Alessandra Mammì, L’espresso 8/2/2007, pag. 110, 8 febbraio 2007
«Le pellicola è pellicola. ricoperta di argento e tra fotogramma e fotogramma c’è un minuscolo spazio nero che apparentemente non vedi, ma che il turo corpo riceve
«Le pellicola è pellicola. ricoperta di argento e tra fotogramma e fotogramma c’è un minuscolo spazio nero che apparentemente non vedi, ma che il turo corpo riceve. Alla fine del film, anche se non lo sai, hai avuto tre minuti di buio. E quel buio è come il silenzio della musica, è l’eco della tua immaginazione, è il valore che tu aggiungi al film. Il digitale è continuo, non c’è mai buio, non c’è mai silenzio. Ti impone una continua passività» (Abel Ferrara).