Fernando Bassoli, www.stradanove.net/news/testi/vips-03a/vabas0901030.html - 16k 1/1/2003, 1 gennaio 2003
GUIDO MICHELONE NATO E VIVE A VERCELLI, SI LAUREATO IN LETTERE A TORINO
con una tesi sulla semiotica musicale ed insegna Storia della Musica Afroamericana nell’ambito del Master in Comunicazione musicale dell’Università Cattolica di Milano.
Come hai trovato il tempo per scrivere ben 40 libri in 47 anni? E di quale genere ti occupi?
”Il metagenere è la saggistica, dai manuali alle biografie, fino ai saggi veri e propri, talvolta scritti in maniera narrativa, come un racconto. Ho scritto sia opere divulgative sia ad alto contenuto scientifico, ovviamente in ambito accademico-universitario. Ma ho pubblicato anche qualche racconto: un aspetto, questo, che intendo intensificare maggiormente. Sto anche portando in giro spettacoli musical-teatrali di cui ho scritto i testi (ma che non sono ancora pubblicati in volume). Trovare il tempo per scrivere 40 libri - non in 47 ma in circa 13 anni - non è stato difficile: tieni conto che da quando ho vent’anni scrivo in media un articolo al giorno, come un paragrafo di un libro. E che, quindi, molti miei testi sono ricavati da esperienze precedenti, unendo testi più brevi secondo un filo logico.
E poi, dei 40 libri, meno della metà sono esclusivamente miei: gli altri sono scritti a quattro o a sei mani (vale a dire con un altro autore o anche due) e talvolta sono il curatore di raccolte di saggi, dove ad esempio su trecento pagine ne ho scritte venti: però devo dirti che proprio le antologie realizzate con altri colleghi sono il lavoro più faticoso, ossia quello che richiede più tempo, più che altro per i ritardi cronici nelle consegne.”
Vuoi dirci i titoli di quelli che ritieni ti siano riusciti meglio?
”Ti posso dire quelli che forse amo di più: INVITO AL CINEMA DI ROBERTO ROSSELLINI (Mursia) che ha vinto il Premio Nazionale Latina per il Tascabile nel 1996 (al momento l’unico premio letterario che ho intascato); poi JAZZ-FILM (Pendragon), perché coniuga due mie grandi passioni, appunto il cinema e la musica afroamericana; poi I SIMPSON: UNA FAMIGLIA DALLA A ALLA Z per Bompiani, che è stato quasi un best-seller; tra gli ultimissimi direi SENTI UN POP (Marinotti edizioni) perché mi ha permesso finalmente di scrivere il libro che desideravo fare quando avevo vent’anni, cioè una storia del rock: qui non è solo rock, ma il senso è quello, anche se vent’anni fa l’avrei forse scritto in maniera molto diversa.”
Secondo te gli scrittori - e gli artisti in genere - sono "maledetti". E perché?
’ Sì, secondo me sono ’maledetti’: a parte quei quattro o cinque in Italia che hanno i libri in classifica (e non prendo in considerazione i libri di politici, calciatori, comici, cabarettisti, attori, personaggi televisivi, perché quelli non sono nemmeno libri); gli altri sudano e faticano per emergere o anche solo per farsi leggere e poi devono quasi sempre fare un altro mestiere per poter scrivere romanzi o saggi. Io stesso faccio l’insegnante e il giornalista. Una volta la ’maledizione’ era romantica o avanguardista, oggi purtroppo è mediatica, nel senso che se non appari in TV tutti i giorni non conti nulla. La prova l’ho a scuola: esce un mio libro, ne parlano sia i giornali comuni sia le riviste serie e nessuno dice nulla; ma una volta ho fatto un’apparizione di 15 minuti a Videomusic: il giorno dopo almeno 10-20 ragazzi a salutarmi e farmi i complimenti: ma per cosa? avevo a mala pena spiccicato due concetti sul rock…”
Quali sono, secondo la tua personale esperienza, i rapporti tra la Musica e la Letteratura?
”Domanda complessa, da scriverci un libro sopra. Personalmente non credo che si possa tradurre un linguaggio in un altro e viceversa. Non mi piacciono quelli che dicono ’scrivo jazz’: poteva dirlo Jack Kerouac, anche se la sua come teoria mi sembra un po’ fragilina, ma i risultati sul piano espressivo sono eccellenti (mi riferisco alle sue poesie, che spesso avevano l’accompagnamento di jazzisti). Certo, anch’io scrivo testi per gruppi o solisti jazz. Ovviamente conosco il jazzista che suona con noi e forse inconsciamente scrivo cose che sono in linea con la sua poetica.
