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 2007  febbraio 05 Lunedì calendario

La politica estera non si gioca a Vicenza Dopo aver sentito e letto tanti pareri pro o contro l’ampliamento della base militare americana al Dal Molin di Vicenza, si possono riassumere così gli argomenti più importanti

La politica estera non si gioca a Vicenza Dopo aver sentito e letto tanti pareri pro o contro l’ampliamento della base militare americana al Dal Molin di Vicenza, si possono riassumere così gli argomenti più importanti. 1) L’Italia paga agli americani per le loro basi 366 milioni di euro annui (notizia Rai); 2) I vantaggi dei lavori andrebbero prevalentemente a ditte non vicentine e non venete. 3) Gli svantaggi ambientali resterebbero solo ai vicentini. 4) I pericoli e i disagi connessi a una base militare sarebbero a carico dei vicentini, e in subordine di tutta l’Italia. 5) Lo spazio del Dal Molin potrebbe essere meglio utilizzato per le esigenze della provincia vicentina. 6) Non credo che gli americani in caso di rifiuto dell’ampliamento trasferirebbero in Germania la caserma Ederle: a Vicenza stanno molto bene. 7) La promessa americana di darci, quale compensazione per l’ampliamento della base, una università americana a Vicenza, la vedo come un cavallo di Troia: lingua inglese, cultura anglofona, regole del commercio mondiale secondo le leggi del più forte (oggi Wto elaborato dagli Usa) ed esercito, sono le quattro colonne dell’imperialismo, di cui i governi americani hanno perfezionato la tecnica: è il metodo meno pericoloso, più facile e più moderno per conquistare i Paesi stranieri «amici», specialmente piazzandosi in una regione come il Veneto, industrialmente forte ma politicamente debole, e costretta a subire le continue imposizioni del governo centrale. Conclusione: l’esercito americano si accontenti dell’attuale Caserma Ederle. Del popolo americano restiamo amici come prima. Ma il Presidente americano attuale e quello futuro farebbero bene, invece, a diminuire le spese militari e aumentare quelle per le energie rinnovabili e per l’ambiente. DANTE CHIERICO Grazie per la sintesi con cui ha esposto il problema, fuori da ogni ideologia. Il mio timore è che Vicenza rischi di diventare una foglia di fico. Cioè la questione che si carica di così tanti significati da catalizzare tutta la tensione e tutto lo scontento che esiste sui temi della pace, della guerra, e della nostra autonomia nazionale. D’altra parte, questo catalizzatore non rischia di essere troppo piccolo per essere davvero un metro di misura di una vittoria o una sconfitta su tutti questi temi? Per dirla diversamente: se anche si riuscisse a non avere l’allargamento della base di Vicenza, avremmo per questo portato la pace in Medioriente, avremmo per questo dato una lezione agli Usa, avremmo per questo riscritto l’autonomia nazionale? Credo che lei sia d’accordo che la risposta a queste domande sia un rotondo no. Per cui, credo che sarebbe più saggio fare meno gesti simbolici e occuparsi meglio e con più continuità di come si affrontano, in quali sedi e con quali strumenti, le relazioni internazionali del nostro Paese.