Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 06 Martedì calendario

MIRELLA SERRI

Posso fare una domanda di carattere personale?». Prego. «Meglio una storia con uno un po’ pazzo, fuori dal comune, divertente e inaffidabile o con uno tranquillo, un po’ noioso ma o serio e per bene?». Chiara, teenager di Trani, alta, bella, scura di pelle e capelli, si è rivolta così, qualche tempo fa, allo scrittore 43 enne Federico Moccia. Pure lei, insieme ad altre 500 diciassettenni, era nell’aula magna della scuola per ascoltare il verbo del suo guru, il romanziere più gettonato della Penisola che - con i suoi libri dedicati agli adolescenti Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te - ha venduto circa due milioni e mezzo di copie. Adesso il narratore che per gli under venti è una specie di santone in grado di benedire unioni, di disfarne altre, di indicare la strada per inedite sorgenti d’amore, pubblica un nuovo romanzo. Scusa ma ti chiamo amore, opera fiume (667 pagine pubblicate da Rizzoli editore) sarà in libreria a giorni. Mai fidarsi comunque dei romanzieri: la ragazza in bilico tra due possibili stagioni del cuore, Moccia l’ha subito utilizzata e presa a modello per Niki, ragazzina disinvolta e protagonista del nuovo racconto. «Ascoltando Chiara, ma non solo - negli ultimi due anni di liceali ne ho viste tante mentre presentavo i miei libri - ho capito che si è verificato un cataclisma. Le ragazzine oggi in campo sentimentale e sessuale sono più emancipate delle trentenni. Così ho creato Niki che, non a caso, si innamora di un 37 enne. Ed è più matura lei di lui», commenta lo scrittore figlio di Pipolo che, in coppia con Castellano, è stato uno dei padri al cinema della commedia all’italiana. Moccia ha folgorato non solo chi è seduto sui banchi di scuola ma anche mamme, nonne e insegnanti. Il suo schema narrativo è sempre lo stesso, il più tradizionale ma anche il più seducente: una passione d’amore che annulla tutte le differenze. E, se per Babi e Step, i ragazzetti dei primi due libri, la diversità era rappresentata dall’essere lei una «pariola» benestante e lui un violento borgataro, adesso il solco che separa i due nuovi protagonisti è l’età: Niki ha appena messo da parte le Barbie mentre Alex si è appena lasciato con la donna che stava per sposare, guida una Mercedes-Benz ML 320 Cdì, ha un lavoro da «creativo», frequenta locali per 40 enni chic.
Niki è una novella Lolita, non più in shorts come nel romanzo di Nabokov, ma in scooter e con l’iPod?
«Lolita è superata. Oggi le quindici-sedicenni vogliono in campo sessuale conquistarsi le stellette come i generali e esibire di fronte alle altre la loro collezione di ragazzi. Per trovarne una che non ha avuto esperienze devi scendere con l’età. Ma qui entriamo nel campo minato della pedofilia. Le adolescenti si cimentano con la successione degli incontri erotici come se fossero in palestra. Non ascoltano la guida del cuore. La mia Niki ha un percorso analogo; ma dopo tutto questo affannarsi, finalmente scopre i sentimenti».
Piccole donne crescono soprattutto dal punto di vista sessuale?
«Era necessario raccontarla così. Se un uomo che ha quasi 40 anni viene catturato da una ragazzina che già conosce il sesso, perché aspettare? E’ Niki che ha molto da insegnare ad Alex. Lei diventa la sua lente d’ingrandimento rispetto alla vita, mette un freno alla sua ansia quotidiana, gli suggerisce di spezzare il ritmo, di frenare la corsa. Lui è il maschio eterno-bambino. Ce ne sono tanti in circolazione come Alex. Portano il vestito, la camicia jeans e le scarpe da ginnastica e non sanno prendersi le proprie responsabilità. Vanno a lavare i panni dalla mamma, sono attaccati con la colla alla famiglia di origine».
E Niki?
«Rappresenta invece il trasformismo delle ragazzine di oggi. Sa essere mutevole, una e centomila. Le piace cambiare identità, diventare un’altra, a seconda di come si veste, da liceale con la gonnellina o da donna adulta con i tacchi a spillo e il tailleur, come quando va a trovare Alex in ufficio».
La critica con lei ha spesso storto il naso. Non teme di finire ancora una volta, parlando di amore e di buoni sentimenti, nella schiera dei narratori alla Liala?
«Per niente. Intanto il mio non è un romanzo per soli ricchi. Ci sono ragazzi di periferia, si intrecciano tante vicende con personaggi di tutte le classi sociali. Poi, altro che buoni sentimenti, qualcuno ha scritto che raccontando questo legame piuttosto anomalo tra Niki e Alex sono un demolitore della famiglia».
Lo è?
«No. Ma predico la licenza d’amare. Il mio messaggio è ”vai dove vuoi andare veramente”. Non sono certo un conservatore come Liala e affini. Sono un ribelle, un anarchico».

Stampa Articolo