Il Sole 24 Ore 31/01/2007, pag.33 Gianni Dragoni, 31 gennaio 2007
Le settanta famiglie della cordata Capper. Il Sole 24 ore 31 gennaio 2007. Roma. «Siamo un gruppo di soci, una settantina di famiglie dell’Emilia-Romagna e del Nord-Est
Le settanta famiglie della cordata Capper. Il Sole 24 ore 31 gennaio 2007. Roma. «Siamo un gruppo di soci, una settantina di famiglie dell’Emilia-Romagna e del Nord-Est. Imprenditori di svariati settori, tra cui termomeccanica, meccanica di precisione, farmaceutica, case di cura. Pensiamo che l’Alitalia possa essere un ottimo affare». Terenzio Maria Servetti è l’azionista principale (61,3%) della Capper-No Spa e, a cascata, di Porcellana Castello Spa, due società di Meldola (Forlì-Cesena) che hanno manifestato interesse per Alitalia. «La nostra offerta è piccola ma seria». Nato a Bologna nel 1956, l’outsider Servetti ha spiegato al Sole 24 Ore i programmi per Alitalia, consapevole «di avere poche possibilità di arrivare in fondo». Capper-No è una società di locazione immobiliare, con patrimonio netto di 20,3 milioni al 30 giugno 2005. Possiede alcune società immobiliari e il 40% della Porcellana Castello, holding con altri sette soci locali che detiene alcune partecipazioni, la più importante è il 100% di Cerdomus Ceramiche di Castel Bolognese (Ravenna). Il consolidato 2005 di Porcellana Castello, di cui Servetti è presidente, evidenzia un patrimonio netto di 78,3 milioni e debiti verso banche per 31 milioni. Ha un valore della produzione di 64,4 milioni e utile netto di 2,57 milioni, con 256 dipendenti. «Il gruppo interessato ad Alitalia - dice Servetti - ha un giro d’affari aggregato superiore a 500 milioni e un migliaio di dipendenti. In questa fase gli altri non desiderano comparire. Con i dati a inizio 2007 le nostre due società soddisfano il requisito patrimoniale di 100 milioni fissato dal Tesoro». Che significa Capper-No? «Avevo 14 anni, all’inizio degli anni Settanta, mio padre mi disse: oggi andiamo dal notaio a fondare una società. Gli chiesi, a cosa serve? Mi rispose: non per fare i capperi. Così ecco trovato il nome...». Qual è l’interesse per Alitalia? «La nostra idea è di forgiare un’offerta che nasca da un polo di imprenditori completamente avulso dall’aviazione. Siamo assolutamente autonomi». Le perdite non fanno paura? «Sono il frutto di gestioni politiche, ma c’è anche qualche bel diamante dentro la società... qualche pezzo immobiliare veramente strepitoso». A Roma? «In giro... varie cose». La cordata - dice - intende «comprare tutto il 49,9% di Alitalia dello Stato, poi fare l’Opa, togliere la società dalla Borsa, ristrutturarla, fare scorpori, infine rimetterla sul mercato». Oltre al costo di acquisto (in Borsa vale oltre 1,5 miliardi), Servetti dice che «servono altri 3 miliardi per azzerare i debiti e rifare la flotta che è decotta». Quali banche vi sostengono? «Abbiamo sette lettere di presentazione di istituti di credito, tra cui AntonVeneta e Unicredit Banca». Il personale? «La nostra idea è di mantenere l’organico se non aumentarlo. L’azienda dovrebbe fare più tratte, ma fare un servizio a cinque stelle e quindi alzare le tariffe. Dobbiamo fare i vestiti di Versace, non della Standa, quelli li fanno i cinesi. I sedili degli aerei Alitalia dovrebbe farli la Frau a Tolentino». In cordata c’è Luca Cordero di Montezemolo? «Non conosco personalmente Montezemolo». Con chi vola Servetti? «Negli ultimi 20 anni mai con l’Alitalia, perché non mi sta bene». Allora perché la vuole? «Credo sia un ottimo affare. Soprattutto, mi piacerebbe essere quello che la salva». Gianni Dragoni