Ad esempio non vorrei mai che i miei testi venissero letti col sottofondo di un’orchestra sinfonica o assieme a un gruppo punk; probabilmente per quest’ultimo magari riuscirei a scrivere qualcosa. E poi tutto il resto, mi sembra risaputo: la musicalità della parola, i poemi omerici cantati, le liriche trobadoriche, ecc., ecc., analogie già riscontrate migliaia di volte.”
Quali sono i dieci romanzi della Letteratura mondiale che consiglieresti ad un giovane innamorato della lettura?
”Non voglio essere scientifico in questo caso, ragion per cui cito quelli che sono stati o sono ancora fondamentali per la mia vita, in ordine sparso: ’Il sosia’ e ’Il giocatore’ di Dosteoevsky, ’L’aleph’ di Borges, ’I 49 racconti’ (ma non tutti!) di Hemingway, ’La luna e i falò’ di Pavese, ’I 23 giorni della città di Alba’ di Fenoglio, ’Vogliamo tutto’ di Balestrini, ’Candido’ di Voltaire, ’Don Chisciotte’ di Cervantes, ’Gente’ di Dublino di Joyce, ma anche ’Nudi e crudi’ di Bennett, l’ultimo straniero che ho letto poche settimane fa.”
Quali consigli daresti ad un esordiente? Qual è la strada da seguire per arrivare alla pubblicazione?
”Parlando di narrativa, farsi pubblicare racconti sulle riviste serie, quelle accreditate, insistendo, magari correggendo o inviando lo stesso racconto a più Testate. Prima magari facendolo leggere a più persone possibili, in ambito letterario, che quindi siano severe e indichino le eventuali debolezze. Evitare i giudizi degli amici o di mamma e papà, troppo spesso iper-generosi e poco critici. Poi, se uno nel giro di pochi anni vanta all’attivo qualche decina di racconti su riviste, il primo romanzo qualcuno te lo pubblica di sicuro, anche senza avere un agente letterario (cosa che ad esempio io non ho mai avuto).”
Cosa pensi del fenomeno delle cosiddette case editrici a pagamento? ti sembra eticamente corretto che un autore sia spesso costretto ad accettare tali compromessi? da Moravia a Camilleri, un po’ tutti hanno dovuto piegare il capo davanti a questa sorta di cattiva abitudine.
”La cattiva abitudine è quando gli editori a pagamento agiscono scorrettamente, ad esempio con prezzi eccessivi e scarsissima distribuzione. Nel caso contrario, quando il budget è ragionevole e la diffusione è veramente assicurata, si può anche fare (abbiamo appunto precedenti illustri). Io non l’ho mai fatto. Magari, se non si vuole sganciare i soldi di tasca propria, si può cercare qualche sponsorino, collegandolo ad esempio ad un’iniziativa culturale, che sia però seria e ragionata. I compromessi comunque esistono anche con la grande editoria: molti editor spesso costringono a riscrivere il libro; a me non è mai successo, tranne una volta, in cui il saggio era troppo lungo e ho dovuto letteralmente dimezzarlo in quindici giorni. Ma è stato anche un impegno a suo modo creativamente interessantissimo.”
Quali ti sembrano, attualmente, gli autori giovani con le carte in regola per lasciare una traccia del proprio passaggio in libreria?
”Giovani per me sono ancora i pulp, che hanno abbondantemente superato la trentina, come Scarpa, Nove, Caliceti, la Santacroce, Pinketts. I loro OCCHI SULLA GRATICOLA, WOOBINDA, FONDERIA ITALGHISA, FLUO, LAZZARO VIENI FUORI restano tra le prove più significative della seconda metà degli anni Novanta. Tra i giovani-giovani ho letto Mirko Romano, Gianluca Mercadante, Giovanna Carboni, Marco Peano, il gruppo Sparajurij.”
Cosa pensi di Stradanove? Hai qualche suggerimento da dare?
”Mi sembra davvero un bel sito, vario, comodo, veloce da utilizzare. Vorrei aggiungere un’altra rubrica, per completare il quadro delle arti e degli argomenti, ad esempio oltre la musica, il cinema, la letteratura ecc. magari metterei anche la televisione, analizzata però sotto un sguardo critico, perché c’è già troppa gente che guarda solo la TV e non legge i libri.”
Fernando Bassoli 01-01-2003
trucco!