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 2007  febbraio 08 Giovedì calendario

Marion Shawn

• Waukegan (Stati Uniti) 7 maggio 1978. Giocatore di basket. Dei Dallas Mavericks, squadra con cui nel 2011 ha vinto il titolo Nba. Ha giocato anche con Phoenix Suns, Miami Heat, Toronto Raptors • «È l’ingrediente di cui non si può fare a meno, anche se poco appariscente: un po’ come lo zucchero nei dolci. Shawn Marion, con chiunque lo metti, produce. Nella statistica delle coppie più redditizie della Nba, quella che determina il vantaggio acquisito da una squadra con un giocatore in campo, lui sta sia al primo che al secondo posto: con Steve Nash e con Amare Stoudemire. Di solito, però, sono gli altri due hanno i titoloni sui giornali. Per questo, è considerato uno dei più bravi e sottovalutati della Nba. La cosa lo irrita anche quando glielo facciamo notare: “Mi piacerebbe essere tenuto più in considerazione dalla critica, invece sento dire: ‘Nash fa questo, Stoudemire fa quello’. Per carità non voglio togliere nulla a questi ragazzi, che sono miei amici e a cui voglio bene. Ma io facevo queste cose ben che arrivassero qui”. È un giocatore completo (“Unico? Penso di sì”, dice lui senza falsa modestia) e velocissimo. Al punto da meritarsi il soprannome Matrix: “Mi piace, a volte davvero mi sento come se mi muovessi per il campo più velocemente di chiunque altro”. Con poteri da cartone animato, la sua grande passione, tanto da avere una collezione di alcune migliaia di dvd di cartoon: “Guardavo i cartoni prima di andare a scuola e quando tornavo a casa. È un grande amore. Fra i miei preferiti ci sono Scooby-Doo e quelli giapponesi”. Ha anche un’altra fissazione, che rivela con una certa timidezza: le scarpe di Michael Jordan. “Ho tutti i modelli usciti dal 1984, originali e autografati. Avevo iniziato quando ero ancora al liceo e volevo diventare come lui”. Ma rispetto ad “Air”, oltre alla tecnica, Marion manca della personalità di Jordan: mai una virgola fuori posto ma, insomma un routinario. Se un giocatore come lui è il testimonial soltanto di un paio di aziende pare sia colpa proprio di questa eccessiva sobrietà, un paradosso: “La sua vita così regolata non lo aiuta a diventare oggetto dei desideri del marketing”, spiega Nova Lanktree di una nota agenzia pubblicitaria. Forse ha sempre cercato di stare lontano dai guai in cui (ma non specifica quali) si era ficcato suo padre, da poco uscito di prigione. Forse perché, fin da piccolo, era stato subito caricato di responsabilità: sua mamma aveva 14 anni quando è nato e si è dovuta dividere fra un lavoro in un cimitero e la cucina di una caserma militare. Per sfogarsi il piccolo Shawn provava a schiacciare a canestro saltando su vecchi materassi e ora ripete: “Sono quasi sempre costretto a marcare giocatori anche dieci centimetri più alti di me. Ma i miei critici spesso non ci fanno caso”. Dovrebbe accontentarsi di ciò che dice di lui Steve Nash, due volte Mvp: “Non c’è nessuno nella Nba capace di fare quello che fa Shawn”» (Massimo Lopes Pegna, “La Gazzetta dello Sport” 8/2/2007).