L’Espresso 08/02/2007, Stefania Rossini, 8 febbraio 2007
Scegliete Pier o Ferdinando? L’Espresso 8 febbraio 2007. Pier Ferdinando Casini indossa con ammirevole disinvoltura le contraddizioni di un politico dei nostri tempi
Scegliete Pier o Ferdinando? L’Espresso 8 febbraio 2007. Pier Ferdinando Casini indossa con ammirevole disinvoltura le contraddizioni di un politico dei nostri tempi. autorevole e divulgativo, cattolico e divorziato, disincantato e risoluto. A soli 51 anni, è un’ex terza carica dello Stato che sta in panchina ma mira lontano. Passa il tempo di lavoro in uno splendido studio che guarda, da due vetrate opposte, San Pietro e il Quirinale. Divide quello degli affetti tra la giovane compagna con bimba piccola e le due figlie adolescenti con le grane dell’età. Sembra insomma aver trovato, in tutti i campi, la sintesi degli opposti. Infatti ci riceve con la cordialità del perfetto ospite e il sospetto del politico avvezzo a fiutar trappole, anche quelle che, in tempi di Pacs e leadership fluttuanti, potrebbero nascondersi in un’intervista sentimentale. Ma poi l’affabilità da bolognese carnale si affianca alla cautela e Casini ci avvolge per due ore in quella sua tipica ridondanza di linguaggio e sonorità di voce che si usavano nei comizi di una volta. Quasi a ricordarci che la sua conciliazione degli opposti viene dal passato e sarà probabilmente usata per afferrare il futuro. Allora, presidente, Berlusconi indica Fini come leader del centrodestra. Poi ritratta. "Io mi tiro fuori, grazie. Un’opposizione seria deve discutere d’altro. E anche noi due, credo". Parliamo di Mastella che la chiama a fare il famoso grande centro? "Ancora peggio. Con tutto il rispetto per le persone, messa così è una caricatura. Per essere credibile, una nuova forza intermedia non deve avere niente a che fare con chi si mette al centro e occhieggia a destra e a sinistra a seconda delle convenienze. Non è questo il mio centro". Qual è il suo centro? "È un centro che esce dai circuiti del palazzo e cerca di coinvolgere le eccellenze dell’industria, dell’economia e della cultura. Poi dopo una battaglia per cambiare la legge elettorale e ottenere una proporzionale alla tedesca, ha il coraggio di sottoporsi al giudizio degli elettori dando soluzioni e non solo emozioni". Lei vola lontano. Ma gli altri la evocano qui ed ora. Che risponde a Fassino che le ha detto telegraficamente: "Deciditi!". "Che ha sbagliato indirizzo. Quello è un telegramma che deve mandare a se stesso in vista del Partito democratico che, se non si dà un grande volto riformista e fa la fotocopia del centrosinistra, nasce morto. Lasciando a noi lo spazio per parlare con quei moderati che si terranno fuori". Insomma, non c’è scampo per nessuno. Ma intanto lei che fa? Guarda e aspetta? "No, faccio l’opposizione che non è, come pensa qualcuno, una maledizione del Signore, ma un ruolo istituzionale dignitoso quanto quello della maggioranza. E poi è anche altro". Che altro? "È un cambiamento di passo. Come nella vita, ci sono momenti in cui si corre e momenti in cui si riflette. L’opposizione è un’occasione per correggere gli errori, riprendere un rapporto con il Paese e fermarsi a pensare ai grandi temi, ai valori veri". Come quelli che la fanno essere contrario a concedere diritti a chi vive in una coppia di fatto? "Guardi, io non ho paura dell’isolamento su questi argomenti. Dico chiaramente che questa storia dei diritti è solo una scusa per dar vita a una specie di matrimonio surrettizio. Glielo dice uno che, per ragioni proprie, ha oggi un rapporto di convivenza senza matrimonio". Come mai questo suo stato non le dà una maggiore duttilità