Il Sole 24 Ore 08/02/2007, pag.33 Laura Serafini, 8 febbraio 2007
Consob accende il faro sugli azionisti Capitalia. Il Sole 24 Ore 8 febbraio 2007. Roma. La Consob accende il faro sul rebus dei soci Capitalia: dopo le infiscrezione sulla reale entità delle quote della banca in mano all’asse franco-spagnolo di Bolloré-Botin, la Commissione ha ordinato a tutti i soci - vecchi e nuovi - di dichiarare la propria posizione nella compagine societaria
Consob accende il faro sugli azionisti Capitalia. Il Sole 24 Ore 8 febbraio 2007. Roma. La Consob accende il faro sul rebus dei soci Capitalia: dopo le infiscrezione sulla reale entità delle quote della banca in mano all’asse franco-spagnolo di Bolloré-Botin, la Commissione ha ordinato a tutti i soci - vecchi e nuovi - di dichiarare la propria posizione nella compagine societaria. Per ora si è appreso che Vincent Bollorè ha meno del 2% in titoli azionari («non detengo - ha detto il finanziere - e non ho mai detenuto una partecipazione superiore al 2% nella banca italiana Capitalia»), mentre il Santander avrebbe, non ufficialmente, una quota pari all’1,89%. Sui derivati, però, non c’è obbligo di comunicazione parlato. E qui potrebbe essere il vero nodo della vicenda. Intanto, però, Cesare Geronzi è tornato a parlare con favore della presenza degli spagnoli e dei francesi tra i soci dell’istituto. Il presidente di Capitalia ha salutato infatti con favore l’ingresso dell’istituto spagnolo Santander nel capitale della banca, avvenuto nei giorni scorsi assieme al francese Vincent Bolloré. «Non possiamo che essere soddisfatti - è la sua opinione - se entità così importanti come il Santander danno un giudizio tanto positivo sul nostro gruppo da fare investimenti se sono, come dichiarato, essenzialmente finanziari». Il presidente ha finito di parlare da poche ore a un convegno organizzato dalla stessa banca nel cuore della Capitale. Dall’altra parte della città comincia una lezione all’Università Roma3: tocca all’amministratore delegato Matteo Arpe prendere la parola. Esordisce così davanti agli studenti: «Non vorrei si ripetesse la storia di Ludovico il Moro con la chiamata dei francesi. Nel ’400-’500 le Signorie litigavano tra di loro. Per risolverle furono chiamati i francesi: la storia ha insegnato cosa è successo. Se il sistema italiano - ha aggiunto Arpe - abbandona lo schema di litigiosità interna allora possono esserci bellissime operazioni. Se invece ciò che succede viene ricondotto a logiche di schieramento, questo non può portare niente di positivo». L’allusione all’epilogo della vicenda di Ludovico il Moro, che per difendere il suo potere nel ducato di Milano nel 1494 chiamò in aiuto Carlo VIII, re di Francia, di fatto aprendo la stagione delle dominazioni estere in Italia, non lascia dubbi sull’interpretazione della replica di Arpe. Sullo sfondo la battaglia per il controllo delle Generali, che vede il presidente di Capitalia tentare un nuovo schieramento con il Santander e i francesi guidati da Vincent Bolloré per contrastare il potere crescente del gruppo Intesa-Sanpaolo. Una strategia che a quanto pare Arpe non condivide in pieno, seppure ieri poi ha tenuto a ribadire che «c’è la volontà del presidente e dell’amministratore delegato» di Capitalia «a dare continuità all’azione» svolta per garantire l’indipendenza e l’italianità del gruppo. Che la vera partita si giochi sul tavolo del rinnovo dei vertici della compagnia triestina lo hanno riconfermato le dichiarazioni di ieri di Geronzi, il quale ha ribadito il pieno apprezzamento al suo presidente, Antoine Bernheim, che alcuni non vorrebbero invece riconfermare. Il presidente ha inoltre affermato di non aver incontrato il numero uno del Santander, Emilio Botin, e di non essere stato informato al momento del suo ingresso nel capitale, ma che sarà inevitabile un incontro con lui. E forse non è un caso che proprio ieri Geronzi ha ricevuto a Roma un emissario del gruppo spagnolo. Secondo il presidente nei prossimi tre mesi non succederà nulla nel settore bancario, cioè prima che si concluda la partita su Generali. «Poi - ha aggiunto - chi ha progetti in testa, e noi li abbiamo, li realizzerà». Geronzi ha inoltre affermato che i rapporti con l’azionista Abn Amro «rimangono buoni e sono buoni. Non credo ci siano motivi di apprensione né per Abn né per altri soci». In verità un po’ di malumore tra alcuni azionisti del patto di Capitalia ieri si percepiva: la sensazione è che il presidente si sia mosso con il solo sostegno di qualche socio "politicamente" forte, come la Fininvest, che sarebbe pronta a crescere in Capitalia ben oltre l’1% attuale. Mentre il timore che presto possa essere proposto l’ingresso del Santander nel patto (Geronzi ieri ha detto che dovranno deciderlo i soci) comincia a diventare palpabile. Per il presidente, infine, «Capitalia deve restare indipendente e italiana per mantenere gli equilibri necessari all’indipendenza di Mediobanca». Arpe ha aggiunto che il presidente e l’amministratore delegato sono in grado di garantire l’italianità e l’indipendenza del gruppo Capitalia». Insomma, per garantire l’indipendenza della banca sarebbe sufficiente per Arpe la coesione nel vertice. Intanto, il Governo sta lavorando a una riforma della legge sui requisiti di onorabilità degli amministratori delle banche. L’Esecutivo, rispondendo a una interrogazione dell’on. Alberto Fluvi (Ulivo), ha spiegato che «è in fase avanzata la predisposizione di una complessiva rivisitazione delle norme sui requisiti di onorabilità. Ciò si è reso necessario dopo il reintegro, da parte delle assemblee degli azionisti, degli amministratori condannati per il crack Italcase-Bagaglino», tra cui Geronzi. Laura Serafini