Gianluca Nicoletti, La Stampa 10/2/2007, 10 febbraio 2007
GIANLUCA NICOLETTI
Ho passato una giornata nell’Italia di Second Life, dodici ore a zonzo per quella parte del bel paese che sta travasando dalla realtà alla simulazione di vita. Innanzitutto, come ogni emigrante, ho richiesto il mio permesso di soggiorno, che qui si traduce in un account personale. Il sistema di registrazione mi ha assegnato automaticamente un nuovo cognome, a sono diventato il signor Scarfiotti, ho preso la valigia di cartone e sono partito.
A mezzogiorno sbarco al centro di raccolta per i nuovi arrivati, sono in mutande, mi vesto alla meno peggio con dei terribili pantaloni a quadretti e una maglietta in fantasia carta da parati. Mi faccio schifo per quanto sono burino, ma appena mi tele trasporto ai Parioli, storico (per dire) luogo di raccolta degli italiani in SL, trovo chi mi apprezza. E’ Dorothy Red, una ragazza con stivaloni rossi e mini che si complimenta per il mio «meraviglioso look anni 70». Attorno sembra di vedere la sfilata di un Cafonal fotografato da Umberto Pizzi. Tiratissime signore e giovanotti palestrati. Qualcuno sta fumando un enorme cannone. Dorothy è gentile e mi porta in un bar che si trova dopo la pseudo Piazza Navona, ricostruita con tanto di fontane e negozi.
Il primo appuntamento
Sono le 13.30 del modo reale, lei è in pausa pranzo, è romana, si occupa di marketing e ha un fidanzato. Da qualche giorno viaggia nella dimensione virtuale della sua città: «A Roma piove e qui c’ è sempre bel tempo, si fanno due chiacchiere, ci si diverte».
La saluto, siamo in pieno boom palazzinaro, devo verificare qualche indirizzo dove italiani stanno edificando alla grande e mi tele trasporto su «Legenda». Un italiano che qui si fa chiamare Rexor, ha edificato il suo mondo di sogno, un maniero medievale su uno spuntone di roccia a picco sul mare, svolazzo un po’ tra i merli e arrivo alla torre più alta. C’ è un panorama che toglie il fiato, entro in un padiglione rosa confetto con tendaggi e cuscini. Dorothy mi manda un messaggio, la tele trasporto da me. Si è aggiustata alla grande, le faccio un complimento: «Mi sono solo allungata i capelli e accorciata la gonna». Sotto il padiglione vedo due sfere, blu e rosa, con scritto «love», le chiedo cosa sia. Lei sorride, mi è subito sopra e capisco... Dopo due ore di soggiorno perdo la verginità in SL.
Dorothy è una brava maestra, in pochi istanti mi spiega che aprendo un menu si possono variare posizioni e atmosfere. Si impegna, non ci vedo nulla di pornografico, forse perché siamo entrambi vestiti. Li mi abbraccia, mi coccola, sembra che il programmatore abbia pensato a tutte le gamme possibili di un rapporto amoroso: dalla tenerezza alla passione.
Non ho tempo per dirle che è stato bello, torno in piazza Navona, ho appuntamento con Franci Kubrick. Nella vita reale è Franci Omi, un musicista pop di Brescia , sta organizzando il lancio in SL di un suo album. Gli racconto la mia avventura erotica e ride. Dopo un po’ capisco l’ ironia: ancora sono praticamente eunuco. Già, mi guardo sotto i mutandoni… Non c’ è nulla, è come se fossi un manichino della Rinascente. Mi svela il segreto: «quello» non è compreso, bisogna comprarselo o qualcuno deve darcelo in dotazione.
Affari e bella vita
Il musicista intanto mi tele trasporta a casa sua, una bella villetta tutta cristallo in una piccola isola chiamata Gisborne. Mi racconta che fare soldi in SL non è difficile, sta pensando di aprire un’attività, ha già fatto il cameriere e si è seduto a pagamento sulle «camping chairs»; in quel modo guadagni da uno a tre Linden (intorno a 0,03 dollari) per ogni dieci minuti. Serve ai proprietari delle attività interne alle SIM (aree virtuali) per fare movimento e affari.
