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 2007  febbraio 09 Venerdì calendario

GINO CASTALDO

ROMA - Almeno due tra i cantanti in gara lasceranno di stucco il pubblico televisivo, se non altro per l´argomento che hanno scelto. Fabio Concato, contro ogni possibile aspettativa, racconta di un cinquantenne licenziato in tronco che per campare «deve vendere quel che resta del suo culo». Titolo: Oltre il giardino. Bella, e coraggiosa. Simone Cristicchi arriva dopo un lungo lavoro svolto nei manicomi e la sua Ti regalerò una rosa è una perla che dà voce ai matti, con un finale da brivido: un volo, annunciato, forse dalle mura del manicomio. Non è da meno Daniele Silvestri, la sua Paranza è divertentissima, introdotta da un verso brutale: «mi sono innamorato di una str...» e poi via in una vertigine di rime in «onza, anza, enza», la più gustosa delle quali parla di latitanza (forse del paese in blocco?).
Aprire il serbatoio delle canzoni del festival fa sempre un certo effetto. Da maneggiare con cautela. In quell´universo parallelo che è il festival si rischia di perdere l´orientamento reale. Ma da certi giochi non ci si può esimere. Chi vincerà, ad esempio? Mai come quest´anno manca un vincitore annunciato ma possiamo indicare i favoriti: gli Stadio, che si presentano con un pezzone di grande respiro melodico, ovviamente gli Zero Assoluto, letteralmente miracolati dal Sanremo dello scorso anno e quindi per forza di cose in pole position. La loro Appena prima di partire è gradevole, facile, e sappiamo quanto piaccciono ai giovani. Non è del tutto da escludere anche un exploit di Al Bano, che si lancia con un testo di Renato Zero in un arrangiamento che ricorda, si parva licet, i Queen. E non c´è niente da ridere.
Per assurdo potrebbe anche toccare a Silvestri, anche se lui è certamente l´ultimo ad augurarselo e infine alla canzone del Mazzocchetti Piero da Pescara, l´illustre Carneade prelevato direttamente dalla Germania. Il tentativo è palese, il pezzo Schiavo d´amore sa di romanza (doveva essere cantato dal tenore Alagna), scritto da Maurizio Fabrizio, che ne sa una più del diavolo, parte in chiave pop e poi sul finale mette il turbo tenorile. I «bravo!» in platea sono assicurati. Fine dei favoriti. Ma le sorprese non finiscono qui.
Molti artisti sembrano afflitti quest´anno dalla sindrome verdoniana del «lo famo strano». Nada ha scritto una piccola follia (Luna in piena) che potremmo sintetizzare con un´immagine: un´incalzante melodia circolare cantata in una discoteca russa. Tosca porterà un pezzo di rigogliosa vocalità, in clima bandistico, come da una Gabriella Ferri in vena di parata. Antonella Ruggiero canta una struggente ninna nanna con inquietanti sentori di guerra.
Paolo Rossi si scatena sull´inedito di Rino Gaetano, un classico dedicato sardonicamente a un´Italia dove «si sta bene, si sta male, se sei brutto, se sei bello». Dorelli è decoroso ed elegante e a dirigerlo ci sarà la raffinatezza dell´ottuagenario Gianni Ferrio, che ha scritto il pezzo insieme all´altro veterano Giorgio Calabrese. Con Dorelli fanno praticamente i «ragazzi irresistibili», più di duecento anni in tre. Tra i pochi nomi nuovi spicca quello di Amalia Grè, la più stravagante delle nostre cantanti, ma per il festival ha scelto una linea più «normale», un pezzo che quasi quasi si può anche cantare.
Il rock latita quasi del tutto, a conferma dell´universo parallelo di cui si diceva. Gli unici tocchi vagamente rock li porteranno Mango, e ovviamente i Velvet, con un pezzo molto suggestivo e che bene rappresenta la loro crescita. I fratelli Bella sono da giro di do, Meneguzzi lavora per confermare il suo presunto pubblico giovanile e Leda Battisti proprio non si capisce. Milva e la famiglia Facchinetti: non pervenuti.