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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

Allarme Onu: «Salviamo la Terra». Il Sole 24 Ore 3 febbraio 2007. «Il 2 febbraio 2007 sarà ricordato nella storia come il giorno in cui la comunità scientifica ha tolto gli ultimi punti interrogativi sul riscaldamento del pianeta e sulle responsabilità del genere umano»

Allarme Onu: «Salviamo la Terra». Il Sole 24 Ore 3 febbraio 2007. «Il 2 febbraio 2007 sarà ricordato nella storia come il giorno in cui la comunità scientifica ha tolto gli ultimi punti interrogativi sul riscaldamento del pianeta e sulle responsabilità del genere umano». Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep - il braccio ambientale delle Nazioni Unite - usa parole altisonanti, per riassumere i contenuti dell’ultimo e più autorevole rapporto sul riscaldamento della Terra, presentato ieri a Parigi. L’Ipcc, il consesso di 2.500 scienziati di 160 Paesi del mondo, ha pubblicato il primo capitolo di un monumentale rapporto sul tema, che sarà completato entro quest’anno. Ma c’è voluto un braccio di ferro di quattro giorni, affinché scienziati e diplomatici di 113 Paesi trovassero (giovedì sera) un accordo sulle virgole e le sfumature delle parole, per la sintesi di 21 pagine distribuita ieri: il riscaldamento del pianeta è "inequivocabile" e sono "altamente probabili" le responsabilità umane. Una probabilità stimata al 90%, contro il 66% del precedente rapporto del 2001. «Quanto basta - commenta Gerald Meehl, un climatologo del Colorado - per dire che non abbiamo più dubbi». «Due nazioni hanno cercato fino all’ultimo di ammorbidire i toni - racconta Piers Forster, professore di Climate change all’Università di Leeds - ma noi scienziati abbiamo saputo arginarle e, per fortuna, il documento di sintesi non è stato annacquato». Forster non vuole dirlo, ma le due nazioni sono la Cina (che nel giro di pochi anni rimpiazzerà gli Usa sul podio di primo Paese per emissioni-serra) e l’Arabia Saudita (che teme per la sua economia, qualora declinassero i consumi di combustibili fossili). La novità è che la delegazione americana, solitamente la più rigida proprio nelle ultime settimane - complice la conquista democratica del Congresso - ha adottato un atteggiamento molto più morbido. Ma ci sono pressioni anche più subdole. Ieri, il quotidiano «The Guardian» ha scritto che un think-tank americano finanziato dalla ExxonMobil e popolato da consulenti del Presidente Bush, ha offerto 10mila dollari e «altri contributi» ad alcuni scienziati dell’Ipcc affinché annacquassero i toni del rapporto. Alcuni climatologi, a denti stretti, confermano. «Questo invito a me non è arrivato - risponde Jonathan Overpeck, un altro dei principali autori del documento - ma ho visto le email che sono state recapitate a un mio collega». Sul fronte strettamente scientifico, il rapporto è un concentrato di statistiche e di probabilità, dove si analizzano i possibili risultati di molti, possibili scenari. Quello più fosco, prevede - da qui a fine secolo - un aumento della temperatura media globale fino a 6,4 gradi centigradi e un innalzamento dei mari fino a 59 centimetri. E quello meno drammatico descrive, nell’ipotesi più ottimistica, un aumento di 1,1 gradi (è stato di 0,76 nel corso del XX secolo) e di 18 centimetri nei livelli dei mari. Ma c’è un dettaglio non trascurabile. «La maggior parte degli scenari previsti - recita il rapporto - portano alla proiezione di un aumento delle temperature di circa 0,2 gradi per decennio. Ma anche se la concentrazione di tutti i gas-serra rimanesse ipoteticamente sui livelli del 2000, ci attenderebbe comunque un aumento di 0,1 gradi per decennio», soprattutto per via della lenta reazione degli oceani. «Questa tendenza resterà comunque valida per un millennio», sentenzia Susan Solomon, la climatologa che lavora per il Governo americano e che ha presieduto i lavori di questo primo "capitolo" del rapporto Ipcc. E le variabili negative non finiscono qui. «Non abbiamo le conoscenze necessarie per mettere eventualmente in conto lo scioglimento dei ghiacci polari - ha ammesso la Solomon nel rispondere a una domanda - ma è noto che il solo scioglimento della Groenlandia porterebbe a un aumento di sette metri nei livelli dei mari». Il secondo capitolo del rapporto (come fare a mitigare gli effetti del global warming) è atteso in aprile. Ma intanto, già si sente l’impatto politico e diplomatico di quello che Michel Jarraud, presidente dell’Organizzazione meteorologica mondiale, definisce «il miglior e più esauriente studio climatico mai realizzato». Ieri, Yvo de Boer, segretario dell’Unfccc (il consesso di 189 Paesi chiamato a ridurre le emissioni-serra, in seno al quale è nato il Protocollo di Kyoto) ha indetto a Parigi una conferenza stampa per chiedere un nuovo e più rapido impegno internazionale contro il riscaldamento planetario. «Il mondo ha bisogno urgente di accordi su più stringenti vincoli alle emissioni dei Paesi industrializzati, incentivi ai Paesi in via di sviluppo per ridurre le loro e anche rapide e massicce misure per l’adattamento» ai cambiamenti climatici. De Boer auspica che il rapporto Ipcc, che sarà terminato a novembre, possa contribuire al successo del vertice che si terrà a Bali a dicembre, dove si "cominceràa discutere" sul futuro del Protocollo di Kyoto, che ufficialmente scade nel 2012. L’Unione Europea, rimarca de Boer, «ha fatto una proposta interessante: ridurre le proprio emissioni del 20% entro il 2020» (quindi ben di più di quanto previsto da Kyoto), con l’offerta di arrivare al 30% se altri Paesi del mondo faranno altrettanto. «Ma entro metà secolo - aggiunge - le emissioni andranno tagliate del 60%, o forse più». «Purtroppo - rimarca Kevin Trenberth, un altro degli autori del rapporto - non siamo di fronte a problema che possiamo arrestare, né trascurare. Dobbiamo subito imparare a conviverci». La gente però, aggiunge Steiner, «non deve pensare che non ci sia più nulla da fare, perché non è vero. Tutti potranno e dovranno fare la loro parte». La questione - come insegnano le grandi compagnie di riassicurazione, notoriamente preoccupate per l’evoluzione del clima - va considerata in termini di rischio. «Da oggi, 2 febbraio 2007, dopo tutte queste evidenze scientifiche - conclude - chiunque continui a rischiare con l’inazione, sarà bollato dalla Storia come irresponsabile». Marco Magrini