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 2007  febbraio 08 Giovedì calendario

Super ragnatela Bazoli. L’Espresso 8 febbraio 2007. Raccontano che la piccola lobby nata negli anni Ottanta per favorire la rimonta della finanza cattolica sugli ambienti laici, imperniati un tempo sulla Mediobanca di Enrico Cuccia, abbia ormai rarefatto le proprie iniziative

Super ragnatela Bazoli. L’Espresso 8 febbraio 2007. Raccontano che la piccola lobby nata negli anni Ottanta per favorire la rimonta della finanza cattolica sugli ambienti laici, imperniati un tempo sulla Mediobanca di Enrico Cuccia, abbia ormai rarefatto le proprie iniziative. "Non ricordo la data dell’ultimo invito: credo che per tutto il 2006 non vi sia stata alcuna riunione", confida a ’L’espresso’ un imprenditore del Nord-Est, un tempo assiduo frequentatore degli incontri che si tenevano nella cittadella finanziaria milanese. La lobby non ufficiale, che si era data il nome di Gruppo Cultura Etica Finanza, ruotava attorno a due figure: Angelo Caloia, da molti anni alla guida della banca vaticana Ior, e Giovanni Bazoli, creatore di Banca Intesa e oggi presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, il nuovo colosso creditizio nato dalla fusione dell’istituto milanese con il Sanpaolo di Torino. Oggi Caloia appare defilato, vittima forse di nuovi equilibri in Vaticano. Bazoli invece è in auge come non mai e, forse anche per questo, le riunioni del passato non sembrano più necessarie agli stessi ’carbonari cattolici’: "Il Gruppo si proponeva di risvegliare la consapevolezza della finanza cattolica; una volta attuata la Reconquista, rispetto agli impegnativi dibattiti e studi di un tempo ha prevalso un’atmosfera conviviale, quasi rotariana", racconta Giancarlo Galli, lo scrittore che nel 2004 ha pubblicato il libro ’Finanza Bianca’ sul complesso mondo dei banchieri vicini alla Chiesa. La Reconquista è il lungo periodo durante il quale i sovrani cattolici spagnoli ripresero il sopravvento sui regni moreschi. Nel mondo della finanza italiana di oggi, invece, coincide in buona parte con la cronaca delle mosse di Bazoli. A 74 anni di età, il banchiere bresciano, legato da un rapporto di reciproca stima con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, si ritrova infatti al centro di buona parte dei giochi del potere economico. Il nodo centrale della sua rete è rappresentato, ovviamente, da Intesa Sanpaolo, la maggiore banca sul mercato domestico e una delle prime nell’area euro. Tuttavia la sua influenza si allarga fino a permettergli di giocare un ruolo chiave nelle delicate partite in atto per il controllo di diversi gruppi di primo piano: dalle Assicurazioni Generali a Telecom Italia; dalla Rcs, casa editrice del ’Corriere della Sera’, alla Edison, il maggior produttore privato di energia elettrica in Italia, controllato dalla francese Edf e dall’Aem di Milano. Le persone che lo frequentano da anni ritengono che, all’ascesa di Bazoli, abbiano contribuito alcuni tratti del suo carattere. Nato in una famiglia di buonissima borghesia, da sempre impegnata nella vita istituzionale (l’ultimo esempio è il giurista Gregorio Gitti, suo genero, fra i promotori del Partito democratico), autore di testi impegnativi come ’Giustizia e uguaglianza’ e ’Mercato e disuguaglianza’, pubblicati dall’editrice Morcelliana, specializzata in opere di approfondimento di temi cristiani, Bazoli può vantare in curriculum una lunga serie di aneddoti che, segnandone la distanza rispetto ai comportamenti dei finanzieri rampanti, ne rafforzano il carisma. Esempi ne sono i viaggi in treno come un pendolare qualsiasi, per andare al lavoro a Milano, oppure l’abbonamento allo stadio cittadino in un settore per famiglie, rinnovato per anni. Un simile timbro di carattere, dicono, ne ha fatto un vero e proprio punto di riferimento per la buona società bresciana, che da anni gli ha affidato la presidenza della finanziaria Mittel e lo ha collocato ai vertici del San Paolo di Brescia, l’istituto confluito prima nella Banca Lombarda e ora nella nuova Ubi Banca. Altri interpreti delle sue mosse, però, sottolineano che negli affari Bazoli avrebbe mostrato anche una buona dose di cinismo. Un episodio recente è il benservito dato agli alleati francesi del Crédit Agricole, al momento delle nozze con il Sanpaolo: dopo aver