Gianluca Grossi, Libero 8/2/2007, pagina 42., 8 febbraio 2007
La funzione arbitrale sul campo di calcio è stata oggetto di diverse indagini scientifiche per verificare l’oggettività del giudizio
La funzione arbitrale sul campo di calcio è stata oggetto di diverse indagini scientifiche per verificare l’oggettività del giudizio. Gruppo di ricercatori inglesi dell’università di Bath ha analizzato 2660 partite della Premier League dal 1996 al 2003. Risultato: il numero di ammonizioni, espulsioni e rigori contro, è nettamente maggiore nelle squadre meno blasonate o in quelle che giocano fuori casa. Peter Dawson, coordinatore dello studio: "Le decisioni prese da un arbitro finiscono così per influenzare il risultato di una partita e per ostacolare il cammino in classifica di una certa squadra". Analoghe le conclusioni di Thomas Dohmen, esperto dell’università tedesca di Bonn, che ha passato in rassegna quasi quattro mila partite disputate in Germania dal 1992 al 2003. Risultato: negli stadi privi di pista di atletica, con pubblico molto vicino al campo da gioco, quando la squadra casalinga è sotto di un gol, il tempo di recupero è in media più lungo di un minuto ("Probabilmente l’arbitro è soggetto alla grande pressione dei tifosi di casa, e non riesce più a essere completamente obiettivo"). In un articolo sulla rivista inglese ”British Medical Journal”, pubblicata l’analisi di 2.660 partite del campionato inglese e 3.519 di quello tedesco. Risultati: un minuto in più in media di recupero alla squadra che, sotto di un gol, gioca in casa; il numero di ammonizioni e espulsioni è mediamente più alto nelle squadre più deboli o che giocano fuori casa; su 857 rigori esaminati il 28 per cento di quelli assegnati alla squadra che gioca in casa è dubbio, contro il 35 per cento di quelli assegnati al team ospite. In ordine al fuorigioco, segnalati tre motivi che impediscono di stabilirlo correttamente: l’uomo è dotato di un campo visivo limitato (massimo 120 gradi); al cervello occorrono almeno 160 millisecondi di tempo per elaborare correttamente le immagini in movimento; la cosiddetta ”distorsione prospettica” finisce per dettare al cervello una posizione che non corrisponde alla realtà effettiva. Essendo quattro i soggetti in movimento (la palla, l’attaccante che la conduce, il compagno di squadra che accompagna l’azione, il difensore), nell’arco di pochissimi secondi (anche meno) non è possibile capire qual è il giocatore che si muove per primo e soprattutto di quanto l’attaccante devìa la sua traiettoria rispetto all’altro. Soluzione possibile avanzata dagli addetti ai lavori: istallare in campo telecamere o robot.