Franci ci tiene a presentarmi la sua amica Giovanna Delphin, lei mi riceve sul suo terrazzo al tramonto, è una bella donna bionda, veste succintamente, ma ha molta classe. Non vuole parlare della sua vita reale, è di quelle persone per cui SL ha già il valore di realtà a tutti gli effetti. Ci passa dentro moltissimo tempo, lavora da tre mesi in un’ agenzia immobiliare ai Parioli che ha fondato tre anni fa un certo Enea Lobo. Fuori dell’orario d’ufficio fa la pr per un paio di discoteche gestite da italiani. Per arrotondare sfila come modella per «Simon Fashion» , la linea di uno stilista italiano. Mi apre il suo book, è un libro alto almeno tre metri che sfoglio curioso.
Giovanna mi promette una serata indimenticabile, a mezzanotte mi porterà in un locale esclusivo, però serve l’abito scuro: devo comprarlo, ma non ho il becco di un Linden. Lei mi accredita un po’ di soldi, subito sento un tintillar di monete. Cerco di schernirmi, non voglio essere Cenerentolo, ma lei insiste, vuole farmi un regalo. Nei negozi la scelta è infinita, dall’abito da cardinale a quello da vampiro. Prendo un frack con panciotto blu, in offerta per 300 Linden.
Ma c’è anche chi studia
Per passare il tempo che manca a mezzanotte giro un po’ e conosco Wonder Willis, un’altra bella ragazza molto indaffarata, non dà confidenza a nessuno, batte a testa bassa sulla sua tastiera virtuale. Si chiama in realtà Nadja, è laureanda in ingegneria informatica e sta preparando la tesi di laurea. Su mia richiesta mi tele trasporta il suo professore. Nicola Frega insegna al «Judalab» dell’Università della Calabria, qui però è Nicholas Fraenkel, in jeans e maglietta mi offre popcorn e mi spiega il suo progetto. Vorrebbe costruire uno spazio per sperimentare i suoi corsi in «Imersive Learning Simulation». Ha in mente un ciclo di lezioni sui modelli di business all’interno di SL. Lo affascina l’idea di incontrare studenti in mondi tridimensionali. Con 980 dollari (veri!), prezzo di favore per gli accademici, affitterà per un anno un’isola in «Campus SL», una regione dove già si sono impiantate le università di mezzo mondo.
Precisa al secondo e avvolta in un abito bianco da sirena Giovanna Delphin mi tele trasporta in un immenso salone da ballo con il pavimento di cristallo. E’ tutto di un lusso un po’ pacchiano, ma la musica è soave e accompagna nel ballo una decina di coppie. Io sono sempre stato negato a ogni forma di danza, ma qui è tutto facile, iniziamo con un Fox-trot, poi lei mi porta nell’angolino dello Slow.
«E’ molto meglio della tv»
L’atmosfera è sempre più calda, senza che io faccia nulla vedo esterrefatto le mie mani guantate scorrere sul suo posteriore, con molta eleganza devo dire. Lei mi si abbandona tra le braccia, io cerco di mantenere il senso della mia missione, provo a farle qualche domanda. «Non avere fretta - mi risponde lei- SL non si visita, si vive». Io faccio di tutto per immaginarmela in ciabatte e tutina felpata, intenta a digitare con i bigodini in testa nel computer del suo tinello. E’ crudele lo so, ma devo resistere!
Viene in mio soccorso un suo amico chiamandola da casa, i due mi sembrano litigare e io mi dileguo. Lei mi insegue ancora con un sms che dice «Sei andato via senza salutarmi!». Farfuglio qualcosa, ma capisco di essere stato scaricato per la prima volta nella mia seconda vita.
Alle 9.30 del mattino dopo torno in via Frattina per un caffè e incontro Ada. Si dice una pubblicitaria milanese, qui si chiama Alezia ed è molto disinibita. Mi racconta della sua notte brava su SL. La sera prima alle nove, nella vita numero uno, si è chiusa in casa davanti al computer, assieme a tre amiche, molta birra e mais salato. Dopo aver girovagato per un museo in California e una passeggiata in Times Square, bè... «Siamo andate nel motore di ricerca e abbiamo cercato come parola chiave "fuck", volevamo andare al sodo!». Sono così finite a casa di un marinaio molto dotato: «E’ stato divertente, musica Tecno e tifo da stadio!!!» Mi dice che oramai nel suo ambiente questo è il nuovo passatempo, ci si diverte e non si rischiano brutti incontri. Quando non si ha voglia di uscire e si preferisce stare tra donne è meglio della tv.