Antonella Baccaro - Federico De Rosa, 10/2/2007, 10 febbraio 2007
ROMA – Non sarà Giancarlo Cimoli a consegnare Alitalia nelle mani dell’acquirente che dovesse vincere la gara per il 30,1% della compagnia
ROMA – Non sarà Giancarlo Cimoli a consegnare Alitalia nelle mani dell’acquirente che dovesse vincere la gara per il 30,1% della compagnia. L’attuale presidente e amministratore delegato della società non è nella lista dei cinque candidati al nuovo consiglio d’amministrazione che il Tesoro ha ufficializzato ieri, in vista dell’assemblea del 22 febbraio che nominerà il nuovo cda. Il suo successore, fino alla vendita, sarà probabilmente Berardino Libonati, avvocato, presidente della Banca di Roma e membro del consiglio di amministrazione di diverse società. lui il primo della lista presentata dal Tesoro e, secondo indiscrezioni, il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa avrebbe appurato personalmente la sua disponibilità all’incarico. Gli altri quattro nomi sono pescati tra il mondo universitario e quello del ministero dell’Economia: Aristide Police, avvocato, esperto di diritto amministrativo e professore a Tor Vergata; Giovanni Sabatini, dirigente del Tesoro e consigliere uscente di Alitalia; Carlo Santini, già direttore dell’Ufficio italiano cambi; Luciano Vannozzi, dirigente del Tesoro. La scelta di esperti economici e giuridici sembra fatta apposta per affrontare al meglio la fase della privatizzazione ma, secondo i sindacati come la Fit-Cisl, rischia di lasciare scoperta per i prossimi sei mesi la gestione industriale della società. Teoricamente possono presentare una lista tutti gli azionisti che detengano almeno lo 0,5% del capitale sociale di Alitalia con azioni con diritto di voto. Sono in queste condizioni Air France (che ha poco meno del 2%) e i fondi come TT International (2,37%), Newton Investment management (4,918%) e Norges Bank (2,002%). Il consiglio sarà composto da cinque membri e non da tre come si era pensato in un primo momento. probabile che il consiglio non designi alcun amministratore delegato, che comunque andrebbe scelto tra i cinque, e si limiti a una distribuzione delle deleghe tra gli amministratori. Cimoli, entrato a maggio del 2004 in un’Alitalia che perdeva 858 milioni, consegna una società che ne perde almeno 380, nonostante un prestito ponte di 400 milioni e un amento di capitale di un miliardo e a dispetto dell’ottimistica previsione di pareggio. Il rapporto privilegiato con la politica e i sindacati, che all’inizio era sembrato la sua forza, si è andato via via disperdendo. Sono stati in molti all’interno del governo a chiedere la sua testa. Quanto ai sindacati, fino all’ultimo non gli hanno risparmiato nessuno sciopero. L’obiettivo di risanare Alitalia e rilanciarla è fallito: la compagnia è l’unica tra le grandi che nel 2006, anno di ripresa del traffico aereo, non abbia riportato risultati positivi. Resta da capire a quali condizioni il manager lascerà Alitalia. Se cioè percepirà la liquidazione da 8 milioni di cui si favoleggia oppure, come lasciano intendere fonti governative, se dovrà rinunciarvi essendo semplicemente decaduto dal suo ruolo. Ieri il Tesoro non ha confermato nè smentito ufficialmente l’ipotesi che l’amministratore abbia ottenuto una clausola che lo solleva dalle responsabilità. Tuttavia nelle privatizzazioni societarie la pratica di esimere i precedenti amministratori dalle responsabilità per colpa (non per dolo) è spesso in uso, soprattutto se agli aspiranti acquirenti viene consentita una approfondita due diligence dei conti. Procede intanto anche la vendita. Martedì si riunirà il Comitato per le privatizzazioni che vaglierà le 11 candidature. A parte il professore Fabio Scaccia, che non ha i requisiti per partecipare, ieri si è ritirato il finanziere Paolo Alazraki, lanciando pesanti accuse: «Ci sono dei bari al tavolo del gioco e per questo abbiamo presentato un’offerta che non era un’ offerta e ci siamo autoesclusi. Se si gioca con le carte truccate non è un gioco. E quindi non si gioca». *** Quando venne chiamato dal Tesoro a prendere in mano il Banco di Sicilia fu per un solo motivo: evitarne il commissariamento. Di chiamate così a Berardino Libonati ne sono arrivate tante in questi anni. Spesso da Via XX Settembre, che anche stavolta ha pensato a lui per un’altra missione difficile: pilotare il salvataggio di Alitalia. E Libonati sembra proprio l’uomo giusto. Ha tutte le doti del traghettatore. E’ un abile mediatore, fine giurista e, soprattutto uomo di garanzia. Settantadue anni, romano, titolare dello studio legale Libonati-Jaeger e docente di Diritto Commerciale alla Sapienza di Roma, il prossimo presidente della compagnia aerea ha un curriculum che non teme concorrenti quando si tratta di «atterraggi di emergenza». In cinquant’anni di carriera ne ha viste davvero tante. Dall’Enimont, vissuta da sindaco dell’Eni in quota XX Settembre, dopo lo scandalo. Alla «guerra di Segrate» tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, come consulente legale dell’Ingegnere. E ancora, la battaglia tra il Sanpaolo e Mediobanca per Ferfin, in cui fornì a Gianni Zandano un parere sull’obbligo di Opa, per cercare di fermare i piani di Enrico Cuccia. E’ stato commissario di Cariprato, consigliere della Bipop dopo la bufera. E presidente di Telecom prima dell’arrivo di Roberto Colaninno. Che proprio Libonati rese più difficile, e costoso, del previsto presentando alla Consob un parere decisivo per l’annullamento della prima opa parziale di Olivetti, poi diventata totalitaria. Per un periodo è rimasto nel consiglio del gruppo telefonico, subito dopo l’arrivo di Marco Tronchetti Provera. Oggi siede nel consiglio Pirelli. E’ presidente della Banca di Roma. E nel 2001 è entrato nel board di Mediobanca, dopo aver messo nero su bianco insieme a Piergaetano Marchetti il nuovo statuto. E con Marchetti si è ritrovato nel board di RcsMediaGroup, la società che pubblica il «Corriere della Sera». Che Via XX Settembre abbia pensato a lui per Alitalia, dunque, non sorprende. In passato si era parlato di un commissario per la compagnia, poi la scelta di privatizzarla. Con Libonati il Tesoro ha allacciato le cinture. Di sicurezza (Federico De Rosa, CdS 10/2/2007)