Varie, 14 febbraio 2007
DAVANZO
DAVANZO Alfredo Treviso 7 febbraio 1957. Terrorista. Ideologo delle Nuove Brigate Rosse, fu arrestato il 12 febbraio 2007. Nel giugno 2009 fu condannato a 11 anni e 4 mesi, pena confermata in secondo grado (giugno 2010) • «[...] uno dei capofila di Seconda Posizione, nome di battaglia ”Antonio”. S’è proclamato ”prigioniero politico”. Si era nascosto a Raveo, un minuscolo centro agricolo di poco più di 500 abitanti a 70 chilometri a Nord di Udine. Quel covo gliel’ha procurato un infermiere, Davide Rotondi, che lavora nelle case di riposo di Padova per conto di una cooperativa. Davanzo, latitante, faceva da trait d’union tra le cellule italiane e quelle all’estero. Fino al suo rientro clandestino in Italia il 12 novembre 2006, ha vissuto a Parigi da dove curava l’edizione del giornale del movimento, ”L’aurora”» (Alberto Custodero, ”la Repubblica” 13/2/2007) • «[...] Nel 1982, venticinquenne, è condannato a dieci anni per rapina a mano armata. Il 20 gennaio ”98 viene fermato a Parigi su richiesta della magistratura italiana, ma la Corte d’Appello parigina lo scarcera. Rimane lì finché scatta la prescrizione, passa in Svizzera e torna in Italia, dove prosegue nel redigere ”L’Aurora”, organo clandestino del movimento. Viso da duro, taglio degli occhi un po’ sfottente e enigmatico, dallo scorso ottobre viveva in un villaggio di montagna di 500 abitanti, Raveo (Udine), fra le montagne della Carnia, procuratogli da Davide Rotondi, 46 anni, di Padova, infermiere in una casa di cura ed ex sindacalista in un’azienda di Abano Terme. Niente auto, niente cellulare, soltanto un computer. ”Viveva da latitante senza più esserlo”, ha detto Ilda Boccassini. Per spostarasi, autobus e treno, spesso per raggiungere Milano e incontrare gli altri tre ”dirigenti”. I tre sono Vincenzo Sisi, Claudio Latino, Davide Bortolato. [...]» (Marco Neirotti, ”La Stampa” 13/2/2007) • «[...] L’uomo che i pm accusano di essere il capo delle nuove Br ”movimentiste”, l’ex latitante che lo scorso anno è rientrato dalla Francia in Italia da clandestino e con documenti falsi nonostante i suoi conti con la giustizia fossero saldati [...] Un’aria vagamente slava accentuata dalle basette, dai baffi e da un pizzetto che si prolunga oltre il mento. Gli occhi, azzurri, colpiscono il suo visitatore per la fredda sufficienza che riescono a mantenere anche nella spoglia celletta del primo piano del carcere. [...] fondatore del ”partito comunista politico-militare” [...] secondo i magistrati è sostanzialmente l’ideologo della formazione, il capo. E come tale ”egli si rapporta direttamente solo con i responsabili di nucleo”, e cioè i leader delle cellule di Torino, Milano e Padova. Un ruolo che si conferma nell’elaborazione contenuta nella rivista clandestina ”Aurora” di cui ”è sicuramente animatore”. Un foglio che predica, secondo quanto scrivono i pm, l’affiancamento della ”propaganda armata a un lavoro politico che, inserendosi in situazioni come le lotte sociali in fabbrica, le contestazioni contro la Tav in val di Susa e le proteste violente nelle periferie, lavori per portare il maggior numero di persone possibile sul terreno rivoluzionario preparando l’insurrezione”» (Marco Cremonesi, ”Corriere della Sera” 14/2/2007).