Varie, 6 febbraio 2007
Tags : Göran Sonnevi
SONNEVI Göran Lund (Svezia) 3 ottobre 1939. Poeta • «[...] uno dei più interessanti poeti svedesi contemporanei [
SONNEVI Göran Lund (Svezia) 3 ottobre 1939. Poeta • «[...] uno dei più interessanti poeti svedesi contemporanei [...] al quale, due anni fa è stato assegnato il premio Svenka Akademiens Nordiska alla carriera, considerato il ”piccolo Nobel” svedese. La poesia di Sonnevi abbraccia tutta la sua esistenza. Comincia col fulmine che incendia la sua casa quando ha nove anni. Lo choc lo rende muto per un paio di giorni. Quando riprenderà a parlare, la balbuzie non lo abbandonerà più. Tranne, incredibilmente, quando il poeta legge i suoi versi in pubblico. Nel ”61, a 22 anni, Sonnevi pubblica il primo libro, Irrealizzato: versi ”razionali”, in cui [...] entrano anche ”i nuovi orientamenti filosofico-linguistici”. Sonnevi è un lirico, come lo sono, proprio ”per indole”, i poeti nordici. Ma egli si rende subito conto che il nuovo linguaggio, per arricchirsi, deve confrontarsi con la realtà continuamente modificata, e, quindi, anche con la politica. Marxista convinto (un Marx scoperto attraverso Karl Popper), sulla rivista dell’editore Bonniers scende in campo contro la guerra americana in Vietnam (’I morti sono cifre che riposano, vorticano / come cristalli, nel vento dei campi. Si calcola / che sinora siano morti 2 milioni in Vietnam. / Qui quasi nessuno muore / se non per ragioni personali. Oggi come oggi / l’economia svedese non ne uccide / tanti, per lo meno / non qui in Svezia. Nessuno / fa la guerra al nostro Paese a difesa / dei propri interessi. Nessuno / ci brucia col napalm / a nome di feudali libertà [...] Ancora altri morti, altre giustificazioni / finché tutto si ricopre di neve / in quella notte che definitivamente / muta la sua luce fuori dalle finestre”). I suoi versi provocano un intenso dibattito politico-letterario per cui, nel decennio ”65-’75, diventa il poeta della sinistra svedese. [...] sconvolto dai crimini dei regimi comunisti europei ed asiatici, e deluso, Sonnevi torna all’’incanto dell’amore” e alla ”fascinazione della natura”. Autore di una ventina di libri, tradotto in quindici lingue (fra cui il cinese e il turco) il poeta svedese vive a Jäfälla, in una delle tante villette sorte alla periferia di Stoccolma. Sonnevi assomiglia un po’ al russo Evtusvenko: viso quasi infantile, statura minuta. Agilissimo, quando cammina sembra che saltelli. Esperto e amante di blues e jazz, ricrea, anche nella scansione dei suoi versi, lo stesso ritmo musicale, sincopato (’Il mare / Gli occhi del mare / che osservano / te! / me! Attraverso gli strati / d’acqua / Una sera / sulla riva divenne / tutta l’acqua / trasparente / mi parve / di vedere più in basso di dove / la luce può arrivare, giù / attraverso gli strati / d’acqua / Cosa vidi? / Non lo so? / Vidi la mia / vista, più chiara / più trasparente, / più cieca degli / occhi / dei morti / io vidi”). ”La scrittura è partitura. Göran Sonnevi e la musica”, ha notato Jan Olov Ullén. Poesia bucolica e poesia erotica. Distese, entrambe, sul pentagramma. ”Il verso arriva ad una paradossale altezza di fragilità e di forza, mai più vicina al suo collasso, al suo dubbio, con parole che non poggiano per terra, ma stanno per aria e riposano”, ha spiegato Marie Silkeberg. Il Sonnevi poeta d’amore – ”Quando ti toccai / con le mie dita di notte / ti sciogliesti anche tu / ed io ti avevo / come acqua / tra le mie dita”. Ed ancora: ”Il tuo corpo sa leggermente di sale [...]/ Vedo anche le cupe ansie del tuo corpo / Ti amo anche nel buio / dell’invecchiamento / Io ti sfioro velocemente con le dita / tu ti muovi su di me con la bocca” [...]» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 6/2/2007).