sul tema? "Perché ritengo che di fronte a doveri che non ho assunto, non devo chiedere i diritti corrispondenti. Vuole sapere la verità? L’unica ragione per cui, dal punto di vista dei proponenti, c’è una qualche giustificazione ai Pacs, è la condizione degli omosessuali. Ma bisogna avere il coraggio di dirlo". Però lei non sarebbe ugualmente d’accordo. "Certo che no. Se nella Costituzione la famiglia è ritenuta un valore, possiamo noi, rispetto ai nostri figli, dire che la famiglia omosessuale è un valore da promuovere?". Forse non da promuovere, ma perché non almeno da riconoscere? Il mondo è ormai pieno di coppie omosessuali. "Nessuna discriminazione, naturalmente. Se due omosessuali desiderano stare insieme, sono liberi di farlo e, in base a una recente sentenza, possono anche passarsi la casa. Ma, a costo di apparire politicamente scorretto, dico che chi corre dietro ai comportamenti e non si sforza di difendere le idee che ci hanno trasmesso i nostri padri, non va da nessuna parte. Il mondo che cambia non è in sé un valore positivo. Il mondo cambia anche in peggio". In quanto a comportamenti, però, lei ha introdotto novità significative. "A che cosa si riferisce?". Al fatto che, da neo presidente della Camera, si è fatto accompagnare al Quirinale dalla sua compagna. Non era mai accaduto. Al Quirinale ci si andava o soli o con la moglie legittima. "È vero, ho fatto una scelta non ipocrita. Ma prima di spiegarle perché voglio ribadire che anche questo fatto non tocca le mie idee sulla famiglia, anzi le rafforza. Semplicemente quel giorno tra la ragion di Stato e la mia vita, ho scelto la mia vita. È stato un modo di dire: "Io sono così. Vado bene, vado male? Fate voi, ma sono così"". È stato il potere che le ha dato il coraggio? In fondo si muoveva come terza carica dello Stato. "Macché! Il potere, mi creda, è un’illusione ottica che dura lo spazio di un mattino". Quindi non lo rimpiange? "No, anche se ho passato cinque anni importanti e, come tutti mi riconoscono, imparziali ed equilibrati. Prima delle elezioni, quando ho capito che potevamo perderle, ero preoccupato di come avrei vissuto intimamente il cambio di status. Mi guardavo avanti e mi interrogavo con inquietudine. Perché al potere ci si abitua facilmente, ma non sapevo se sarebbe stato altrettanto facile staccarsene". Come è stato? "Molto semplice, direi naturale. Dal giorno successivo mi sono appassionato ai miei nuovi compiti, senza nostalgie". Anche perché continua a essere un protagonista della politica. "Certo, anche per questo. Ma non ne sono più neanche un maniaco, come nel passato. Prima l’anteponevo alla vita. Da ragazzo arrivavo alle feste da ballo all’una di notte perché dovevo chiudere le assemblee, oppure raggiungevo gli amici in pizzeria. Ma loro erano stati al cinema, io in giro per le sezioni della Democrazia cristiana. Oggi qualcosa è cambiato. So che non è lì la felicità". Lei sa dov’è? "Per me è nella pienezza della vita affettiva. Nel rapporto con Azzurra e con le mie figlie. Le due grandi hanno su di me un effetto potente. Se con loro tutto va bene, sono sereno al massimo. Se ci sono problemi, entro in una crisi infernale. Con la piccola è ovviamente più facile". Lei è diventato padre in età molto diverse. Ha vissuto la differenza?. "No. Ho sempre cambiato i pannolini e mi sono sempre rotolato per terra per giocare al lupo cattivo. Con i piccoli è facile e riposante. Quando crescono non va così liscia. Io navigo a vista e cerco di cavarmela, ma vorrei avere l’autorevolezza che ricordo in mio padre". Suo padre è stato un politico democristiano, ma non è mai uscito dai confini locali. Non sente mai la