Daniele Tombolini, ཿLa Gazzetta dello Sport 8/2/2007;, 8 febbraio 2007
Anche per gli arbitri sarebbe uno svantaggio giocare a porte chiuse. Daniele Tombolini: «Se ad esempio, l’arbitro segue un’azione di gioco e dietro alle sue spalle o più lontano c’è un’irregolarità, sono i fischi, il brusio, il boato dei tifosi a rappresentare una sorta di campanello d’allarme
Anche per gli arbitri sarebbe uno svantaggio giocare a porte chiuse. Daniele Tombolini: «Se ad esempio, l’arbitro segue un’azione di gioco e dietro alle sue spalle o più lontano c’è un’irregolarità, sono i fischi, il brusio, il boato dei tifosi a rappresentare una sorta di campanello d’allarme. vero, ci sono gli assistenti ed il quarto uomo, ma questo a volte non è sufficiente». Peggio: «Anche la psicologia di un arbitro è ”tarata” sul confronto con il pubblico. Sin dagli inizi della sua carriera sa che le sue decisioni mai accontenteranno tutti ed è abituato a fronteggiare la mancanza di gradimento, a decidere nonostante i fischi, seguendo le sue capacità, le sue valutazioni. Privarlo di questa componente di giudizio indiretto, significa in un certo qual modo, privarlo di un confronto per lui stimolante che lo motiva e perciò sostiene la sua concentrazione».