Varie, 6 febbraio 2007
Tags : Iñaki De Juana Chaos
DeJuanaChaos Inaki
• Legazpia (Spagna) 21 settembre 1955. Terrorista • «Bobby Sands era il terrorista dell’Ira che sfidò il governo Thatcher con uno sciopero della fame e si lasciò morire in un carcere britannico. Il detenuto dell’Eta Iñaki de Juana Chaos, 51 anni, da tre mesi utilizza lo stesso letale, per se stesso, strumento di pressione e giace in un letto di ospedale madrileno vigilato giorno e notte dalla polizia. Nemmeno l’alimentazione forzosa via sonda a cui viene sottoposto dal 24 novembre può evitare il rischio di morte perché il suo organismo è estremamente debilitato. Ha perduto una trentina di chili [...] Il governo Zapatero non vuole che de Juana Chaos si trasformi in un martire della causa indipendentista basca, nel ”Bobby Sands” spagnolo, dato che un fatale epilogo dello sciopero della fame aggiungerebbe complicazioni al già complesso scenario basco dopo l’attentato con autobomba all’aeroporto di Madrid il 30 dicembre scorso. L’ombra di de Juana morituro plana sulla vita politica spagnola e ancor più [...] dopo che il detenuto, non si sa come (il fatto è oggetto di inchiesta), ha concesso un’intervista al quotidiano britannico Times, un’intervista ”politica” in cui invita il governo spagnolo a riprendere i negoziati di pace nel Paese basco, interrotti dopo l’attentato dell’Eta. ”Sono completamente a favore del processo di dialogo e di negoziato per risolvere il conflitto politico fra il Paese basco e gli Stati di Spagna e di Francia” ha dichiarato de Juana prima di sottolineare che ora, dopo lo scoppio dell’autobomba, ”una soluzione è più che mai necessaria”. L’etarra, un tipo duro che non mostra alcun pentimento per i molti omicidi commessi negli anni Ottanta, afferma che ”è molto duro non potere vivere una vita normale. Solo chi lo ha provato lo può capire. Perché ciò non si ripeta dobbiamo arrivare alle radici del conflitto”. Il governo spagnolo si trova schiacciato da una doppia pressione su fronti opposti: la sinistra nazionalista basca chiede almeno gli arresti domiciliari e il partito popolare, l’opposizione conservatrice che grazie agli ultimi sondaggi torna a nutrire speranze, ha urlato chiaro e tondo il suo no alla scarcerazione o a un alleggerimento della pena. Nella loro visione una decisione di clemenza sarebbe un attentato allo Stato di diritto a favore di un terrorista dell’Eta che, condannato nel 1987 per l’omicidio di 25 persone in diversi attentati a 3 mila anni di carcere, dopo 18 anni avrebbe dovuto essere scarcerato all’inizio del 2005. Il sistema legale spagnolo non prevede l’ergastolo e si ritiene che dopo diciotto anni di prigione esista ravvedimento. La notorietà del personaggio e il gran numero di omicidi avevano spinto le autorità, timorose delle critiche del partito popolare e della potente Associazione delle vittime del terrorismo, capace di far scendere in piazza folle strabocchevoli, ad agire in modo da creare un clima favorevole ad una nuova condanna prima della scarcerazione. De Juana ha preso altri 12 anni e 7 mesi per minacce terroristiche contenute in un paio di articoli scritti in prigione e pubblicati dal quotidiano basco Gara. Lo sciopero della fame è legato a questa seconda condanna su cui ha trovato da ridire anche l’Associazione dei giuristi democratici europei e su cui molti esperti legali nutrono dubbi. La sorte del detenuto ha suscitato una ampia mobilitazione dei settori indipendentisti della società basca e il suo nome viene invocato dai protagonisti della guerriglia urbana, gli atti vandalici che si sono moltiplicati dalla fine dell’estate del 2006, in piena tregua dell’Eta [...] L’Eta stessa ha denunciato il ”caso de Juana” nel comunicato di rivendicazione dell’attentato all’aeroporto, in cui furono uccisi due immigrati ecuadoriani. Viene portato come esempio dell’accanimento dello Stato spagnolo contro gli indipendentisti. [...] la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari perché il prigioniero è in pericolo di vita a causa della sciopero della fame ma la richiesta è stata bocciata dalla Audiencia Nacional riunita in sessione plenaria. I domiciliari sono stati negati. Ora il ”caso de Juana” rischia di scoppiare in faccia al governo Zapatero ad appena tre mesi dalle elezioni amministrative. Nella eventualità di una morte il clima politico nel Paese basco si surriscalderebbe e l’Eta, che mantiene una posizione ambigua sulla tregua, potrebbe riprendere una campagna di attentati. D’altro canto, se venissero concessi gli arresti domiciliari il partito popolare è pronto a sfruttare il caso politicamente» (Mino Vignolo, ”Corriere della Sera” 6/2/2007).