colpa di averlo superato? "No, perché lui ha vissuto la mia affermazione politica come un successo personale. Quanto era migliore di me, mio padre!". In che senso? "Era di una cultura enciclopedica e aveva un rigore morale che non gli faceva accettare i compromessi, mentre io ormai so che certe miserie della politica fanno parte delle regole del gioco. È morto nel ’93 e mi manca. Certe volte lo sogno e lo abbraccio nel sogno. Perché, confesso che a me piace baciare, toccare. Trovo che il contatto fisico sia fondamentale". Si intuisce che lei è un tattile. questa fisicità che le ha dato la fama di tombeur de femmes? "Vecchie leggende metropolitane". Davvero? "Mettiamola così: con l’età e con l’esperienza cambia anche il rapporto con l’altro sesso. Quella superficialità che poteva esserci in me vent’anni fa, oggi è scomparsa". Anche perché oggi sta con una donna molto più giovane di lei, ricca, potente e bella. "Discorso a pera il suo. Se il problema fosse legato a bellezza e ricchezza non ci sarebbero più storie. Le posso assicurare che se non c’è altro, un uomo si stanca in quindici giorni anche della donna più bella del mondo". Invece? "Invece dopo il sex appeal, che ti attira emozionalmente ma superficialmente, deve esserci testa, profondità, complessità. Altrimenti non si va avanti". Restiamo in tema. Si considera un uomo bello? "Se fossi il partecipante di un reality mi vedrei brutto, ma nell’ambiente che frequento non posso certo classificarmi tra i peggiori". L’aspetto piacevole l’ha aiutata a farsi avanti in politica? "Magari all’inizio mi ha fatto ascoltare con più attenzione ai primi comizi. Ma è sempre la stessa storia. Come nei rapporti personali, se dopo il primo approccio, non c’è altro, la bellezza vale zero". Allora andiamo anche noi sotto la superficie. Lei è notoriamente un credente. Che rapporto ha oggi con la Chiesa? "Rispetto le sue regole. Vado a messa la domenica e non faccio la comunione perché sono un divorziato. Ma non mi sento ai margini per questo. Se il padre abbraccia il figliol prodigo senza chiedergli dove è stato, penso che la Chiesa possa abbracciare anche chi, come me e altre migliaia di persone che hanno vissuto un fallimento matrimoniale, non ha fatto un percorso esemplare". Lei però racconta una pienezza di vita e di affetti. Non le viene in mente che la Chiesa dovrebbe accogliere comportamenti e figure come la sua? "Certo che mi viene in mente. Ma la Chiesa ha i tempi lunghi e non può affrontare questioni complesse con la flessibilità di un legislatore. Qui si tratta di principi. Pensi, per esempio, ai profilattici. È ovvio che nessuno, anche fra quelli che fanno la comunione tutte le domeniche, rispetta il divieto di usarli. Ma la Chiesa ha una sua impopolarità naturaliter che va rispettata. Sa qual è invece la cosa che mi dà più fastidio nella Chiesa?". Quale? "La stupidità e la banalità di certe prediche domenicali. Non c’è niente di più devastante per la Chiesa di quei preti che parlano solo di povertà e la riducono alla dimensione di una grande Ong. È chiaro che siamo tutti buoni e amiamo i poveri, ma io vorrei un clero che mi aiutasse a guardare le cose e me stesso in profondità". Pensa che questo papa ci stia riuscendo? "Le riflessioni che va facendo hanno tutte una dimensione alta e mi sembra che stia anche compiendo un grande sforzo divulgativo. Quando, da cardinale, venne in visita alla Camera, tenne un’omelia mica facile da capire". Casini, senza troppe perifrasi, cosa vede nel suo futuro? "Osservi le mie due finestre. Una inquadra il Vaticano, l’altra il Quirinale. Per il primo non ho credenziali. Per il secondo, si vedrà". Stefania Rossini