Varie, 8 febbraio 2007
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Laine Frankie
• (Francesco Paolo Lo Vecchio) Chicago (Stati Uniti) 30 marzo 1913, San Diego (Stati Uniti) 6 febbraio 2007. Cantante • «[...] Poteva vantare il riconoscimento di 14 dischi d’oro fino al 1969, e più di un centinaio di milioni di copie vendute; fu nelle prime file della musica popolare americana fra gli Anni 40 e 50: il massimo momento di gloria fu nel 1957, grazie a Quel treno per Yuma, canzone il cui testo diede il titolo al film western di Delmer Daves. Conquistò le folle pure con High Noon, di Mezzogiorno di fuoco. Frankie era uno dei nostri. Il suo vero nome era Francesco Paolo Lo Vecchio, era uno degli otto figli di un immigrato di Monreale, barbiere nella Little Italy di Chicago: si favoleggiava che fra i suoi clienti ci fosse Al Capone. Per uscire dalla povertà e acchiappare il sogno americano, il ragazzo si chiamò Frankie Laine e cominciò a inseguire il successo fin dai tempi della Grande Depressione, ma in tutt’altro ramo: gareggiò infatti nelle maratone di danza e guadagnò quello che è tuttora l’imbattuto record mondiale, 3501 ore, conquistato ad Atlantic City nel 1932. Cominciò allora a cantare con un quartetto. Nel ”37 rimpiazzò Perry Como come vocalist dell’allora celebre formazione di Freddy Carlone, e si guadagnò tanta popolarità da cominciare a esibirsi come solista, diventando la voce della più celebre radio di New York. Lo chiamarono nei night club di Hollywood e prese a incidere dischi, finché nel 1947 vendette un milione di copie con That’s My Desire. Progressivamente passò al genere pop fino al successivo disco d’oro, Shine; ne seguì un terzo con un pezzo di Armstrong, When You’re Smiling, colonna sonora del film omonimo. Fra i suoi pezzi di successo, That Lucky Old Sun e Mule Train. L’arrivo del rock’n’roll spiazzò, come molti altri, Frankie Laine, relegando il suo stile alle generazioni più adulte. Come spesso successe con gli interpreti yankee, venne a cercare in Italia un nuovo scampolo di gloria. A Sanremo nel 1964, in coppia con Domenico Modugno cantò Che me ne importa a me, e con Bobby Solo Una lacrima sul viso, che ben si addiceva al suo stile» (Marinella Venegoni, ”La Stampa” 8/2/2007).