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 2007  febbraio 10 Sabato calendario

Vecchiet Leonardo

• Trieste 2 maggio 1933, Chieti 9 febbraio 2007. Medico • «[...] il medico della nazionale campione del mondo in Spagna ”82 e degli azzurri per diciassette anni[...] triestino di nascita, era titolare della cattedra di semiotica medica e patologia speciale all’Università ”D’Annunzio” di Chieti ed è stato responsabile della sezione medica del settore tecnico della Federcalcio, membro della sezione medica della Fifa e del comitato scientifico del Coni e da ultimo responsabile della sezione medica del Settore tecnico di Coverciano. Una figura esemplare di medico, certamente colui che per primo, ”un vero pioniere”, ridisegnò in modo moderno la figura del medico in una squadra di calcio e l’impiego della medicina nel calcio. Leonardo Vecchiet è stato certamente il primo a ritagliare un ruolo organico per la figura del dottore, nello staff tecnico a fianco della nazionale azzurra. L’importanza del suo lavoro è testimoniata da numerose pubblicazioni scientifiche sull’applicazione della medicina nel mondo del calcio, l’impiego dei medicinali e i primi studi sugli integratori; passaggi basilari per tutto il mondo della medicina sportiva. [...] aveva costruito rapporti di grande forza con i giocatori che hanno frequentato la nazionale ed in particolare il gruppo che poi vinse nel 1982 in Spagna. ”Gentile, affidabile, preparato, mi affascinava in quei giorni il suo raro equilibrio. Un vero signore”. Così lo ricorda Lele Oriali mentre per Paolo Rossi fu proprio grazie a Vecchiet che poi in Spagna diventò Pablito: ”Per me era come un padre, sicuramente è stata una figura molto importante al mondiale. Io vi arrivai non i grandi condizioni, mi seguì con grande attenzione, fui davvero fortunato ad averlo come medico. Per me aveva previsto un supplemento di dieta, ogni sera mi portava personalmente una fetta di torta, e latte”. Vecchiet in Spagna divenne anche il ”dottor Creatina”, l’integratore che ai tempi veniva normalmente dato ai bambini e che lui usò per integrare la dieta degli azzurri. ”Ce la propose, ci fidammo ciecamente - ricorda Rossi - ci dava quel qualcosina in più”» (Gianni Piva, ”la Repubblica” 10/2/2007) ***dove scrive ”creatina” probabilmente bisogna intendere ”carnitina” (vedi frammenti successivi), in caso di bisogno verificare • «[...] è stato un’istituzione del pianeta azzurro: in nazionale era arrivato nel ”70, come aiuto di Fino Fini, prima di assumere la responsabilità diretta dello staff medico nell’81, incarico mantenuto fino a Italia ”90, quando diventò il responsabile della struttura medica di Coverciano. Permolti Vecchiet è diventano negli anni il medico della carnitina, una sostanza che alimentò la leggenda della rinascita fisica dell’Italia, arrivata a pezzi al ritiro di Alassio e rimessa in forma al fresco di Vigo, in Galizia, dal prof. Vecchiet, che aveva saputo costruire un’intesa perfetta con il c.t. Bearzot, il suo vice, Cesare Maldini e con tutti i giocatori. [...] ”Se sono diventato Pablito, il merito è anche suo – ha raccontato Paolo Rossi ”. Al Mondiale di Spagna era stato una figura decisiva, soprattutto per me. Ero arrivato nel ritiro azzurro con appena tre partite nelle gambe, Udinese, Napoli e Catanzaro, perché la squalifica era finita soltanto il 30 aprile, lui mi aiutò molto, perché mi seguì con un’attenzione straordinaria e a metà strada cominciai a volare: Argentina, Brasile, Polonia, Germania, le gambe giravano a mille. Il prof. curava la preparazione in maniera globale. [...] La carnitina? Lui ce la propose e noi ci fidammo ciecamente della sua scelta. La davano ai bambini, era una sostanza più che lecita, niente a che fare con il doping. Ma ci dava quel qualcosa in più, se non altro a livello mentale”. Dino Zoff in quel Mondiale dei silenzi era la voce libera dell’Italia: ”[...] Era una persona straordinariamente mite, di cultura, serio, preciso, a modo. L’ultima volta ci eravamo visti un anno fa, con Paolo Rossi. Una persona perbene”. Che era riuscito a conquistare anche l’irruente Matarrese, quello dello sfogo di Braga, che il presidente di Lega non ha mai rinnegato: ” vero, ero arrabbiato con gli azzurri e li minacciai pure. Ma certo le mie parole non erano indirizzate a Vecchiet, che era un grandissimo signore e un medico illuminato, capace di entrare sempre in punta di piedi. Con garbo”. Quello che il calcio ha perso per strada» (f. mo., ”Corriere della Sera” 10/2/2007) • «Esordì sulla panchina della nazionale il 20 aprile 1968 in Italia-Bulgaria e la occupò fino al 1990, a fianco di Valcareggi, Bernardini, Bearzot, Vicini: 202 partite. Mai un’assenza. [...] Bearzot [...] ”Era uno di famiglia. Faceva parte della mia vita. Venne anche al matrimonio di mia figlia. L’ho avuto accanto sempre in nazionale. La sua saggezza ci dava calma. Tante volte ha tranquillizzato anche me. Aveva un sorriso per tutti. Un gran lavoratore. [...] I media scoprirono la carnetina due mesi dopo la finale del Santiago Bernabeu e fu polemica. Vecchiet, anni dopo, spiegò: ”Dopo i primi tre pareggi sofferti con Polonia, Perù e Camerun, vedendo la squadra stanca, decisi di somministrare la carnetina, una vitamina. Ma la somministrai anche nel Mondiale del 1986, quando l’Italia fu eliminata. Non fu la pietra filosofale. L’Italia vinse perché era uno squadrone”. ”Mi hanno trasformato in mago, una dimensione terrificante per un docente” [...] disse quando lasciò la nazionale, il 20 settembre 1990, e confidò: ”Non voglio essere ricordato per la carnetina o per la microfrattura di Vialli, che non era stata diagnosticata prima della partita contro l’Argentina a Cagliari”. La carnetina, invece, ai tempi di Tangentopoli, sia bbatté su di lui con la furia irosa del frangente. Duilio Poggiolini, uomo-chiave nell’inchiesta sulla malasanità, lo tirò in ballo, accusandolo di aver intascato una tangente da 50 milioni di lire dal presidente della Sigma-Tau, che produceva la carnetina. Dieci anni dopo fu assolto: ”il fatto non sussiste” era scritto. Ma fu segnato da quella vicenda. Vecchiet era un uomo gentile. La pipa in bocca come un calumet. Riservato. Regalava confidenze preziose. ”Per me la partita perfetta è quella in cui nelle cronache io non ci sono”. ”La panchina per il medico è come l’asse del fachiro”. ”Tardelli soffriva d’insonnia. Alle 3 di notte mi arrivava in camera”. ”La notte prima della finale di Madrid fu una veglia in armi”. ”Alla Bombonera, nel ”78, trovammo gli emigranti con i cappelli da bersagliere, da alpino. Bearzot e io, che siamo gente di frontiera, siamo scoppiati a piangere”» (Claudio Gregori, ”La Gazzetta dello Sport” 10/2/2007) • «[...] Nel ”94 Vecchiet conobbe il carcere con l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Un’ingiusta detenzione, riconosciuta come tale dalla Suprema Corte per insussistenza del fatto. Assolto, non ha mai ricevuto risarcimenti» (Bruno Bernardi, ”La Stampa” 10/2/2007).