(Gian Luigi Paracchini, Corriere della Sera 7/2/2007), 7 febbraio 2007
Allarme anoressia lanciato anche negli Stati Uniti, che finora si sono preoccupati solo dell’obesità
Allarme anoressia lanciato anche negli Stati Uniti, che finora si sono preoccupati solo dell’obesità. L’accusa alle case di moda è sollevata dalla modella Natalia Vodianova, 24 anni, russa (ultime campagne Calvin Klein e Louis Vuitton), che ha subito molte critiche dagli stilisti per aver preso 4-5 chili nella recente gravidanza: "Sono fortunata perché per me è un gran momento, ricevo un sacco di offerte e ho potuto fregarmene delle critiche. Ma vedo un sacco di ragazze all’inizio della carriera che vengono da famiglie povere e sono disposte a tutto pur di tenere vivo il sogno di fare la modella il più a lungo possibile: loro sì corrono gravi rischi". Ma agli inizi anche lei ha subito le pressioni dell’ambiente: "Ho cominciato a sfilare quattro anni fa e ci ho messo poco a capirlo… Sapevo soltanto che dovevo dimagrire, senza discussione. Piano piano sono diventata più nervosa, ho cominciato a perdere i capelli, a sentirmi stanca. Credo di essere stata vicina al baratro. Mi ha salvato un amico medico aprendomi gli occhi e spiegandomi che mi stavo distruggendo. Ora è tutto ok". Per ora l’America non ha previsto limiti minimi di massa corporea (come Spagna e Italia), ma solo di età (sedici anni), salvo respingere alcune modelle dell’Est in quanto denutrite. Ammissioni di responsabilità da parte Ivan Bart, direttore creativo della "Img Models" ("Nel 1986 eravamo tra la misura 6 e la 4. Poi si è passati alla 4 secca. Quindi dalla 4 alla 2 e ora siamo alla 0"), e Diane von Furstenberg, presidente della Camera americana della moda ("la taglia 12 negli anni ”70 equivale a una 6 oggi"). Altri, come Nian Fish, decano del fashion newyorkese, nega il problema: "Obbligare gli stilisti a lavorare con modelle in carne sarebbe stato come dare modelle scheletriche al grande Rubens".