Varie, 10 febbraio 2007
GALLI Arnaldo
GALLI Arnaldo Viareggio (Lucca) 27 aprile 1926. Artista. Il ”Michelangelo della cartapesta” • «Che cosa abbia nelle vene e nell’anima Arnaldo Galli, il vero re del Carnevale di Viareggio, resta un mistero per tutti. un artista, certo, come i pittori della Viareggio della belle époque e gli scultori che da Michelangelo ad Henry Moore hanno tratto il marmo dalle Apuane e dalle cave dell’Alta Versilia scegliendola poi come seconda patria. Ma è anche ingegnere ed architetto, artigiano e maestro d’ascia, regista, esperto di satira politica e mago ante litteram degli effetti speciali. Un piccolo Leonardo nato davanti al mare, anarchico e geniale. [...] il carrista più famoso del mondo, amatissimo da Fellini e capace di far parlare di sé i potenti del pianeta, oggi è l’emblema del Carnevale, o meglio della filosofia carnascialesca. Che è un modo di interpretare la vita attraverso l’ironia della cartapesta, anch’essa un mix di arte e meccanica, magia e poesia. ”Vivo in un mondo di arte e invenzione, lo stesso che piaceva a Federico il Grande, al sommo maestro”, dice Arnaldo [...] Federico il Grande non è un personaggio del mondo di cartapesta. ” Fellini – rivela Arnaldo ”, l’uomo che più di ogni altro ha capito l’arte di noi carristi e la mia in particolare. Con lui ho lavorato per tre film: I Vitelloni, Boccaccio ”70 e Casanova. Mi toccò di costruire una grande copia di Anita Ekberg, solo i seni avevano un diametro di due metri e Fellini ne fu entusiasta. Così come amò la testa fantoccio di Alberto Sordi nei Vitelloni. Ma forse a farlo emozionare di più fu la polena alta più di otto metri dalla sembianze di donna del film Casanova. Eravamo a Cinecittà e quando Federico la vide iniziò a sorridere: ”Bella, bellissima, magnifica. Non ho il coraggio di toccarla. Solo i viareggini mi sanno accontentare’, disse. E io mi commossi un po’”. Il Carnevale per i viareggini è come il Palio per i senesi. Non solo spettacolo eccelso, ma anima mundi, storia e cultura profonda. Genetica. E poco importa se a Viareggio tutto sia iniziato tardi, agli inizi del ”900 dopo una festa di alcuni signorotti lucchesi con villa sulla passeggiata in cerca di eventi scaccia noia. Il miracolo l’hanno compiuto i maestri d’ascia, gente rude, capaci di costruire barchette e bastimenti, con una atavica propensione all’arte. ”Sono stati loro, come mio padre e mio nonno – racconta Arnaldo – a fare la storia del Carnevale, dei grandi carri, delle invenzioni. E trasmettermi la passione, una voglia matta, un amore incondizionato. Il primo carro l’ho costruito a tre anni. A dodici la mia prima opera per la sfilata. La bruciarono i fascisti. E sapete perché? Avevo dedicato il carro ai fratelli Marx, i grandi comici americani. Erano ebrei e le leggi razziali erano state appena emanate”. Da allora Galli partecipa a quasi tutte le edizioni del Carnevale e ne vince venti, un record assoluto. Fanno storia Non calpestate i fiori (1966), che affronta i temi dell’ecologia e del nucleare, l’Allucinogeno (1969), una denuncia contro la droga, la Bomba (1973), un carro siluro che un meccanismo fa aprire e invece di seminare distruzione semina fiori e musica, Una più del diavolo (1987), allegoria del mondo sul baratro della distruzione. E dopo Fellini continua la sua avventura nel cinema con cento e più registi e i più grandi attori di Hollywood. ”Lavoriamo per costruire mitiche costruzioni di cartapesta per film su Ercole, Maciste oppure sui Romani o l’Antico Egitto e siamo forse i precursori degli effetti speciali. Allora il computer non esisteva e non c’era neppure il polistirolo, un materiale che non amo. stato lui a cancellare la cartapesta nelle scenografie dei film. Peccato, erano così belle”. A Viareggio al cognome Galli, che ha anche firmato le scenografia dei Mondiali di calcio del Novanta, è associato un altro nome: Silvano Avanzini, il grande rivale. Silvano è scomparso una decina di anni fa, ma nel periodo d’oro del Carnevale di Viareggio Avanzini e Galli erano come Coppi e Bartali. Era Arnaldo il più grande? ”Non lo so. Silvano era grandissimo e gli devo molto. Ero in competizione con lui e facevo di tutto per migliorarmi. Che maestro è stato! Lo vedo ancora sulla passeggiata con i carri che si copre dal libeccio. E mi ammonisce e mi sprona a fare cose sempre più belle”» (Marco Gasperetti, ”Corriere della Sera” 10/2/2007).