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 2007  febbraio 10 Sabato calendario

MILANO

Forse neppure Umberto Bossi l’aveva mai fatta arrabbiare tanto. Forse neppure ai tempi di Montecitorio aveva dovuto mandar giù bocconi così amari. Così la polemica tra Irene Pivetti e mezza Mediaset si è conclusa con una lettera della giornalista-conduttrice che chiede scusa ai suoi colleghi e promette di non farlo più. «Appellandomi alle sensibilità da rispettare, eviterò, state tranquilli, di forzare confini di look che speravo francamente fossero un po’ meno rigidi» così, proprio così, scrive Irene.
Perché è successo questo: qualche giorno fa, sul settimanale «Gente» è uscito un servizio che ritrae la Pivetti in pelle nera che dice: «Mi sento sexy come Catwoman». In effetti, lì per lì, fa una certa impressione. Sarà perché non riusciamo a toglierci dalla testa la sua aria severa e i suoi tailleur accollati, sarà perché ai giornalisti – e specialmente alle giornaliste... – è richiesto un certo aplomb. Fatto sta che l’effetto choc è garantito. L’organo sindacale (cdr) di Videonews protesta con il direttore Giorgio Mulè per il look particolarmente forte sfoderato dall’ex presidente della Camera, che peraltro conduce su Retequattro Tempi moderni
il sabato (stasera, ore 23.10). Si legge nella nota: «Ci preoccupa che il volto pubblico di un programma di informazione scelga di offrire di sé un’immagine che, secondo i nostri criteri, è più consona al mondo dello spettacolo che a quello del giornalismo». Pivetti allora replica che non ce la si può prendere per un gioco d’abiti o per un taglio di capelli (Santoro s’è pure tinto, aggiunge); che è Videonews a chiedere l’intrattenimento all’interno dei programmi d’informazione, il cosiddetto infotainment, «come del resto fa la trasmissione Lucignolo ». E chiude citando Cristina Parodi fotografata in pelle senza reggiseno sotto.
Apriti cielo. Oltre al cdr di Videonews scende in campo anche il coordinamento dei Cdr Mediaset e la rappresentanza sindacale di Studio Aperto (da cui dipende Lucignolo).
Che augurano alla Pivetti «nuovi e più brillanti successi nel settore che in questo momento a lei e al suo agente Lele Mora sembra evidentemente più congegnale. L’informazione è un’altra cosa». A questo punto il direttore Mulé dichiara: «Condivido il vostro disagio che è anche il mio disagio. L’immagine della Signora Pivetti è agli antipodi dello spirito di Tempi Moderni,
che è solo un programma di approfondimento giornalistico. La testata Videonews non fa infotainment, fa informazione».
Dapprima la Pivetti reagisce con veemenza: «A questo punto Mediaset dica con chiarezza cosa vuole da me». E ai giornalisti di
Lucignolo: «Ma che cosa vogliono? Basta pensare ai loro servizi sugli scambisti o sulle prostitute». Parla di «giornalismo di stampo ottocentesco». E conclude: «Non piaccio a questi presunti intellettuali perché non ho ceduto a compromessi o perché ho difeso Lele Mora». Poi, in serata, la lettera remissiva, di scuse: «Non volevo offendere nessuno...», «se è accaduto me ne dolgo»....; «nutro rispetto per la professione giornalistica...». Pace fatta. Belva domata.