Alberto Flores d’Arcais, la Repubblica 9/2/2007, 9 febbraio 2007
Alberto flores d´arcais NEW YORK - Sarà record: la prima campagna elettorale da un miliardo di dollari
Alberto flores d´arcais NEW YORK - Sarà record: la prima campagna elettorale da un miliardo di dollari. La corsa alla Casa Bianca è appena partita, con grande anticipo sulle precedenti (alle primarie del gennaio 2008 manca quasi un anno), e con largo anticipo è iniziato il lavoro fondamentale di ogni candidato che vuole avere chance di vittoria: quello di trovare soldi, tanti, tantissimi soldi, per quella che si annuncia come la sfida politica più costosa nella storia degli Stati Uniti. Il weekend che si apre stasera è il primo grande fine settimana elettorale. In campo subito due big, lei la certezza, lui la speranza del Partito democratico: Hillary Clinton sarà in serata a New York, cuore finanziario d´America, per il suo primo fundraising nella Grande Mela; Barack Obama aprirà domattina ufficialmente la sua campagna a Springfield, Illinois, la città di Abraham Lincoln. La legge americana, messa a punto negli anni Settanta all´indomani dello scandalo Watergate, prevede dei finanziamenti pubblici federali per chi si candida alla Casa Bianca, sia nel corso delle primarie che per la sfida finale. Un modo per garantire maggior trasparenza nei finanziamenti e per calmierare le spese elettorali ponendo un tetto. Una legge complicata, che più o meno ha funzionato fino al 2000, quando l´irrompere sulla scena di George W. Bush, con la sua straordinaria capacità di raccogliere fondi, ha reso (nei fatti) obsoleta la legge. Quell´anno Bush decise di rinunciare ai fondi pubblici riuscendo a raccogliere quasi 100 milioni di dollari grazie agli assegni dei privati. Un record, strabattuto quattro anni dopo dallo stesso Bush (270 milioni) ma anche da Kerry (235 milioni). Sia Bush che Kerry usarono i fondi privati solo durante le primarie (dove Bush correva praticamente da solo), mentre nella sfida finale (poco più di due mesi, dalle Convention alle elezioni) si "accontentarono" dei 75 milioni di dollari a testa previsti dalla legge come finanziamento pubblico. Complessivamente, già nel 2004 si superò il miliardo di dollari, ma in quella cifra erano compresi tutti i finanziamenti, pubblici e privati, e i soldi dati ai partiti per le Convention. Adesso a cambiare le carte ci ha pensato Hillary. Il 20 gennaio scorso, dalle pagine del suo sito web, l´ex First Lady ha chiesto ai suoi potenziali elettori di mandarle assegni fino a 4.200 dollari, un modo piuttosto chiaro per dire che, oltre che alle primarie (quando ogni persona può donare a un candidato al massimo 2.300 dollari) avrebbe rinunciato ai soldi pubblici anche per la sfida finale (ovviamente qualora fosse scelta come candidata). Nell´entourage della senatrice di New York sono stati fatti due rapidi conti: la premiata ditta "Hillary&Bill" è una macchina da soldi ormai perfezionata e ha funzionato per due elezioni presidenziali (1992 e 1996) e per due campagne per il Senato (2000 e 2006). Per la sfida del 2008 i tesorieri di Hillary sono convinti che lei da sola sia in grado di raccogliere mezzo miliardo di dollari, qualche super-ottimista pensa addirittura al miliardo. Sono cifre stratosferiche e ovviamente non è semplice, occorrono più o meno duecentomila assegni da 2.300 dollari (per il mezzo miliardo), il doppio per il miliardo. Su cosa puntare? Oltre che sui classici finanziamenti, le serate speciali organizzate da personaggi famosi (le più richieste sono quelle di Hollywood) e la raccolta durante convegni e comizi, quest´anno si prevede l´esplosione dei finanziamenti via Internet. La decisione di Hillary ha provocato l´immediata reazione degli altri big in pista. I repubblicani John McCain (senatore dell´Arizona e oggi il più quotato del Gop) e l´ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, il mormone che chiede i voti degli evangelici, l´hanno seguita; e si appresta a farlo anche Rudolph Giuliani. Per comunicare l´intenzione di rinunciare ai fondi pubblici c´è ancora tempo, ma nessuno dei tre può sperare di competere con Hillary senza raccogliere più o meno la stessa cifra. In campo democratico le cose non sono andate diversamente; ai finanziamenti pubblici, almeno nella fase delle primarie, rinuncia Edwards e rinuncia anche Obama. Quest´ultimo era considerato all´inizio il più debole (finanziariamente) dei tre, ma sta ricevendo l´appoggio di potenti raccoglitori di denaro. Qualche dubbio la "speranza" democratica deve però averlo. E mercoledì ha lanciato una curiosa sfida agli altri candidati proponendo un «accordo volontario» tra i candidati che saranno nominati dai due maggiori partiti: tutti e due dovrebbero impegnarsi a usare per la sfida finale solo i soldi pubblici. Una mossa che nel clan di Hillary ha trovato fredda accoglienza.