accompagnato la crescita di Intesa per anni, anche quando, subito dopo la fusione con la Comit e fino all’arrivo dell’ammistratore delegato unico Corrado Passera, l’istituto navigava in acque non buone, l’Agricole ha dovuto abbandonare le speranze di egemonia sul nuovo gruppo, ottenendo in cambio la Cariparma. "Ma la forza di Bazoli è proprio questa: trova il modo di conciliare interessi diversi in un disegno più ampio. Molti gli vanno dietro perché alla fine si fidano di lui", lo difende un banchiere che lo frequenta da anni. Il quale sottolinea: " per questo che, nel suo caso, è limitativo parlare di finanza bianca: se si guarda bene, le istituzioni cattoliche che l’hanno seguito non comandano da sole da nessuna parte". Un altro caso che viene ricordato risale invece al 2001, quando la Mittel diede una mano all’imprenditore-finanziere Romain Zaleski, da tempo in buon rapporti con Bazoli, e alla francese Edf nella scalata alla Montedison, che determinò una clamorosa rottura con Mediobanca, all’epoca considerata la tenutaria dei destini dell’ex gruppo chimico. I fatti, per l’establishment italiano dell’epoca, fecero parecchio rumore e Bazoli fu costretto ad annunciare pubblicamente l’uscita di Zaleski dalla Mittel e l’allontanamento del capo azienda Guido De Vivo. Nessuno dei due provvedimenti, tuttavia, si è mai concretizzato: perdonato De Vivo, premiato di recente con una super stock option, Zaleski figura tuttora fra gli azionisti di Mittel e, anzi, appare in questo momento impegnato su tutti i tavoli dove gioca anche l’alleato-banchiere. Alcune delle operazion i in corso sono sintetizzate nel grafico di pagina 129. Zaleski, parigino di nascita, trapiantato da tempo in Italia ma tuttora in buoni rapporti con le istituzioni francesi, nelle ultime settimane ha raccolto il 5 per cento di Intesa Sanpaolo, chiedendo alla Banca d’Italia l’autorizzazione per salire al 6. Al di là delle prospettive di rendimento dell’investimento, le sue mosse possono essere interpretate come un tentativo di allentare la presa che le Fondazioni di origine bancaria hanno nell’azionariato di Intesa, magari per rendere più facile - in futuro - un’alleanza internazionale che diluisca ulteriormente il loro peso. Un altro fronte che vede impegnato Bazoli in queste settimane è il complesso progetto di fusione tra la Mittel e la Hopa, la holding che il raider Emilio Gnutti ha utilizzato per alcune delle sue operazioni. Le nozze fra le due società, un accostamento che ai bresciani doc evoca quello fra diavolo e acqua santa, avrebbe l’effetto di combinare sull’asse Mittel-Hopa-Zaleski un pacchetto di Telecom Italia pari a poco meno del 6 per cento, il secondo dopo quello che fa capo a Pirelli.  presto per dire se sia questo il principale obiettivo dell’operazione e quali intenzioni (comuni o divergenti) abbiano in merito Zaleski e Bazoli. Tuttavia il finanziere parigino sembra muoversi con determinazione su ogni campione dell’industria nazionale dagli assetti di controllo non troppo saldi. Un primo esempio è quello delle Generali, da sempre feudo di Mediobanca ma oggi sempre più cruciali - in virtù degli intrecci azionari e di business - anche per Intesa. Un secondo è quello della Edison, che in questi giorni dovrebbe vedere il ritorno nell’azionariato di Zaleski, grazie all’esercizio di alcuni diritti di opzione che gli daranno una quota vicina al 10 per cento. Nell’ottica del finanziere, che nell’operazione dovrebbe investire circa mezzo miliardo, probabilmente fa premio la possibilità di fare da ago della bilancia se nel 2008, quando scadranno gli attuali patti di controllo, i soci Edf e Aem non troveranno un equilibrio. Un’ulteriore partita che vede Bazoli al lavoro è quella delle infrastrutture. Intesa e la Fondazione Cariplo, guidata da un storico alleato bazoliano, Giuseppe Guzzetti, sono scese in campo partecipando al fondo sponsorizzato dal governo, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Si tratta di un terreno potenzialmente scivoloso proprio perché istituzioni con finalità diverse - banche, fondazioni e Cassa stessa - si troveranno a condividere progetti impegnativi. Raccontano che le implicazioni di un simile intreccio abbiano contribuito a tenere lontani altri candidati della prima ora, come Capitalia. Intesa e Bazoli, invece, non hanno potuto dire di no. Luca Piana