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 2007  febbraio 10 Sabato calendario

Smith: così sono cambiati i conflitti. Il Sole 24 Ore 10 febbraio 2007. Le guerre non sono e non saranno mai più quelle di una volta e i generali, spesso accusati, a ragione, di combattere il conflitto di ieri o dell’altro ieri, questa volta lo hanno capito prima dei politici, che continuano ad armarsi come in passato

Smith: così sono cambiati i conflitti. Il Sole 24 Ore 10 febbraio 2007. Le guerre non sono e non saranno mai più quelle di una volta e i generali, spesso accusati, a ragione, di combattere il conflitto di ieri o dell’altro ieri, questa volta lo hanno capito prima dei politici, che continuano ad armarsi come in passato. O almeno se n’è accorto qualche generale. la tesi che l’inglese Rupert Smith, 62 anni, smessa l’uniforme nel 2002 dopo importanti comandi in Iraq, Balcani e alla Nato, ha affidato a un pensoso libro di 430 pagine, The utility of force. Tha art of war in the modern world, edito poco più di un anno fa da Allen Lane in Gran Bretagna e appena pubblicato da Alfred A. Knopf negli Stati Uniti. Smith non è un isolato, e molti alti ufficiali d’Europa e d’America sono su linee non dissimili (si vedano nell’articolo principale i giudizi del generale Arpino). Ma non è ancora del tutto politically correct professarle. «La guerra non c’è più - dichiara Smith -. I conflitti non saranno più combattuti fra Stati, ma in mezzo alla gente». I nemici saranno regimi avventurosi e spregiudicati e il terrorismo. Il guaio è che i Governi e vari Stati maggiori mantengono grosse, rigide e monolitiche strutture militari anacronistiche ormai quanto la Linea Maginot. E quindi i leader politici non fanno buon uso del denaro pubblico assegnato alla Difesa, perché lo spendono per strutture che non sono in grado, quando necessario, di applicare la forza in modo efficiente e razionale. Il caso irakeno, dove bande di guerriglieri tengono in scacco 120mila uomini dell’esercito più moderno del mondo, parla chiaro. Smith fa ampio uso della storia militare, per arrivare a sostenere che oggi, con le guerre tradizionali, sono finite anche la vittoria e la pace. Solo attente, tenaci e precise operazioni politiche, diplomatiche e militari convergenti, e limitate, possono risultare per qualche tempo efficaci. Mario Margiocco