Giuseppina Manin, Corriere della Sera 8/2/2007, 8 febbraio 2007
Edith Giovanna Gassion, figlia della strada destinata a diventare la regina dei teatri di tutto il mondo
Edith Giovanna Gassion, figlia della strada destinata a diventare la regina dei teatri di tutto il mondo. Una storia la sua che solo Chaplin e Victor Hugo messi insieme forse avrebbero potuto inventare: nata su un marciapiede della periferia, abbandonata dalla madre, cresciuta da una nonna che gestiva un bordello, a sei anni diventa cieca ma viene guarita dalla Madonna di Lourdes, a sette perde la voce ma la portano in pellegrinaggio dalla Santa Teresa di Lisieux e la riacquista, a otto il padre va a recuperarla e la trascina con sè per le piazze della Francia: lui fa il saltimbanco, la bimba canta e chiede l’elemosina. A 15 anni è già madre, ma due anni dopo la figlia le muore ed Edith, per trovare i soldi per il funerale si prostituisce... Nel frattempo continua a cantare. Finché un giorno, su un boulevard, quella voce sconvolgente, che ha dentro il pianto e la gioia, colpisce le orecchie di Louis Leplée, gestore di un cabaret sugli Champs-lysées. Che su quella voce immensa e quel corpo minuscolo, un metro e 47 d’altezza, scommette. Ribattezza quel mucchietto di ossa e di stracci «la Mome Piaf», in argot la bimba passerotto, e la mette in scena. In sala c’è Maurice Chevalier che applaude entusiasta. La stella Piaf è nata. Parigi si mette in fila per lei, adorata persino da Jean Cocteau, che per lei scrive una piéce, Le bel indifférent. E poi gli amori. Il più grande per un boxeur, Marcel Cerdan, che morirà tragicamente portandosi via il suo cuore. Gli altri si chiamano Montand, Moustaki, Théo Sarapo. Si distrugge di alcol e di morfina, muore di broncopolmonite a 47 anni. Edith Piaf 1915-1963