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 2007  febbraio 09 Venerdì calendario

CREMISI

CREMISI Teresa Alessandria d’Egitto (Egitto) 7 ottobre 1945. Editore. Dal 2010 vicepresidente di Rcs libri • «Lo scrittore Philippe Sollers la chiamava ”il primo ministro”. Teresa Cremisi, italiana da parte di padre, nata nel ”45 ad Alessandria d’Egitto, emigrata a dieci anni a Milano, era allora direttore editoriale di Gallimard: in pratica, la numero due del più prestigioso gruppo editoriale francese. Il presidente, Antoine Gallimard, l’aveva vista lavorare alla testa di Garzanti negli anni ”80 e le aveva proposto un contratto. Irrifiutabile. Soprattutto per una che ai libri aveva deciso di dedicare la vita ”per vocazione”. Da Gallimard è rimasta 16 anni. Poi nel 2005 Flammarion, il quarto editore francese (fa parte della Rcs Media Group italiana), le propone di passare da ”primo ministro” a ”presidente”. E lei, sorprendendo il mondo dell’editoria francese, accetta. [...] ”Sono nata ad Alessandria d’Egitto e sono arrivata a Milano a dieci anni e mezzo, in circostanze storicamente difficili. Quando si è ragazzi ci si adatta, ma non è facile lasciare senza volerlo il paese in cui si vive. L’esilio e l’abbandono rimangono cicatrici profonde. Ma oggi la questione dell’appartenenza non mi interessa più tanto. Più che radici, è meglio avere gambe”. Ai libri com’è arrivata? ”Per vocazione. Li ho scelti a 18 anni. Scrivevo le definizioni per i dizionari Garzanti e mi occupavo di libri scolastici. Nell’85 sono diventata codirettore. Ho vissuto un periodo glorioso della letteratura italiana”. E a Gallimard, la più importante casa editrice francese, come si arriva? ”Antoine Gallimard mi ha fatto una proposta. Ho esitato un po’. Poi ho accettato”. La chiamavano ”il primo ministro”... ”Un nomignolo che mi è rimasto attaccato. Ma ora sono presidente direttore generale di Flammarion. Il Pdg alla francese unisce lavoro e rappresentanza. Mi va bene: è importante mettere le mani nel motore”. Che cos’è un libro? ” la vita. Quello di letteratura più degli altri, forse. Ma anche il saggio è la cosa più vicina, più pratica, più vitale per l’immaginario e per il funzionamento delle idee. Aiuta a vivere, un libro. Il rosso e il nero e Guerra e pace possono cambiare una vita”. Però a ogni innovazione tecnologica la stampa annuncia la morte del libro. ”Da 40 anni dico che non succederà. E ancora oggi il libro sta bene. sopravvissuto al cd, al dvd, a Internet, agli e-book. Per quale ragione bisognerebbe cambiare forma al cucchiaio se è il mezzo più semplice ed economico per mangiare la minestra? Il libro è quanto di più semplice ed economico ci sia per leggere. Durerà”. Non escono un po’ troppi libri? Poco selezionati? ”Questo è un altro problema. Ce ne sono forse troppi e non tutti sono belli. A volte noi editori siamo troppo speranzosi, altre volte abbiamo abitudini buone o cattive, ci sono delle ragioni tecnico-editoriali per le quali non si può essere troppo selettivi... Ma l’economia trova sempre un equilibrio fra il troppo e il troppo poco”. Vista dalla Francia, come le pare l’editoria italiana? ”Molto dinamica. Ha segmenti di qualità maggiore anche di altri paesi che producono più libri. L’Italia è un paese più americanizzato nei suoi sistemi della Francia, che ha un’editoria più capillare e antica. Ma sono differenze destinate ad attenuarsi negli anni. Io con Rcs Group cerco di portare idee, informazioni e gusto”. Si ritiene una donna ”politica”? ”La politica mi interessa molto. La considero fondatrice delle nostre idee, della società che ci prepariamo, della vita di ogni giorno. Ho una visione classica della vita. La mattina voglio sapere cosa è successo nella notte. Accendo la radio, leggo i quotidiani. Sono campionessa nella lettura dei giornali: leggo in fretta e so dove trovare le cose. Fra titolo e firma, scelgo il titolo”. Parigi è sempre il luogo dei grandi dibattiti? ” una tradizione. In una foto storica dopo il ”68, André Malraux scende gli Champs lysées a capo di un corteo a favore di De Gaulle. Qui si dibatte sul pro, sul contro, sul forse. C’è un’effervescenza particolare, che ha anche dei lati un po’ ridicoli. Basta accendere la tv: dibattiti lunghissimi su tutto. Il dibattito italiano è diverso. ricco di tantissimi spunti, ma se ci si allontana un po’ non si riconoscono più i protagonisti e non si riesce più a seguire il discorso. un dibattito mobile, umorale, affettivo. Bisogna seguirlo passo passo per capirlo. Quello francese invece è spesso un dibattito sui massimi sistemi: l’amministrazione, le grandi scuole, l’abitudine di parlare di filosofia”. La Francia è il paese dei café-philo... ”Sono una cosa incredibile. Si è mai visto in un altro paese al mondo che il sabato la gente, invece che andare all’Ikea si fermi in un café philosophique e discuta per ore su cos’è la libertà? Lascia quasi perplessi. Ovviamente a me fa piacere: vuol dire che poi compreranno libri sulla libertà. Qui ci si chiede che cos’è l’identità, il divenire, la personalità, l’intimo, la libertà”. Della libertà si parla quando è in pericolo. Oggi viviamo in un mondo ossessionato dalla sicurezza. Sottoposti a un numero crescente di costrizioni. ”La libertà è qualcosa che si guadagna a zig zag fra una costrizione e l’altra. Ci sono persone fatte per la libertà e altre che si adattano alle costrizioni. Non credo che nei confronti della libertà ci sia un comportamento collettivo. Il gusto della libertà individuale, professionale, politica, dipende soprattutto da scelte personali. La libertà è un itinerario intimo, per averla bisogna scavalcare i muri. E poi bisogna proteggerla, difenderla. Non tutti lo fanno, perché è difficile. Guardiamo le donne. Quanta libertà abbiamo acquisito noi nell’ultimo secolo? Da far sognare le nostre bisnonne”. Lei sogna? ”Penso di avere il gusto della libertà. Quello è un mio pregio. Ma ho anche il difetto di annoiarmi facilmente [...] Essere donna non è stato un ostacolo per me, ma ci sono donne che faticano a causa del loro sesso. Rimane difficile passare da numero due a pilota. Dipende dalla società e dalle donne stesse. Sanno che da quel momento in poi il rischio diventa infinitamente maggiore [...] Valutano se ne vale la pena o no. I rischi sono grandissimi e l’unico modo per durare è avere buona salute e nervi saldi. La sconfitta può distruggere dall’interno” [...]» (Giacomo Leso, ”L’espresso” 15/2/2007).