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 2007  febbraio 08 Giovedì calendario

Massano Cesare

• Torino 6 aprile 1914. Progettista Fiat in pensione. Adesso astronauta • «[...] se ne andrà in orbita, alla sua veneranda età, dalla pista dello Space Shuttle della Nasa, in Florida. Il nonno astronauta. Il tempo gli ha tolto solo i capelli, che sono grigi, nemmeno bianchi. Il volto è abbronzato, il contegno diritto come un fuso. Posa la cartella, si siede attorno al tavolo della cucina davanti a una piccola lavagna con il gesso. Paura? ”Ma no, ho chiesto io di andarci”. Primo sguardo: stupore. ”Avevo visto l’annuncio su un giornale: questa associazione dello Spaceland cercava gente anziana disponibile a fare un viaggetto in caduta libera, per degli studi. Io ho detto: ho 93 anni, la mia vita è fatta, mi interesserebbe vedere anche questo. Allora li ho chiamati”. E noi ce lo vediamo che si presenta: ho 93 anni, buongiorno, quando si parte? E loro? Secondo sguardo: ironico. ”Non ci credevano. Ma mi sembravano contenti”. Gli hanno chiesto dei soldi per partecipare al progetto, un concorso spese. E lui ha detto di no: ”Non voglio mica fare il turista, gli ho risposto che non sono Emanuele Filiberto che fa la pubblicità ai sottaceti”. Vuole fare proprio l’astronauta. Li ha convinti. Non tirerà fuori una lira. Terzo sguardo: ci mancherebbe altro. Cesare Massano è uno che ha lavorato tutta la vita, anche dopo che era andato in pensione a 63 anni. Suo figlio Fulvio dice che ”fa sempre tutto in funzione del lavoro, e anche questa esperienza la vive così. O è un lavoro o niente”. Ha smesso nel ”90, a 76 anni, solo perché la sua società doveva trasferirsi a Milano. Adesso studia e sfanga nell’orto. Ha fatto pesca subacquea, tanto nuoto e ancora oggi se c’è da farsi una nuotata se la fa: ”Stavo delle ore in acqua, smettevo solo quando mia moglie mi chiamava dalla riva sventolando l’asciugamano”. Come i bambini. Non beve, non fuma, mangia poco. E legge libri, uno dietro l’altro, li divora, come racconta lui, ”tutto da autodidatta”. Faceva il progettista, alla Fiat, e ancora oggi si mette lì a spiegarti la gravità e le tecniche di volo come se parlasse delle cose più semplici del mondo. L’unico dubbio che gli resta è che questi dello Spaceland per via dell’età non gli facciano fare tutto. Sul programma che gli hanno spedito c’è scritto: missione atmosferica su un Boeing 727-200 ”adattato per i voli microgravitazionali” e suborbitale su uno SpaceShip Two Explorer, cioè ”un volo parabolico extra-atmosferico inclusivo di cinque minuti di assenza di gravità continua”, com’è specificato nell’ultima pagina. Lui in pratica dovrebbe fare da cavia. Durante i voli, indosserà una maglietta biomedicale che trasmette alla base i suoi dati e i cambiamenti, ”uno speciale tessuto munito di sensori che aderendo al corpo è in grado di comunicare a distanza i parametri fisiologici, dal battito cardiaco alla frequenza respiratoria, alla pressione”, come spiegano i tecnici dello Spaceland. Però, il signor Massano scuote la testa: ”Non sono ancora venuti a prendermi le misure”. Beh, magari è troppo presto, gli diciamo. Ah, fa lui. Le cose si fanno bene, ”sono andato a visitare il loro stabilimento e sto allenandomi per preparami bene”. Le visite mediche le ha fatte. Confessa che era un po’ emozionato quella volta, e che gli era salita la pressione. ”Ma quelli della Medicina Sportiva mi hanno dato il certificato di idoneità all’attività agonistica”. Altro sguardo: questi sono pazzi. ”Mi vien da ridere, io ho mai fatto una gara in vita mia. Nello sport, ci ho sempre messo tanta quantità e nessuna qualità”. Il programma di Spaceland prevede uno stage a Salice d’Ulzio dal 10 marzo e poi ad aprile la trasferta in America, a Cape Canaveral. ”Nella prima fase dovranno spiegarci bene la nostra missione”, dice. Sguardo: ma che problema c’è. Racconta di aver imparato sempre tutto da solo, a nuotare e anche a fare pesca subacquea, che pratica dal 1945 quando partiva con una tenda per andare in vacanza sulle coste di Alghero: ”La maschera me la facevo io con le mie mani”, dice. Pure la bici, se l’era costruita lui. Gli sci li ha scoperti a cinquant’anni, e poi ha continuato a scendere sulla neve fino a pochi anni fa. Pure i libri e lo studio se li è fatti da solo: ”C’era una rivista che si chiamava Sapere, e aveva dei quiz da risolvere. Chi ci riusciva vinceva dei libri. Io la mia biblioteca ho cominciato a farmela così”. Durante la guerra s’era fatto un tandem un po’ speciale, ”con i pedali dietro a ruota libera. Con quella bici io prendevo Egidio Sulotto, che poi diventò un onorevole del pci, e lo portavo in giro alla Fiat e in tutti i posti dove doveva incontrare qualcuno”. Ne è passato di tempo. Allora, lo spazio era un mondo lontano. Eppure, ”alcuni di noi già ci pensavano», dice. Ricorda velocemente la sua carriera, gli alti e bassi, il passaggio alla Fiat ferroviaria (ma lui aveva chiesto di andare all’aeronautica), le trasferte in Spagna, i colleghi, gli amici, due figli, quattro nuore, cinque nipoti e la compagna che vive con lui. Questo è il suo mondo.E quello che lo aspetta? ”A me piacerebbe fare un giro attorno alla Terra. Ma non so se questi me lo fanno fare”. L’ultimo sguardo è disincantato. Vedrà che ci riesce, gli diciamo. Mica per fargli coraggio. Si alza: andiamo a lavorare?» (Pierangelo Sapegno, ”La Stampa” 8/2/2007).