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 2007  febbraio 10 Sabato calendario

CettiSerbelloni Alberico

• • «[...] amava definirsi ”l’artista del business” [...] per il gip milanese che ne ha ordinato l’arresto è solo uno dei tanti maghi della truffa. E che truffa: circa un miliardo di euro sottratto alle casse dell’erario, secondo l’accusa. la storia di un’idea legata al mondo dell’arte, società fittizie e un giro di fatture false, quella che ha portato in carcere Alberico Cetti Serbelloni. Un cognome pesante a Milano (la sua famiglia, che vanta parentele con i Medici e i Borromeo, possiede il palazzo che ospita il Circolo della Stampa in corso Venezia), un passepartout per la buona società che dal 1997 ha permesso al duca di mettere in piedi un piccolo impero fondato su un’ideuzza semplice semplice: mettere online un enorme catalogo con le valutazioni delle opere d’arte. Gli inquirenti lo seguono da anni: solo ora hanno svelato il segreto del suo business. Truffaa circuito chiuso la cosiddetta frode ”a carosello”, conosciuta dai truffatori di mezzo mondo. Serbelloni, secondo l’accusa, guadagnava vendendo fittiziamente il proprio database artistico e le relative licenze d’uso (in capo a società svizzere come Athena e Cybermonde, gestite da prestanomi ma riconducibili al duca) ad altre società create su suo impulso, come International Produzioni Aventino e Wep. Il tutto veniva nuovamente ceduto alla Gabrius, società di Serbelloni, per poi tornare all’Athena e Cybermonde, attraverso altre società filtro italiane, come Data Professional Products, Consultants e Technology, quindi Sidi Srl E HR3 Srl. Un sistema a circolo chiuso, a ”carosello”, che ha consentito a Serbelloni e altri cinque ”sodali”, attualmente indagati, di arricchirsi attraverso l’evasione dell’Iva, persa per strada dalle società che, tra false fatturazioni a cascata, cessioni e acquisizioni di crediti fiscali, si rimpallavano il denaro dovuto al fisco fino a farlo svanire nel nulla. ”Faceva la bella vita” Serbelloni, duca di San Gabrio (da cui il nome del suo portale Gabrius), dietro quei baffetti rossi sapeva perfettamente di essere nel mirino degli inquirenti. Lo sa già dal 2002 - un anno fa gli vengono sequestrati campi da golf in Toscana - ma nonostante questo, scrive il gip ”organizza e promuove un nuovo sistema di frode”. Semmai si cautela, e chiede un incontro al suo commercialista. Si dice tranquillo, ”il lavoro va bene”, non c’è ”nulla da preoccuparsi in merito alle azioni” in corso da parte della Guardia di Finanza. Però, non si sa mai, gli chiede di rompere il computer con la contabilità che lo riguarda, simulando ”un fantomatico allagamento della cantina durante il trasloco”; così almeno racconta il professionista agli inquirenti. Abituato alla bella vita - ”lo vedevi girare con la classica Porsche o in Ferrari”, racconta chi lo conosce - e ai bei quadri - uno dei suoi preferiti, che mostrava sempre agli ospiti, si intitola ”Fatalità”, di Konrad Klapheck -, è generoso anche con i dipendenti. ”Dava ottimi stipendi, anche se di abbonamenti per consultare i suoi cataloghi non vendeva poi granché”. Anche negli ultimi tempi, tutto procedeva tranquillo. Nel business sin da piccolo Business, as usual. Che aveva cominciato a 14 anni, commerciando in mobili antichi, a 16 organizzava feste e ricevimenti. ”La scuola mi stava stretta - raccontava ai giornali - sin da piccolo volevo realizzare progetti ambiziosi”. Poi la svolta, con un software innovativo che permette di visualizzare online, sul portale Gabrius - venduto, secondo indiscrezioni, al gruppo Abm Arte di Alberto Rigotti appena pochi giorni fa -, vent’anni di aggiudicazioni d’asta di oltre 800 mila opere d’arte. La cosa funzionava a tal punto che il ministero dei Beni Culturali, all’epoca di Rocco Buttiglione, ha siglato un contratto con lui, tuttora in corso, per tenere d’occhio le opere d’interesse per lo Stato. E i carabinieri lo hanno utilizzato a man bassa. Ieri alla porta non si è trovato la Benemerita, ma la Guardia di Finanza. Che, purtroppo per lui, non voleva parlare d’arte» (Francesco Spini, ”La Stampa” 10/2/2007).