alla nuca li ammazza. Sui cadaveri i terroristi lasciano un drappo rosso con la stella a cinque punte. Poche giorni dopo, 1 dicembre, i terroristi di via Domodossola vengono catturati: nel commando di fuoco formato da Br torinesi e superstisti della colonna partenopea delle Br c’è Marcello Ghiringhelli, nato nel 1941 a Torino, residente a Nichelino, figlio di un vecchio operaio della Fiat. 12 febbraio 2007, 25 anni dopo. Mentre la Digos perquisiva la sede in via Mocucco della cooperativa ”Outsider” e sequestrava il computer in uso a Macrello Ghiringhelli, Ilda Boccassini, il magistrato che per due anni, nel più totale riserbo, ha condotto la complessa indagine sul Partito comunista politico militare che si richiama alla ”Seconda Posizione” delle Br, aveva già avvertito il giudice di sorveglianza del carcere di Bollate (da pochi mesi è la dottoressa Ceffa) che all’ergastolano Ghiringhelli doveva essere subito revocato il regime di semilibertà (articolo 21 dell’ordinamento penitenziario). Dalle intercettazioni il br irriducibile condannato definitivamente all’ergastolo per i fatti di Torino, il 12 maggio 1986, dalla Corte di Cassazione, non solo era in contatto con la nuova generazione di terroristi ma dispensava consigli e offriva contatti in Svizzera (’due miei vecchi soci... anarchici”). Non solo. Secondo le intercettazioni, nonostante fosse da alcuni mesi a Bollate, carcere a custodia attenuata e, soprattutto, in semilibertà, voleva evadere. Nato per caso. il titolo dell’autobiografia che Ghiringhelli, cresciuto nel mito della Resistenza tradita, ex Legionario, stava scrivendo grazie a Davide Ferrario, il regista che lo aveva conosciuto a San Vittore e, deciso ad aiutarlo, nel 2003 gli aveva offerto un lavoro fuori dal carcere sostenendo la sua causa con il magistrato di sorveglianza, dottor Tranquillo, e grazie al parere favorevole di Luigi Pagano, l’ex direttore di San Vittore, ora Provveditore degli istituti di pena lombardi. ”Ghiringhelli? Solo un idiota”, dice ora Pagano. ”Che cosa vogliono appiccicargli? Ha 65 anni ed è anche malato; l’anno scorso ha avuto un ictus”, lo difende Ferrario che con Ghiringhelli aveva anche scritto la sceneggiatura per un film sulla vita dell’irriducibile. ”Se nel suo computer troveranno che si parla di rapine è perché stava scrivendo il libro”, aggiunge il regista. Solo fiction? A palazzo di Giustizia ieri non si respirava tanta benevolenza. Anzi. Come era possibile, si chiedevano gli inquirenti che un ergastolano che non ha mai avuto una sola parola nè di pentimento né di pietà per le sue vittime potesse uscire ogni mattina dal carcere? Senza mettere in dubbio il valore morale di certe leggi certo la storia di Marcello Ghiringhelli suscita non pochi interrogativi. Condannato all’ergastolo anche per gli ultimi omicidi compiuti in Campania dalle Br, a Natale del 1998 Ghiringhelli era uscito in ”permesso premio” dal carcere di Novara. Ma non rientrò. Quell’evasione suscitò molte polemiche tra sostenitori e critici della legge Gozzini sui permessi premio e la rabbia dei parenti delle vittime. ”Si è riaperta una ferita”, disse il fratello di D’Alleo. Nel gennaio 1999, fu la gendarmeria svizzera ad arrestare il brigatista per rapina a mano armata. Nel 2000 fu estradato in Italia, carcere di San Vittore. Scopre allora la sua vena letteraria; 3 anni dopo era già in semilibertà. Nato per caso o detenuto per caso?» (Chiara Beria di Argentine, ”La Stampa” 14/2/2007).